Rassegna di quadri al palazzetto delle esposizioni La mostra di Maurizio Merlo organizzata da familiari e amici

Chirurgo pittore dipinge il vero lago dei gardesani

05/06/2004 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Chi sceglierà di des­tinare una mezz’ora alla visi­ta del­la mostra aper­ta fino a domani al palazzet­to delle espo­sizioni, dietro il munici­pio, resterà stupi­to. Ed è lo stu­pore che nasce dall’apprendere che quel­li alle pareti sono quadri nati dal­la mano e dal cuore non d’un pit­tore pro­fes­sion­ista, ben­sì di chi si è sin qui auto­con­sid­er­a­to a tal pun­to dilet­tante, che ques­ta è la pri­ma vol­ta in asso­lu­to che fa uscire le pro­prie opere. Pro­tag­o­nista d’una del tut­to inat­te­sa per­for­mance artis­ti­ca è Mau­r­izio Mer­lo, un’apprezzata car­ri­era di chirur­go alle spalle e un pre­sente di pen­sion­a­to-velista con abitazione sul­la via di San Bernar­do, nel Bor­go di Gar­da, a due pas­si dal­la par­roc­chiale. La casa è piena di quadri, pochi appe­si, gli altri accat­a­sta­ti. Per un sen­so d’innata mod­es­tia li ha sem­pre ritenu­ti appe­na uno sfo­go dell’animo, nascon­den­done la bellez­za a chi non rien­trasse nel lim­i­ta­to entourage delle par­entele ed ami­cizie, di quel­li insom­ma che usano chia­mar­lo con­fi­den­zial­mente Mau. Sono sta­ti pro­prio i famil­iari e qualche ami­co a forzargli la mano, orga­niz­zan­dogli una per­son­ale, la pri­ma, sen­za qua­si neanche lui lo sapesse. Fra gli ami­ci ci sono un gior­nal­ista di val­ore, Sil­vio Bertol­di, e un medico-ammin­is­tra­tore, Gian Pao­lo Rossi. Di Mau­r­izio Mer­lo scrive Bertol­di nel­la breve pre­sen­tazione del­la mostra: «Questo caro vec­chio ami­co che gira il lago in bici­clet­ta con la sua can­di­da chioma arruf­fa­ta e si accoc­co­la tra l’erba e sui sas­si delle rive per dipin­gere l’inquadratura che ha col­pi­to la sua fan­ta­sia e che colpirà la nos­tra, non è affat­to il dilet­tante che egli si crede». «Del­l’at­tiv­ità artis­ti­ca di Mau­r­izio Mer­lo», aggiunge Rossi «si sape­va poco. Come ammin­is­trazione abbi­amo ader­i­to alla richi­es­ta che ci han­no fat­to i figli: meri­ta un omag­gio anche per la grande uman­ità e corte­sia che ha sem­pre mostra­to per i suoi pazi­en­ti». Sin qui il lato umano del chirur­go-pit­tore. E l’arte? Be’, le opere sono di quelle che las­ciano il seg­no. Qua­si tutte dip­inte su com­pen­sato nau­ti­co: glielo for­nisce Gian­ni Dal Fer­ro, il cantierista garde­sano che ha costru­ito le barche del re di Spagna. Si impon­gono per l’inusuale, atipi­ca, eppure del tut­to espres­si­va inter­pre­tazione delle arie e dei col­ori garde­sani. Mai un’inquadratura con­ven­zionale, un ced­i­men­to all’oleografia, un’impostazione di maniera. Lì c’è la per­son­ale visione di chi il lago lo osser­va ogni giorno. I col­ori, piat­ti, privi di qualunque ombra, eppure nel con­tem­po pro­fon­da­mente vivi, sono quel­li di certe gior­nate di luce radente. O di qualche mat­ti­na­ta di fos­chia che sfio­ra il pelo dell’acqua e sem­bra uggiosa solo a chi il lago non lo conosce nell’intimo. Dunque ecco l’esplosione di verde delle colline di Mar­ci­a­ga, i gial­li e i bianchi delle roc­ce del­la cos­ta bres­ciana, il Trimel­one come un isolot­to per­so nelle neb­bie, Gar­da dagli angoli che solo i garde­sani san­no. Lì c’è il lago davvero. Come pochi altri sino ad ora han­no saputo inter­pre­tar­lo. Sarebbe sta­to un pec­ca­to che tut­to questo rimanesse nascos­to nelle stanze del­la casa di via San Bernardo.