L’alpino Comincioli dà il nome al sentiero. Il percorso dello Zingla dedicato al socio Ana scomparso

Cerimonia in programma domani

30/10/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
se.za.

Domani gli del­la sezione «Monte Suel­lo» (Valle Sab­bia e Gar­da bres­ciano) chi­udono la sta­gione del rifu­gio di Campiglio di Cima, sit­u­a­to sulle mon­tagne del­l’en­troter­ra di Toscolano-Mader­no. Questo il pro­gram­ma: alle 10.30 alz­a­bandiera, inau­gu­razione del sen­tiero del­lo Zingla e inti­to­lazione a Cec­co Com­in­ci­oli, alle 11 mes­sa di fronte alla Madon­na del­la Neve, alle 12.30 spiedo. Un’oc­ca­sione alla quale nes­suno vor­rà man­care. Non fos­se altro per ren­dere omag­gio a Com­in­ci­oli, recen­te­mente scom­par­so, un uomo mite, disponi­bile e gen­eroso. Apparte­nente alla famiglia dei vini­fi­ca­tori (il nipote, Gian­fran­co, è sin­da­co di Pueg­na­go), Cec­co abita­va a Toscolano Mader­no, e lavo­ra­va in ban­ca da imp­ie­ga­to. Col cal­cio si era ritaglia­to il ruo­lo di seg­re­tario: paziente, pre­ciso, atten­to. Con gli Alpi­ni non perde­va occa­sione nel dare una mano, aiutare, parte­ci­pare. Col suo paese ave­va man­tenu­to un legame stret­to. Pres­i­dente del­l’asi­lo, sem­pre in pri­ma fila nel­l’alle­stire le numerose feste estive. Si impeg­na­va in cuci­na, ser­vi­va ai tavoli, mesce­va il , tene­va la con­tabil­ità. Uno che ha fat­to del­l’u­miltà la sua bandiera, e che ha dato tan­to agli altri. Il giorno dei funer­ali migli­a­ia di per­sone lo han­no accom­pa­g­na­to in silen­zio: un modo sin­cero per dirgli “gra­zie”. Domeni­ca le penne nere gli dedicher­an­no il nome del sen­tiero del­lo Zingla. E il Cec­co, che ama­va salire con picoz­za e scar­poni, li guarderà, nascos­to chissà dove. Da lon­tano sen­tirà i lunghi calorosi applausi. Gli arriver­an­no leg­geri e spon­tanei, come un bat­ter d’ali. Campei de Sima, questo il nome dialet­tale, è un dos­so erboso a 1.017 metri, sul crinale tra il Gar­da e la Valle Sab­bia, rego­lar­mente colti­va­to già nel Cinque­cen­to. Ci sono tre fab­bri­cati, e una cap­pel­la ded­i­ca­ta a San­ta Maria del­la Neve, costru­i­ta nei pri­mi del Sei­cen­to. Per arrivar­ci, da Gaino bisogna per­cor­rere la valle delle Cam­er­ate, las­cia­re (dopo otto chilometri) l’au­to­mo­bile e salire un’o­ra e mez­zo a pie­di. Altri­men­ti, dal­la Degagna, lun­go il Pra­to e la valle del­la noce: due ore abbon­dan­ti di scarpina­ta. O da Tre­vi­so Bres­ciano. Numerosi gli , i ragazzi delle scuole e i tur­isti che, d’es­tate, sco­raz­zano in moun­tain bike. Quan­do se ne van­no, ecco giun­gere i cac­cia­tori. Capri­oli, tas­si, cervi, fagiani, lep­ri, gal­li for­cel­li: una fau­na var­ie­ga­ta. Sen­za dimen­ti­care i fag­gi cen­te­nari, le piante di noce, i peri e i cilie­gi sel­vati­ci. Nel peri­o­do 1996–2000 gli Alpi­ni han­no rimes­so a nuo­vo la strut­tura di Campei, di pro­pri­età del­l’Azien­da regionale delle foreste (Ersaf), otte­nen­done la ges­tione per 25 anni. «Il 31 otto­bre ‑dicono gli Alpi­ni- con­clu­di­amo il nos­tro quar­to anno di ges­tione. Dopo i gran­di lavori di ristrut­turazione, abbi­amo sis­tem­ato i sen­tieri, come nos­tro “dono” quan­ti amano salire sulle mon­tagne del Gar­da per goder­si la natu­ra e ammi­rare il lago dall’alto».

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