«È un vessillo di libertà, a difesa dei valori sanciti dalla Costituzione». La festa del 4 Novembre. A Solferino e S. Martino il presidente della Repubblica si rivolge soprattutto agli studenti

Ciampi : «Un Tricolore in ogni casa»

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Di Luca Delpozzo
Tiziano Zubani

La sor­pre­sa dei numerosi ciclisti del­la domeni­ca che arran­cano sot­to il sole pal­li­do e sfer­za­ti da un’aria friz­zante è avvert­ibile nel vedere sulle curve, in cen­tro a Poz­zolen­go e poco fuori dal casel­lo dell’autostrada a Sirmione, assem­bra­men­ti di per­sone. Ma la gente fes­tante e le poche bandier­ine tri­col­ore, che ricor­dano vaga­mente la fes­ta per il pas­sag­gio del Giro d’Italia, non sono per loro. L’incredulità dura poco, la fila di auto­mo­bili blu con i lam­peg­gianti in fun­zione scioglie tut­ti i dub­bi. Sull’auto cen­trale, quel­la con le bandiere ai lati, si notano due fig­ure: quel­la min­u­ta del pres­i­dente del­la Repub­bli­ca Car­lo Azeglio Ciampi e quel­la meno nota del min­istro del­la dife­sa Anto­nio Mar­ti­no. È un pres­i­dente del­la Repub­bli­ca ama­to, lo si capisce quan­do a Solferi­no abban­dona la macchi­na per entrare nel­la chiesa di S. Pietro in Vin­coli, dove c’è l’ossario che ospi­ta i resti di cir­ca 7 mila cadu­ti del­la battaglia risorg­i­men­tale. Un grup­po di ragazz­i­ni urla «Viva» e Ciampi, con il fare del non­no buono, si avvic­i­na loro a pas­si rapi­di, li salu­ta, scam­bia frasi di corte­sia travol­gen­do il rigi­do cer­i­mo­ni­ale. Solo dopo arrivano i salu­ti alle autorità locali: a rap­p­re­sentare la c’è l’assessore Fran­co Nicoli Cris­tiani, affi­an­ca­to dall’ex min­istro Maria Pia Gar­avaglia. L’affetto del­la fol­la si coglie ancor di più quan­do il pres­i­dente sfi­la tra gagliardet­ti e labari por­tati dagli ex com­bat­ten­ti rac­coglien­do applausi al suo pas­sag­gio. Il pres­i­dente depone una coro­na d’alloro all’interno dell’ossario men­tre una trom­ba intona le note asciutte del silen­zio mil­itare; fa un rapi­do giro nei luoghi del paese che ricor­dano la cru­en­ta battaglia del 1859, rende omag­gio al memo­ri­ale del­la Croce rossa, l’associazione nata in questo cen­tro pro­prio dopo la san­guinosa battaglia del­la Sec­on­da guer­ra d’Indipendenza, poi riparte ver­so San Mar­ti­no, a pochi chilometri di dis­tan­za, (l’altro cen­tro del com­bat­ti­men­to) attra­ver­san­do le colline river­ber­ate di rosso per i pampi­ni che scol­ora­no nel­la dis­te­sa di vigne. Non sono solo le battaglie storiche al cen­tro del pen­siero dei pre­sen­ti. La notizia antic­i­pa­ta da Repub­bli­ca dell’uso di un con­tin­gente ital­iano in Afgan­istan in pri­ma lin­ea con­tro Bin Laden e i suoi ha bisog­no di una con­fer­ma. Il min­istro Mar­ti­no, inter­pel­la­to, riman­da a un comu­ni­ca­to uffi­ciale divul­ga­to nel pomerig­gio. Ciampi tace. Solo il gen­erale Alber­to Fiur­cel­lo, coman­dante delle forze di ter­ra, fa una dichiarazione sibil­li­na che però suona come ammis­sione: «Sono un solda­to e noi siamo usi a ubbidire. Le scelte le fan­no i politi­ci». Nel pomerig­gio, poi, si sco­prirà che l’Italia entr­erà nell’operazione Endur­ing Free­dom, met­ten­do a dis­po­sizione navi, aerei e 1.000 uomi­ni. Guer­ra a parte, il pres­i­dente Ciampi è venu­to in ter­ra bres­ciana il IV novem­bre per rilan­cia­re due temi: l’unità nazionale sot­to l’emblema del tri­col­ore e la dife­sa del­la Cos­ti­tuzione, quan­tomeno nel­la sua pri­ma parte. Lo dice chiara­mente nel suo breve inter­ven­to ripreso in diret­ta dal­la tivù di Sta­to. Dopo le cer­i­monie di rito (la fan­fara del­la che ha suona­to l’inno nazionale, il battaglione di gra­natieri di Sardeg­na schier­a­to con la divisa tradizionale, i bersaglieri con le ghette e la guardia di finan­za con la man­tel­li­na azzur­ra schierati come pic­chet­to d’onore), davan­ti al di San Mar­ti­no il pres­i­dente chiarisce: «Sono venu­to su questi campi di Lom­bar­dia dove si è com­bat­tuta una delle battaglie che han­no fonda­to la Nazione». Incalza: «Solo la Cos­ti­tuzione repub­bli­cana del ’48 ha inser­i­to i dirit­ti fon­da­men­tali del­la per­sona e del cit­tadi­no quale fon­da­men­to del­la “res pub­bli­ca”. La pri­ma parte del­la Cos­ti­tuzione è la definizione stes­sa di Repub­bli­ca, di un bene comune, di tut­ti e di cias­cuno». Pros­egue: «Non è un caso che i Padri Cos­tituen­ti, come sim­bo­lo di questo insieme di val­ori fon­da­men­tali, all’articolo 12, indi­carono il tri­col­ore ital­iano. Il tri­col­ore non è sem­plice inseg­na di Sta­to. È un ves­sil­lo di lib­ertà, di una lib­ertà con­quis­ta­ta da un popo­lo che tro­va la sua iden­tità nei prin­cipi di fratel­lan­za, di uguaglian­za, di gius­tizia nei val­ori del­la pro­pria sto­ria e civiltà». La platea è piena di par­la­men­tari bres­ciani: il cen­trode­stra schiera gli onorevoli Ste­fano Saglia, Adri­ano Paroli, Lui­gi Maninet­ti, Giuseppe Romele e il sen­a­tore Ric­car­do Con­ti. Non c’è nes­suno degli elet­ti del­la Lega nord, ma non è sor­pren­dente: la loro polem­i­ca con Ciampi non è nuo­va e il richi­amo all’unità nazionale e al tri­col­ore non è cer­to nelle corde dei «lùm­bard». Per il cen­trosin­is­tra ci sono l’on. Fran­co Tolot­ti e il sen. Pier­lui­gi Petri­ni. In pri­ma fila anche il pres­i­dente del­la Provin­cia Alber­to Cav­al­li e il sin­da­co cit­tadi­no Pao­lo Corsi­ni con fas­cia azzur­ra l’uno, fas­cia tri­col­ore l’altro. Ma non è ai politi­ci o alle altre numerose autorità che il pres­i­dente Ciampi si riv­olge. Approf­ittan­do del­la bel­la gior­na­ta di sole, ha chiesto di fare il suo inter­ven­to all’aperto e qui una parte delle sedie è ris­er­va­ta agli stu­den­ti delle scuole supe­ri­ori. L’intervento assume il tono di un dial­o­go con loro sulle radi­ci del­la nos­tra sto­ria: «Cari ragazzi — li esor­ta -, stu­di­ate le sto­rie del­la gioven­tù di allo­ra, impara­te a conoscerne i nomi, a ricostru­irne le let­ture e le azioni! Molto è vivo ancor oggi di quei val­ori: soprat­tut­to è vivo lo spir­i­to di unione fra i popoli d’Europa, che è uno dei trat­ti più speci­fi­ci del nos­tro Risorg­i­men­to, fin dai moti del 1821». Non è man­ca­ta la nota per­son­ale: «Mio non­no mater­no partì volon­tario, gio­vanis­si­mo, nell’esercito piemon­tese». L’occhio all’Europa è costante, alla «patria allarga­ta». Par­lan­do del­la battaglia di S. Mar­ti­no e Solferi­no il Pres­i­dente anno­ta: «Morirono anche migli­a­ia di sol­dati aus­triaci, gli avver­sari di allo­ra, con i quali oggi abbi­amo isti­tuzioni comu­ni, leg­gi comu­ni, una stes­sa mon­e­ta, gli stes­si con­fi­ni europei. Ho reso omag­gio anche alle loro sepol­ture». La lezione ai gio­vani stu­den­ti pros­egue: «La pas­sione di quel­la gen­er­azione era arric­chi­ta dal sen­so di respon­s­abil­ità, for­matosi sul­la conoscen­za del­la sto­ria e del­la nos­tra cul­tura. Se il movi­men­to per la lib­ertà ital­iana non fu mai gret­ta­mente nazion­al­is­ti­co, la ragione va ricer­ca­ta nel­la loro for­mazione, nel loro bagaglio morale e cul­tur­ale, rac­chiu­so nelle opere di uno stuo­lo di scrit­tori, let­terati, pen­satori quali Alfieri, Fos­co­lo, Leop­ar­di, Man­zoni, Guer­razzi, Sil­vio Pel­li­co, Car­lo Cat­ta­neo, grande intel­let­tuale, stori­co e, al tem­po stes­so, val­oroso coman­dante dei cit­ta­di­ni di nelle Cinque Gior­nate e domani sarò in quel­la cit­tà per ricor­dar­lo. I patri­oti ital­iani furono cor­ag­giosi — mai vio­len­ti — per­chè ave­vano ide­ali. Era­no pron­ti a rischiare per il bene comune. Li acco­mu­na­va la con­sapev­olez­za che tut­to ciò che pote­vano fare per la “res pub­bli­ca” dove­va essere real­iz­za­to nel tem­po loro dato dal des­ti­no, con tem­pes­tiv­ità, met­ten­do a frut­to ogni occa­sione». Lan­cia un invi­to: «Adope­ri­amo­ci per­chè in ogni famiglia, in ogni casa, ci sia un tri­col­ore». Tra tan­ti plau­den­ti anche un pic­co­lo grup­po di di espo­nen­ti del Gar­da Social Forum: una trenti­na di per­sone in tut­to con cartel­li che dice­vano «No alle guerre», «Pace» e «4 novem­bre 2001 non fes­ta ma lut­to». Una protes­ta com­pos­ta e silen­ziosa avvenu­ta a pochi pas­si dal­la torre di San Mar­ti­no. Dopo l’intervento, altro bag­no di fol­la per il pres­i­dente. Molte mani strette, e un’anziano bersagliere, con le lacrime agli occhi, lo ha abbrac­cia­to. Nell’introdurre il pres­i­dente del­la Repub­bli­ca il respon­s­abile del­la soci­età Solferi­no e San Mar­ti­no Faus­to Fon­dri­eschi ricor­da che è il giorno ded­i­ca­to a san Car­lo, quin­di l’onomastico del pres­i­dente. Questo for­nisce lo spun­to a due sorelle di Desen­zano, Pina e Lal­la, per atti­rare l’attenzione di Ciampi. «Auguri pres­i­dente», gri­dano qua­si all’unisono e l’uomo del Colle va ver­so di loro e stringe la mano ad entrambe. Alla fine, pochi minu­ti dopo l’una, veloce cor­sa all’aeroporto mil­itare di Ghe­di dove sul­la pista rul­la già l’aereo pres­i­den­ziale che riporterà il pres­i­dente a Roma.

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