Chi sono i Millennials e perché rappresentano il futuro?

29/09/2020 in Attualità
Di Redazione

Una gen­er­azione iper­con­nes­sa, che ha com­pi­u­to 18 anni dopo il Duemi­la e che vive nel momen­to di più grossa incertez­za, nel mon­do come in Italia. I numeri di ques­ta gen­er­azione par­lano chiara­mente: più di due mil­iar­di nel mon­do, più di 11,2 mil­ioni in Italia, capaci di super­are i vet­erani del­la Gen­er­azione X, quel­li nati dal 1965 in poi. La Gen­er­azione “Me, me, me” (io, io, io), ego­cen­tri­ca e van­i­tosa, ha sop­pi­anta­to tut­ti e ha com­in­ci­a­to a recla­mare il suo pos­to al tavo­lo dei gran­di. Van­i­tosi e super­fi­ciali, li defini­va tem­po fa il cele­bre set­ti­manale “Time”. Ma chi sono davvero i mem­bri di ques­ta gen­er­azione? Anz­i­tut­to iper­con­nes­si: lad­dove Con­nect­ed indi­ca la con­nes­sione in rete e con tut­to il mon­do; Con­fi­dent la fidu­cia in sé stes­si, e Change per l’apertura al cam­bi­a­men­to. Dici­amo­lo subito: l’etichetta sco­mo­da addos­sa­ta a ques­ta gen­er­azione è più in luo­go comune che altro.

I Mil­len­ni­als han­no una forte autosti­ma, sono deter­mi­nati e perseguono forte­mente la pro­pria real­iz­zazione per­son­ali. Han­no fat­to del­la con­di­vi­sione la loro ragion d’essere, uno dei pilas­tri in cui credere. Per ques­ta gen­er­azione è nat­u­rale difat­ti la log­i­ca del like and share: con­di­videre e met­tere in comune pen­sieri, prog­et­ti, pas­sioni. Col­lab­o­rare, inter­a­gire, e soprat­tut­to viag­gia­re. Ques­ta, più di altre gen­er­azioni, è una cat­e­go­ria di per­sone men­tal­mente flessibili e cul­tural­mente aperte, che ha fat­to dell’inclusione la sua mis­sion e vision. La gen­er­azione dei sen­za con­fi­ni, che vive in un mon­do aper­to e paci­fi­ca­to, la gen­er­azione che si inven­ta e rein­ven­ta e che ha con­tribuito a creare lavori che dieci anni fa non esiste­vano. In una sola paro­la: la gen­er­azione del­la “resilien­za”, delle com­pe­ten­ze dec­li­nate in un mix di abil­ità e conoscen­ze. Parec­chi stereotipi non dovreb­bero più essere acco­sta­ti ai Mil­len­ni­als, da molti con­siderati fan­nul­loni, svogliati e paras­si­ti delle famiglie. In Italia più che da altre par­ti questo vale il doppio: i Mil­len­ni­als vivono in una situ­azione in cui il lavoro non c’è, il pos­to fis­so è una chimera, la sta­bil­ità, pri­ma di una cer­ta età, è pura utopia. Come han­no ovvi­a­to? Inven­tan­dosi, appun­to: esiste­va mica la figu­ra dell’influencer un decen­nio fa? La rispos­ta è nel­la doman­da stessa.

Per ques­ta loro nat­u­rale propen­sione alla dinam­ic­ità, sui Mil­len­ni­als si sono riv­olte le atten­zioni di tutte le fil­iere azien­dali ed eco­nomiche del mon­do. Ques­ta gen­er­azione, insom­ma, rap­p­re­sen­ta la nuo­va fron­tiera da rag­giun­gere per il futuro eco­nom­i­co di ogni set­tore. Un esem­pio è offer­to dal var­ie­ga­to mon­do del gio­co d’azzardo, che ha indi­vid­u­a­to nei Mil­len­ni­als il nuo­vo tar­get da fideliz­zare. In che modo? Investen­do in tec­nolo­gie, sosteni­bil­ità, inves­ti­men­ti mirati nel mon­do dei social e del­la inter­at­tiv­ità. Tut­to su misura di ques­ta gen­er­azione, bis­trat­ta­ta fin quan­do è sta­to pos­si­bile. I fat­ti, poi, han­no dimostra­to altro. Il futuro è qui.