Sono passati oltre nove anni da quando a Lazise non si parlava altro che di galea e del suo museo. Ne sono passati ben quindici da quando Jacques Picard con il suo piccolo sottomarino «Forel» ha scandagliato le acque del lago.

Che fine ha fatto la Galea?

22/02/2000 in Cultura
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Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

Sono pas­sati oltre nove anni da quan­do a Lazise non si parla­va altro che di galea e del suo . Ne sono pas­sati ben quindi­ci da quan­do Jacques Picard con il suo pic­co­lo sot­tomari­no «Forel» ha scan­daglia­to le acque del lago per ver­i­fi­carne lo sta­to di salute e nel con­tem­po ha dato una «guar­dati­na» anche ai resti del­la galea veneziana del XV sec­o­lo, gia­cente sui fon­dali del lago ad una pro­fon­dità di cir­ca 25 metri e ad una dis­tan­za di cir­ca 40 metri dal lun­go­la­go appe­na «rifatto».È un relit­to uni­co al mon­do, un reper­to arche­o­logi­co incon­fondibile e di altissi­mo val­ore stori­co e per­ché ripor­ta alla memo­ria una impre­sa stra­or­di­nar­ia com­pi­u­ta dagli uomi­ni del­la Serenis­si­ma Repub­bli­ca oltre cinque sec­oli fa.Oggi, XXI sec­o­lo, ter­zo mil­len­nio, la «galera», o, meglio quel che res­ta del­la galea, è anco­ra deposi­ta­to sui fon­dali del lago di fronte al por­to. Il limo ed il tem­po lo stan­no ulte­ri­or­mente dan­neg­gian­do e riducen­do il prezio­sis­si­mo relit­to ad un ammas­so di pol­vere e a qualche «ari­do» tron­cone del­la chiglia veneziana, frut­to di un valente «mae­stro d’as­cia» che ha alacre­mente lavo­ra­to nel­l’arse­nale dei Dogi.Si trat­ta di una «24 remi», affon­da­ta nel 1508 dai veneziani, affinché non cadesse in mano nem­i­ca. Fu il «cap­i­tano da mar» Zac­caria Loredan ad ordinare ai suoi uomi­ni di riem­pire l’im­bar­cazione di grosse pietre per ren­der­la più veloce nel­l’af­fon­dare e che fos­se appic­ca­to il fuo­co affinché fos­se pos­ta fuori uso e di fat­to del tut­to inservi­bile al nemico.«Attende da oltre mez­zo sec­o­lo di essere recu­per­a­ta», recita­va un arti­co­lo del nos­tro gior­nale, nel lon­tano 18 agos­to 1990, «ma la sua sal­va­guardia non può aspettare fino al 1991». Ne sono pas­sati dieci di anni e ne il min­is­tero dei Beni ambi­en­tali ne la si sonio più curati del­la ques­tione, nonos­tante le loro assi­cu­razioni certe agli ammin­is­tra­tori pub­bli­ci di allo­ra. Sonò cam­biati gli uomi­ni e sono mutati i tem­pi, ma la galea ||| anco­ra là, nel­lo sta­to più totale di abban­dono e incu­ria. È il tem­po che, si sa, sana le ferite, ma por­ta con sé ogni rovina.Rivedere oggi i fil­mati girati nel 1990 e 1991 da Alber­to Scipo­lo in occa­sione delle immer­sioni dei som­moz­za­tori dei , per con­to del min­is­tero, com­muovono e fan­no venire un vero e pro­prio «colpo al cuore».E pen­sare che in quegli anni si parla­va addirit­tura di aper­tu­ra di un museo gesti­to mag­a­ri da pri­vati ma rego­la­to da una con­ven­zione min­is­te­ri­ale; Sono pas­sate anche le Colom­bia­di e la galea è anco­ra sot­to ven­ticinque ‚. metri di acqua e fango.

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