Il Comune partecipa all’iniziativa europea e ha ottenuto un contributo di 30mila euro Il turismo punta sulle vie d’acqua

Cinque itinerari per scoprire le contrade con il progetto Dynalp

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Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

«La via dell’acqua attra­ver­so le con­trade», è il prog­et­to Dynalp, Dynam­ic rur­al alpine space, che sig­nifi­ca val­oriz­zazione del pat­ri­mo­nio nat­u­rale e cul­tur­ale per il mar­ket­ing ed il tur­is­mo nel­lo spazio alpino, finanzi­a­to dall’Unione Euro­pea, al quale il comune di San Zeno di Mon­tagna ha parte­ci­pa­to con la real­iz­zazione di un Cd rom e di un depli­ant divul­ga­tivi di cinque itin­er­ari alla scop­er­ta delle con­trade e delle fontane del suo ter­ri­to­rio. Il prog­et­to è sta­to pre­sen­ta­to a Palaz­zo Cà Mon­tagna dal­la gior­nal­ista cura­trice del­la ricer­ca, Cecil­ia Tomez­zoli, introdot­ta dal sin­da­co Adri­ano Peretti e dall’assessore incar­i­ca­to al prog­et­to, Cipri­ano Castel­lani. «San Zeno di Mon­tagna fa parte dell’associazione Allean­za delle Alpi, nata per la loro tutela e per favorirne uno svilup­po sosteni­bile», ha spie­ga­to Castel­lani. «Un’associazione che ci ha per­me­s­so di con­frontar­ci con altre realtà dell’arco alpino, con anche qualche dif­fi­coltà, con­sid­er­a­to che si par­lano cinque lingue in questo este­so ter­ri­to­rio che va dal­la Fran­cia alla Slove­nia: la mes­sa a regime del­la parte finanziaria è sta­to il lavoro più com­pli­ca­to. L’Unione Euro­pea ha investi­to 5 mil­ioni di euro per questo prog­et­to, di cui 500 mila euro per l’Italia e 30 mila per San Zeno di Mon­tagna». Tomez­zoli ha così illus­tra­to al pub­bli­co pre­sente in sala il lun­go lavoro di ricer­ca sul­la sto­ria dell’uso dell’acqua a San Zeno, real­iz­za­to anche con le preziose tes­ti­mo­ni­anze dei cit­ta­di­ni. «La caren­za di acqua è sec­o­lare per il paese, poiché il suo ter­ri­to­rio è este­so sul ver­sante occi­den­tale del Monte , le cui roc­ce sono preva­len­te­mente cal­ca­ree, quin­di sol­u­bili nell’acqua. Ciò deter­mi­na la man­can­za di cor­si super­fi­ciali, che invece esistono in pro­fon­dità e si dis­tribuis­cono in una rete sot­ter­ranea, a dif­feren­za del­la parte ori­en­tale del Bal­do, che è ric­ca di sor­gen­ti. Per questo, nel depli­ant infor­ma­ti­vo abbi­amo inser­i­to anche alcu­ni utili con­sigli per il miglior con­sumo di ques­ta impor­tante risor­sa». Tomez­zoli, con l’ausilio di dia­pos­i­tive, ha descrit­to gli angoli meno conosciu­ti del paese, ric­chi di tes­ti­mo­ni­anze dell’utilizzo dell’acqua, un tem­po servi­ta con una este­sa rete di fontane, dis­tribuite in dod­i­ci bor­gate dis­poste lun­go la dor­sale baldense, tra prati, pas­coli, castag­neti sec­o­lari e boschi. «Fino al 1948, nel paese non esiste­va la rete dell’acqua pota­bile, costru­i­ta appun­to in quell’anno dal sin­da­co Zanet­ti con­tro l’approvazione dei suoi concit­ta­di­ni», ha con­tin­u­a­to Tomez­zoli. «L’approvvigionamento avveni­va diret­ta­mente da fonti nat­u­rali, da cor­si d’acqua o tramite la rac­col­ta di acqua pio­vana. Ogni bor­ga­ta dispone­va di una fontana pub­bli­ca, dove la cit­tad­i­nan­za pote­va rifornir­si d’acqua per bere, cucinare, per uso domes­ti­co. Dai pozzi si attinge­va per irri­gare orti e campi e per abbev­er­are il bes­ti­ame. In estate, durante l’alpeggio, gli ani­mali si abbev­er­a­vano diret­ta­mente alle pozze. Dif­fuse era­no anche le cis­terne per la rac­col­ta d’acqua pio­vana, soprat­tut­to in con­tra­da Castel­lo». «Recar­si alle fontane per le donne», ha con­tin­u­a­to la pro­fes­sores­sa, «era un rito, dove si svol­ge­va una lun­ga pro­ce­du­ra per il lavag­gio degli indu­men­ti, che cul­mi­na­va con la “lis­sia”, cioè il risci­aquo che si pro­trae­va per 3–4 giorni. Soprat­tut­to in local­ità Fontane, dove si trovano i lava­toi pub­bli­ci, cos­ti­tu­iti da quat­tro vasche in pietra». Emozio­nan­ti le immag­i­ni delle con­trade inserite nei cinque itin­er­ari del­la via dell’acqua. Il pri­mo com­prende le con­trade San Zeno, Dos­so Croce, Pine­ta Sper­ane, Canevoi e Capra. Il sec­on­do per­corre Cà Schena, Tese e Cà Sar­tori. Il ter­zo: Cà Mon­tagna, Castel­lo e Lagu­na. Il quar­to: Bor­no, Vil­lano­va, La Cà e Pora. Il quin­to itin­er­ario con­clude con le con­trade Pra Bestemà, Pra­da, Cà Lon­ga e Lumini.

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