Duce e Churchill, Laurence Olivier e Vivien Leigh, sovrani e principi... Vip e dive in passerella sul lago

Ciacolar di gossip. Ospiti celebri, quante storie

07/02/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Ne pas­sano, di nomi cele­bri, in un pos­to di lago. Ma è dif­fi­cile cat­turar­li. C’è rius­ci­ta a lun­go Gar­da per un’osteria di paese. Anon­i­ma finché, nel 1936, la prese in affit­to Regi­na Maf­fez­zoli, tenen­dola quarant’anni e trasfor­man­dola nel­la Tav­er­na musi­cale, pri­mo night lacus­tre, ritro­vo delle star di pas­sag­gio. Nel­la Tav­er­na di Regi­na e delle sue sorelle Pini, Moret­ta e Pie­ri­na è nata l’epopea tur­is­ti­ca delle not­ti pas­sate a suonare e cantare, tra gòti e gin-ton­ic. Davan­ti si fer­ma­vano le cor­riere. Lì di fronte sarebbe par­ti­to, nel 1969, il Giro d’Italia. Le tes­tate sportive fecero arrab­biare i garde­sani titolan­do i servizi non da Gar­da, ma dal­la più bla­sonata Riva del Gar­da. I pri­mi cli­en­ti, fra le due guerre, veni­vano dal­la cit­tà, col treni­no del­la fer­rovia Verona-Capri­no-Gar­da. Sta­vano alla tav­er­na tut­to il pomerig­gio. Tor­na­vano a casa con l’ultima cor­sa, alle 18.40. A capeg­gia­r­li era il pit­tore Ange­lo Dall’Oca Bian­ca. In quegli anni dicono che all’hotel Du Parc, poco fuori paese, Ben­i­to Mus­soli­ni incon­trasse Claret­ta Petac­ci, arrivan­do in moto­scafo dal­la riva bres­ciana. Cele­bri aman­ti s’erano uni­ti nell’amplesso, come si dice­va allo­ra, poco oltre, a vil­la Canos­sa: la march­esa Alessan­dra di Rud­inì e . Dopo la guer­ra a Gar­da — o meglio, a pun­ta San Vig­ilio — ci capitò Win­ston Churchill. Uffi­cial­mente per dipin­gere. Per cer­care di recu­per­are il suo carteg­gio con il Duce, dice­vano i ben­in­for­mati. Lui, Churchill, alla Tav­er­na non ci mise piede. Ci arriva­vano invece i cli­en­ti dei gran­di alberghi del­la riva bres­ciana. In tav­er­na fecero epoca le not­ti di Vivien Leigh e Lau­rence Olivi­er, divi del cin­e­ma hol­ly­wood­i­ano. Sul lun­go­la­go di Gar­da li ritrasse Mario Pasot­ti, docente garde­sano e otti­mo fotografo: solo da lui le due star con­cede­vano di far­si ripren­dere durante le loro vacanze lacus­tri. Lui burbero. Lei sva­ga­ta. Una sera volle il Valz­er delle can­dele. Balla­va con lei Rito Mon­ese, men­estrel­lo garde­sano. «Mila­dy», chiese sfronta­to Rito, «dan­zo come Robert Tay­lor?». Tay­lor era l’attore con cui la star ave­va dan­za­to, in un film, al suono del­la stes­sa musi­ca. «Meglio», sus­sur­rò Vivien, e con­tin­uò con lui tut­ta la notte. Bas­ta­va poco, a quel tem­po, per far nascere la leggen­da. E leggen­da fu. Così com’è leggen­daria, e dunque dai con­torni tutt’altro che niti­di, l’impresa d’un avvo­ca­to tedesco, Franz Bonn. S’era invaghi­to dell’attrice. Ave­va strap­pa­to il con­sen­so d’accompagnarla. Gli era perfi­no rius­ci­to d’entrare in cam­era. Ma là vig­ila­va Mr. Walsh, gestore del­la locan­da. Fece irruzione nel­la stan­za, lo bec­cò sot­to il let­to. Cosa sia davvero accadu­to, non si sa. Ma c’era mate­ri­ale per far gos­sip. Avrebbe potu­to inda­gare un inves­ti­ga­tore tedesco come l’ispettore Der­rick del­la tv: l’attore tedesco Horst Tap­pert, popo­laris­si­mo quan­do anda­va in onda il suo tele­film, a Gar­da era di casa. Olivi­er e la Leigh ave­vano alla Tav­er­na sga­bel­li per­son­ali, con sopra inciso il nome. Quan­do passò per Gar­da il colon­nel­lo Bernac­ca, pri­mo metere­ol­o­go del­la tv, accettò d’entrare solo se lo face­vano sedere sul­la sedia ch’era sta­ta dell’attrice: accon­tenta­to. Sta­vano invece appor­tati come fidan­za­ti­ni il reg­ista Michelan­ge­lo Anto­nioni e l’attrice Mon­i­ca Vit­ti. Chris­t­ian Barnard, pri­mo re dei trapi­anti di cuore, rise di gus­to quan­do gli tradussero il ritor­nel­lo che gli can­tic­chi­a­va Gian­na Malfer: «Ave­vo un cuore e ora non l’ho più: me l’hai ruba­to tu», testo di Luciano Beretta, musi­ca di Jan Lan­gosz. Per Alexan­der Flem­ing, lo sco­pri­tore del­la peni­cil­li­na, si orga­niz­zò una sfi­la­ta di barche illu­mi­nate. Sul piroscafo, davan­ti a Gar­da, Mina gira­va i Carosel­li per la cedra­ta Tas­soni. Sog­gior­na­va anche lei alla locan­da di San Vig­ilio. Più avan­ti ci avrebbe trascor­so una breve vacan­za il principe Car­lo d’Inghilterra. E anche re Juan Car­los di Spagna, pre­sente sul molo di Gar­da al varo del Bri­bon, la bar­ca costru­i­ta per lui dall’artigiano garde­sano Gian­ni Dal Fer­ro. Pri­ma, c’era pas­sa­ta qualche vol­ta la nazionale ital­iana di cal­cio, con codaz­zo di pub­bli­co. Altri sportivi sta­vano all’Eurotel: per la Fiorenti­na di De Sisti e Antognoni dormir lì era un rito scara­man­ti­co. Forse era­no sta­ti i sog­giorni pal­lonari a con­vin­cere , che pure dormi­va all’Eurotel durante la sta­gione lir­i­ca, ad accettare di gio­care nei tornei not­turni di cal­cio dei bar­di Gar­da. Franz Beck­en­bauer, il kaiser del­la Ger­ma­nia calcis­ti­ca, sta invece ogni tan­to dagli ami­ci con­ti degli Alber­ti­ni, in vil­la, o nel loro hotel Poiano. Si sper­a­va che nel 1990 por­tasse i cal­ci­a­tori tedeschi per i Mon­di­ali. Franz Beck­en­bauer, il Kaiser Franz del cal­cio tedesco, venne a vedere il cam­po sporti­vo di Gar­da durante uno dei sopral­lu­oghi di preparazione al tor­neo. Venne però la Corea. Così il Du Parc finì per puz­zar d’aglio: molto aro­mat­i­ca, la dieta core­ana, e tal­vol­ta indi­ges­ta. di