Riconoscimento in occasione della festa del Doc

Cin cin al nuovo vino della Terra dei Forti

12/07/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Antonella Traina

Con­trastare l’omologazione del mer­ca­to con il recu­pero delle pecu­liar­ità enogas­tro­nomiche ma anche storiche e cul­tur­ali di un ter­ri­to­rio; creare una con­cor­ren­za fra ter­ri­tori e non fra prodot­ti; inten­dere la tipic­ità, pun­to di forza dei pro­dut­tori, come insieme di sto­ria, cul­tur­ale, sal­va­guardia ambi­en­tale e san­ità del prodot­to; creare,infine, pro­fes­sion­al­ità all’incrocio di più com­pe­ten­ze e soprat­tut­to una polit­i­ca di alleanze fra diver­si, pro­dut­tori, con­sorzi, oper­a­tori del sis­tema dell’ospitalità, ris­tora­tori e alber­ga­tori. Ques­ta la stra­da prat­i­ca­bile per il lan­cio del­la viti­coltura del­la nuo­va sot­to­zona «Ter­ra dei For­ti». La pro­pos­ta giunge da Ric­car­do Pas­tore, esper­to di piani­fi­cazione e mar­ket­ing, che ha tenu­to la relazione intro­dut­ti­va al con­veg­no «Val­oriz­zazione di un ter­ri­to­rio. Ter­ra dei For­ti», svoltosi nell’ambito del­la 18ª fes­ta Vini Val­dadi­ge Doc. «Un’edizione spe­ciale quel­la di quest’anno», ha dichiara­to, all’inizio dei lavori, Valenti­no Fugat­ti, pres­i­dente dell’omonimo con­sorzio. «Final­mente siamo rius­ci­ti ad ottenere la denom­i­nazione uffi­ciale “Ter­ra dei For­ti”, una pro­va che il nos­tro ter­ri­to­rio è palese­mente voca­to alla pro­duzione di vini di qual­ità». «Oggi si par­la del cosid­det­to tur­is­mo sosteni­bile, che tende al recu­pero di un rap­por­to con la natu­ra, la sto­ria, la cul­tura, la conoscen­za e a vol­er fruire di », ha spie­ga­to Pas­tore. «Un ter­mine sconosci­u­to fino a cinque anni fa e che tes­ti­mo­nia una con­tro­ten­den­za, una volon­tà di con­trastare la banal­iz­zazione preva­lente nel set­tore agroal­i­menta­re, cioè il non sapere da dove viene ciò che si man­gia». La spie­gazione sta nel­la cres­cente doman­da di qual­ità ali­menta­re, che toc­ca tut­ti gli strati sociali, nel­la riscop­er­ta del piacere lega­to al , nel­la doman­da di un ter­ri­to­rio eco­com­pat­i­bile, cioè fruibile dal pun­to di vista pae­sag­gis­ti­co e ambi­en­tale, in gen­erale nel­la doman­da di un rap­por­to diret­to con il pro­dut­tore. «La can­ti­na», ha con­clu­so Pas­tore, «deve avere un rap­por­to diret­to col cliente. Pro­va ne è il suc­ces­so dell’iniziativa Can­tine aperte, che in cinque anni ha decu­pli­ca­to il numero dei vis­i­ta­tori, pas­sati da 100 mila del ’94 a 1 mil­ione del­lo scor­so anno». Opin­ioni con­di­vise anche dal sec­on­do rela­tore, Enri­co Meren­da, pres­i­dente dell’Apt Riv­iera degli Ulivi. «L’Apt sta da anni cer­can­do di pro­muo­vere il ter­ri­to­rio lacus­tre e l’entroterra come un com­p­lesso uni­co», ha spie­ga­to. «Il tur­is­mo è un fat­tore fon­da­men­tale per inte­grare il red­di­to da agri­coltura, ma è nec­es­saria un’operazione cul­tur­ale sul ter­ri­to­rio. Non si può lavo­rare per sin­goli sis­te­mi, ma in un’ottica di glob­al­iz­zazione, in questo sen­so una grande respon­s­abil­ità è soprat­tut­to a cari­co degli ammin­is­tra­tori locali». Il con­veg­no si è con­clu­so con la pre­mi­azione delle can­tine che han­no vin­to la 18ª edi­zione del con­cor­so Vini Val­dadi­ge Doc.

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