Carlo Bombardelli testimone dell'inabissamento dell'anfibio Usa

«Cercate al largo della foce del Sarca»

26/10/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

«Era buio pesto e tira­va un ven­to pau­roso. Ma ricor­do per­fet­ta­mente di aver udi­to più gri­da d’aiu­to provenire dal lago. Tan­t’è che fino ad oggi pen­sa­vo si fos­sero sal­vati qua­si tut­ti i mil­i­tari del­l’an­fibio affonda­to». L’ap­pel­lo del colonel­lo Jeff Pat­ton e dei suoi col­lab­o­ra­tori non è rimas­to inascolta­to. All’e­poca dei fat­ti Car­lo Bom­bardel­li, tor­bolano, ex gestore del camp­ing Bellav­ista, ave­va poco meno di 10 anni. La sua tes­ti­mo­ni­an­za potrebbe dare un grosso aiu­to alle ricerche statunitensi.Nel 1945 il pen­sion­a­to tor­bolano vive­va con la sua famiglia nel­la casa nel­la roc­cia ai pie­di del monte Brione, il fab­bri­ca­to ormai fatis­cente oggi nascos­to dal­la gal­le­ria para­mas­si che con­duce a Riva. E qui dram­mati­ci giorni se li ricor­da come fos­sero ieri. «I tedeschi era­no in riti­ra­ta ver­so nord — rac­con­ta il pen­sion­a­to — e dal bas­so lago gli amer­i­cani inizia­vano a salire, pre­ce­du­ti da poderose can­nonate. La sera del 29 aprile sem­bra­va di assis­tere ad uno spet­ta­co­lo di fuochi d’ar­ti­fi­cio anziché ai bom­bar­da­men­ti incro­ciati. I nazisti resistet­tero pochissi­mo e così anche i “repub­bli­chi­ni” posizionati sul Brione. Per gli statu­niten­si fu gio­co facile sbar­care a Tor­bole. Mi ricor­do anco­ra con quan­ta facil­ità ricostru­irono il ponte sul Sar­ca dis­trut­to dai tedeschi». A Car­lo Bom­bardel­li, di quel­la trag­i­ca notte, è rimas­ta impres­sa la vio­len­za del ven­to che spi­ra­va sul lago. «Folate for­tis­sime — spie­ga — come se ne vedono solo sul nos­tro lago. All’im­provvi­so, saran­no state le 9 o le 10 di sera, udimmp delle gri­da provenire dal­l’ac­qua. Non era­no nè ital­iani nè tedeschi per­tan­to pen­sam­mo subito agli amer­i­cani. A quan­to mi ricor­do era­no voci di più per­sone. Avisam­mo subito alcu­ni mil­i­tari statu­niten­si pre­sen­ti­in paese i quali ci fecero capire che era­no già sta­ti aller­tati. Il giorno dopo ven­im­mo a sapere ciò che era suc­ces­so e sul­la spi­ag­gia del­la Baia Azzur­ra trovam­mo 7–8 zai­ni mil­i­tari delle forze armate statu­niten­si, prove­ni­en­ti, ovvi­a­mente, dal mez­zo anfibio affonda­to». Una tes­ti­mo­ni­an­za, ques­ta, che potrebbe riv­e­lar­si molto utile, come spie­ga lo stes­so Bom­bardel­li. «Sul lago ci sono nato — rac­con­ta — e cre­do di conoscer­lo abbas­tan­za bene. In base alle cor­ren­ti e al ven­to mi sen­to di pot­er indi­care, come pun­to prob­a­bile del­l’in­abis­sa­men­to del­l’an­fibio, la zona al largo del­la foce del Sar­ca, all’al­tez­za di Tem­pes­ta. Gli zai­ni, infat­ti, han­no com­pi­u­to lo stes­so tragit­to del­la leg­na quan­do viene trasporta­ta dal fiume in piena».

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