Scatta oggi il mitico torneo «Città di Riva». Per arrivare alla finalissima del 15 dicembre il vero campione ci mette tutto

Cervello, mani, naso e glutei: ecco la bestia da trisàc

18/10/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Riva del Garda

Par­lan­do dod­i­ci mesi fa del­l’ig­no­ran­za garde­sana (come val­ore aggiun­to, s’in­tende: anche Mario Sol­dati in un vec­chio e mem­o­ra­bile reportage per la Tv, ave­va dovu­to ammet­tere che «chi legge è spes­so noioso, men­tre l’in­colto è qua­si sem­pre sim­pati­co e gioviale») e del­la sin­go­lare «iso­la geografi­ca» di un gio­co di carte (iso­la che ave­vo iden­ti­fi­ca­to con il ter­ri­to­rio del­l’òra e del­la mas­si­ma toller­an­za per un epite­to altrove da querela: «mona!»), cre­de­vo d’aver esauri­to tutte le car­tuc­ce per una pre­sen­tazione «com­por­ta­men­tale» — direi qua­si eto­log­i­ca — di quel grande zoo umano che è il nos­tro micro-mon­do del trisàc. Il micro-mon­do di un migli­aio di «des­per­a­dos» che ver­so la metà di otto­bre — ormai da 16 anni — si aggi­ra­no per i loro bar di rifer­i­men­to (da Riva alla valle di Ledro, da Ten­no a Nago) chieden­do all’oste, ancor pri­ma del bian­co, un’in­for­mazione per loro vitale: «Quan­do è che si gio­ca per il Cit­tà di Riva?»Ma ora che il tor­neo è alle porte (stasera al Rudy di S.Nazzaro c’è il pri­mo di 32 tornei elim­i­na­tori itin­er­an­ti in Busa), i miei ami­ci più gagliof­fi mi han­no lan­ci­a­to una sfi­da: per­chè non provi a descri­vere, facen­do un col­lage di quan­to hai potu­to osser­vare in tan­ti anni di mil­i­tan­za, l’i­den­tik­it dell’«animale da trisàc» per­fet­to? il cam­pi­one che — se esistesse davvero — sten­derebbe come pol­las­tri tut­ti i suoi avver­sari da oggi fino alla finalis­si­ma pre­na­tal­izia al Palacongressi?Siccome nel set­tore di cui si par­la ho una sol­i­da rep­utazione da difend­ere, ho nat­u­ral­mente rac­colto la provo­cazione. Ed ecco­mi qua al lavoro, scu­san­do­mi antic­i­pata­mente con tut­ti quei «forestieri» che per l’en­nes­i­ma vol­ta sbircer­an­no questi ragion­a­men­ti sul trisàc (attrat­ti dal suono del­la paro­la, che sem­bra una frus­ta­ta da fil­met­to hard) e per l’en­nes­i­ma vol­ta real­izzer­an­no — lo so, lo so! — che nel­la Busa si son bevu­ti il cervello.Cervello. E’ appun­to la mate­ria gri­gia che gal­leg­gia nelle nos­tre scat­ole craniche il req­ui­si­to numero uno del più forte gio­ca­tore di trisàc? Macchè…Se così fos­se, la par­ti­co­lare con­for­mazione (a scher­mo tv) e le incred­i­bili dotazioni (il nos­tro si ricor­da a memo­ria tutte le par­tite del­la sua vita, a par­tire dal­l’asi­lo nido), fareb­bero di Gian­ni Fari­na il «num­ber one». Nos­sig­nori, ci vogliono anche…Occhi. Occhi per scrutare l’avver­sario, per inti­morir­lo, per impi­etosir­lo nel momen­to in cui crede, gen­erosa­mente, di pot­er fare il bril­lante, e invece si sta sca­v­an­do la fos­sa! Occhi come quel­li, direi, di un Vig­ilio Forel­li (che ha lo sguar­do fotografico).Naso. Naso per fiutare l’aria che tira, l’im­baraz­zo di un errore in cor­so d’opera, l’odore di un bluff. Naso da pel­lic­ciaio, come quel­lo di un’ altra stra­or­di­nar­ia volpe, Luciano Maceri.Bocca. Una boc­ca pronta a colpire, a con­fondere, a diventare di pun­to in bian­co impe­riosa o suadente, ringhiosa o mel­liflua. Una boc­ca sgua­ia­ta alla Renè Marchi «sbo­cacèr» (appun­to) o tagliente alla Miglio Bet­ta «cecòm».Collo. Col­lo mobilis­si­mo e scat­tante, per dom­inare il nemi­co e zit­tire la platea. Col­lo da ramar­ro e da autista: e mi viene in mente quel­lo del Toni Faitel­li, det­to «Matt», da quan­do un mat­ti­no andò a bere il caf­fè ad Ams­ter­dam per essere più sveg­lio la sera stes­sa al Moulin Rouge di Riva.Mani. Mani artis­tiche. Come quelle del Gia­comin Marchi, che tiene le carte rli­giosa­mente, come particole.Muscoli. Mus­coli alla Fer­ruc­cio Moro, prob­a­bil­mente. Ter­ror­iz­zan­ti se uno, anzichè pen­sare al gio­co, si fa dis­trarre da quel­lo che potrebbe succedergli…nel dopo-gioco.Stazza. Idem come sopra, con in più la statu­ra. Un Gio­van­ni Tor­boli mi sem­bra il miglior prototipo.Abiti. Abiti tra­di­tori, che ti fan credere quel­lo che non è. Camuf­fa­men­ti alla Giulio Boniot­ti e Gian­ni Gazz­i­ni: ele­gan­ti nei blaz­er, velenosi nel cuore. Abiti alla Gigi Grazi­oli: hip­py nel­la giub­ba, bucaniere nell’anima.Eccolo qui un rapi­do «puz­zle» del mio trisac­chista ide­ale. Ma un’avverten­za è d’ob­bli­go. Il cam­pi­one che alz­erà la cop­pa il prossi­mo 15 dicem­bre, dopo centi­na­ia di battaglie e di vit­to­rie, avrà sfrut­ta­to al mas­si­mo — cre­de­te­mi — un altro req­ui­si­to essen­ziale e fondamentale.I glutei. Chia­mateli pure culo. E se non l’avete, procu­rat­evelo: a cos­to di pagar­lo a peso d’oro. Che il trisàc sia gio­co per per­sone intel­li­gen­ti, las­ci­amo­lo credere a chi non lo conosce questo maledet­to gioco.Buon tor­neo, compañeros.

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