Pericoli sul Benaco? Abbiamo chiamato il numero verde nazionale 1500: ecco cosa hanno detto gli esperti. Dal Ministero: «In caso di contatti, è buona norma disinfettarsi e cambiarsi le scarpe»

Cigni del Garda, sicuri ma con prudenza

Di Luca Delpozzo
v.r.

Sul fronte dell’aviaria ecco un con­siglio che giunge da una fonte autorev­ole (il min­is­tero del­la Salute) per chi abi­ta sui laghi bres­ciani, e dunque vive a tu per tu con numero­sis­si­mi uccel­li acquati­ci come cig­ni, ana­tre, svas­si, cor­morani eccetera. Dice in sostan­za il min­is­tero: a Sirmione o a Salò, come a Iseo oppure a Lovere, le passeg­giate sul lun­go­la­go si pos­sono fare tran­quil­la­mente, nonos­tante la «promis­cuità» con cig­ni e altri uccel­li, per­chè si trat­ta per lo più di fau­na «stanziale», e per­chè non si reg­is­tra­no casi di aviaria. Ma sarebbe buona nor­ma, tor­nan­do a casa, las­cia­re le scarpe fuori dall’uscio e dis­in­fet­tar­si le mani. E se ci sono situ­azioni di evi­dente promis­cuità tra l’uomo e gli uccel­li sel­vati­ci nei pro­pri pae­si — aggiun­gono dal min­is­tero — van­no seg­nalate ai sin­daci e alle autorità san­i­tarie locali per­chè pren­dano, insieme, gli even­tu­ali provved­i­men­ti del caso. E’ ques­ta, tale e quale, la rispos­ta che si ottiene ponen­do la ques­tione al numero verde 1500, atti­va­to dal Min­is­tero del­la Salute per rispon­dere ai cit­ta­di­ni sull’emergenza aviaria. Ed è la rispos­ta a una doman­da che in questi giorni tut­ti si pon­gono sul Gar­da e sul Sebi­no, dove è prati­ca­mente impos­si­bile evitare con­tat­ti quo­tid­i­ani con le centi­na­ia di uccel­li acquati­ci che fre­quen­tano la fas­cia a lago e persi­no le piazze, e dove pure è facile pestare o toc­care inavver­ti­ta­mente gli escre­men­ti dei volatili. Dif­fi­cile, dunque, capire quali «provved­i­men­ti» pos­sano pren­dere i sin­daci in una situ­azione del genere. A tut­to ciò va pre­mes­so che non ci sono sta­ti casi di aviaria nel Bres­ciano; che il con­ta­gio è cir­co­scrit­to a quei pochi casi su cig­ni migra­tori (e non «stanziali») ril­e­vati nel Mez­zo­giorno; che il pol­lo arrosto si può man­gia­re sen­za rischi per­chè il calore uccide il virus. L’allarme, insom­ma, non c’è. Ma la pru­den­za non è mai trop­pa. Tan­to che dal min­is­tero ci si sente rispon­dere: «Se una per­sona si sporca acci­den­tal­mente con le deiezioni di cig­ni o di altri uccel­li, può usare un comune dis­in­fet­tante, che abbat­te ogni car­i­ca pato­ge­na. Fare atten­zione anche ai residui di escre­men­ti su vesti­ti e scarpe: meglio non por­tar­le in casa». Cam­bier­an­no dunque le abi­tu­di­ni degli abi­tan­ti dei laghi bres­ciani? Entr­eran­no tut­ti in casa scalzi dopo la passeg­gia­ta? Dall’Asl di Bres­cia com­men­tano: «Non abbi­amo moti­vo di smen­tire le indi­cazioni del min­is­tero: pulir­si le scarpe o toglier­le, come lavar­si le mani, sono norme igien­iche uni­ver­salmente valide. E’ un buon con­siglio, ma questo non vuol dire che ci sia un peri­co­lo; non ci sono ani­mali infet­ti nel nos­tro ter­ri­to­rio e i cit­ta­di­ni devono avere fidu­cia: se ci fos­se un peri­co­lo reale, le autorità interverrebero».