Il missionario salesiano Giuseppe Venturelli, nato sulle rive del Mincio, si appella ai suoi concittadini. «Ho bisogno di professionisti che vengano volontari a Juazeiro per alcune settimane»

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Di Luca Delpozzo
Alessandro Foroni

Il mis­sion­ario valeg­giano Giuseppe Ven­turel­li sta eri­gen­do a Juazeiro in Brasile la basil­i­ca del Sacro Cuore, ded­i­ca­ta a padre Cicero, una figu­ra conosci­u­ta in tut­ta la nazione e parag­o­nabile a padre Pio anche per la sua sto­ria travagli­a­ta che lo vide in con­flit­to con la chiesa locale per le idee sociali. Recen­te­mente Ven­turel­li è tor­na­to in Italia per fare il pun­to con i con­fratel­li sale­siani sul­la situ­azione di quest’­opera mon­u­men­tale (l’asse cen­trale è sta­to col­lo­ca­to a 36 metri di altez­za) e per lan­cia­re un appel­lo ai verone­si e ai suoi com­pae­sani: «Vogliamo dare risposte ai mil­ioni di pel­le­gri­ni che ven­gono a vis­itare Juazeiro do Norte: abbi­amo bisog­no di tante fig­ure pro­fes­sion­ali che vengano a fare del volon­tari­a­to per alcune set­ti­mane: dal­l’ar­ti­giano all’an­i­ma­tore, dal medico, in par­ti­co­lare se inter­es­sato all’omeopa­tia, a chi s’in­tende di rim­boschi­men­to. Infat­ti vogliamo trasfor­mare in 200 ettari di col­li­na in modo da col­le­gar­li alla basil­i­ca; sul­la cima del colle c’è la stat­ua ded­i­ca­ta a padre Cicero, alta 27 metri, e che è la più famosa del Brasile dopo quel­la del Cristo di Rio de Janeiro, tan­to da essere riprodot­ta sulle schede tele­foniche». Por­ta aper­ta anche al tur­is­mo sociale di chi voglia fer­mar­si almeno una venti­na di giorni ed entrare quin­di in con­tat­to con la realtà del luo­go e con la figu­ra caris­mat­i­ca di padre Cicero Romao Batista. Questi, pur vesten­do anco­ra l’abito talare, entrò in polit­i­ca e divenne prefet­to di Jauzeiro nel 1911 e vicepres­i­dente del­lo Sta­to del Cearà; quan­do morì nel 1934 a 90 anni venne con­sid­er­a­to san­to dal­la popo­lazione locale. A Ven­turel­li, nato da una famiglia di agri­coltori, arriva­to la pri­ma vol­ta in Brasile nel 1978 (in Italia s’era lau­re­ato in soci­olo­gia con una tesi sul Brasile, fat­ta sparire subito per­ché allo­ra nel paese sudamer­i­cano c’era la dit­tatu­ra), toc­ca ora il del­i­ca­to com­pi­to di gestire le com­p­lesse oper­azioni ammin­is­tra­tive e legali con tut­ti i loro ris­volti sociali. «Intorno ai due mil­ioni di pel­le­gri­ni che vis­i­tano annual­mente la col­li­na», con­tin­ua il mis­sion­ario sale­siano, «si muove tut­ta l’in­dus­tria locale incen­tra­ta sul tur­is­mo, sul­l’ar­ti­giana­to e sul­l’a­gri­coltura, ma vi sono anche centi­na­ia di per­sone che cam­pano di pic­coli espe­di­en­ti. Uno dei com­pi­ti più dif­fi­cili che ci siamo pre­fis­si è com­bat­tere la micro­crim­i­nal­ità che sfrut­ta i pel­le­gri­ni». Un pri­mo aiu­to al mis­sion­ario concit­tadi­no c’è sta­to: gli è sta­ta con­seg­na­ta una parte del rica­va­to dal­la ven­di­ta del libro in dialet­to “Migole de stag­nà”, real­iz­za­to da Anto­nio Bet­tio col con­cor­so del Comune e del­la Pro loco e la cui sec­on­da edi­zione è esauri­ta. Il restante incas­so è sta­to devo­lu­to ai mis­sion­ari valeg­giani Enri­co Cor­di­oli, attual­mente in Por­tori­co, Lucia Gia­comel­li, nel Togo, Gio­van­na Val­busa, in Ugan­da.

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