E' trascorso più di un anno da quel 16 aprile '99, un venerdì, quando nelle acque del lago finirono sei potenti bombe a guida laser.

Che fine hanno fatto i missili targati NATO?

Di Luca Delpozzo
m.to.

E’ trascor­so più di un anno da quel 16 aprile ’99, un ven­erdì, quan­do nelle acque del lago finirono sei poten­ti bombe a gui­da laser. Da allo­ra, pri­ma con trac­ciati radar, poi con ricerche ese­gui­te dai som­moz­za­tori del­la Mari­na, la cac­cia agli ordig­ni sgan­ciati dal jet del­la Nato, di rit­o­mo da una mis­sione di guer­ra nei cieli del­la Ser­bia, è sem­pre aperta.Il pilota del veliv­o­lo si vide costret­to a scari­care pri­ma i ser­ba­toi e poi le bombe per pot­er effet­tua-re l’at­ter­rag­gio sul­la pista di Ghe­di, essendo quel­la di Aviano, dov’era diret-to, chiusa tem­po­ranea-mente per un inci­dente. Gli ordi­ni degli uomi­ni-radar del­la base Nato friu­lana era­no chiari, il pilota si tro­vò costret­to, per alleg­gerire il cari­co, a scari­care i ser­ba­toi sup­ple­men­tari, che finirono sui mon­ti di Asi­a­go, men­tre le bombe finirono nel Gar­da, da sem­pre «area di sgan­cio», un po’ come il mare Adriatico.Inizialmente le ricerche ven­nero ind­i­riz­zate nel­lo spec­chio d’ac­qua davan­ti a Made­mo. Ma in realtà le bombe finirono ver­so la zona merid­ionale del lago, approssi­ma­ti­va­mente tra pun­ta San Vig­ilio-Gar­da (spon­da veronese) e la peniso­la di Sirmione. Gius­to un anno fa iniziarono le meti­colose ricerche davan­ti al litorale di Gar­da e pun­ta San Vig­ilio. “Negli ulti­mi mesi gli uomi­ni del­la Mari­na si sono spo­sta­ti sul litorale com­pre­so tra il por­to Galeazzi e il «Dri­ve in». Ma sen­za apprez­z­abili risul­tati. Infine, tré mesi fa nel­lo spec­chio d’ac­qua davan­ti a Lugana Mari­na e pun­ta Grò. Ma ecco la sor­pre­sa. Durante la ricer­ca delle bombe a gui­da laser i sub han­no scop­er­to un aut­en­ti­co arse­nale di ordig­ni bel­li­ci, scar­i­cati pre­sum­i­bil­mente durante la riti­ra­ta delle forze naz­i­fas­ciste negli ulti­mi giorni di aprile del ’45. Una sor­pre­sa che per i garde­sani non è però una novità. Infat­ti, tut­ti san­no che da mez­zo sec­o­lo sono deposi­tati immen­si quan­ti­ta­tivi di bombe, munizioni e arma­men­ti vari.