Molti spunti dal dibattito al «Cristal» su opportunità e problemi dopo il sisma. Zambelli chiede scelte coraggiose: «Un’occasione storica per cambiare»

Cipani: «Il municipio non si sposterà»

22/01/2005 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Al di là del dis­cor­so dei dan­ni e del ris­arci­men­to, il ter­re­mo­to ha aper­to un dibat­ti­to sul futuro di Salò. «Il sis­ma del 1901 — ricor­da Vin­cen­zo Zam­bel­li, mec­ca­ni­co, ex con­sigliere comu­nale — con­sen­tì una riqual­i­fi­cazione gen­erale, trasfor­man­do un paese di pesca­tori in uno tur­is­ti­co». Col sin­da­co di allo­ra Mar­co Leone­sio, e l’aiuto di Giuseppe Zanardel­li, capo del gov­er­no, che garan­tì i finanzi­a­men­ti, ven­nero risanate numerose case, costru­ito il lun­go­la­go (pri­ma gli edi­fi­ci lam­bivano le acque) e approva­to un nuo­vo piano rego­la­tore: creazione di tre slarghi, sven­tra­men­to del quartiere Sant’Antonio, ricostruzione del Palaz­zo munic­i­pale e delle scuole fem­minili, sis­temazione del Tri­bunale, real­iz­zazione delle abitazioni operaie, smal­ti­men­to delle acque pio­vane, nuo­va stra­da dei Col­li. E oggi? Quali trasfor­mazioni si pos­sono atten­dere, al di là delle pic­cole o gran­di «riparazioni» del sis­ma del 2004? «Non sap­pi­amo quale sia il prog­et­to degli ammin­is­tra­tori attuali — pros­egue Zam­bel­li, nel dibat­ti­to al cin­e­ma teatro Cristal -. Il Palaz­zo munic­i­pale, ad esem­pio. I tec­ni­ci han­no spie­ga­to che, per ren­der­lo agi­bile, occor­rono quat­tro mil­ioni di euro per il restau­ro. Ma è gius­to che gli uffi­ci resti­no lì? Non sarebbe più oppor­tuno ten­er­lo come sede di rap­p­re­sen­tan­za, per la cel­e­brazione di mat­ri­moni civili, l’effettuazione di con­veg­ni, dibat­ti­ti, con­cer­ti, eccetera, trasfer­en­do gli uffi­ci altrove, in una zona dota­ta di parcheg­gi?». «Dopo quel gravis­si­mo ter­re­mo­to, Salò rinacque — inter­viene , pres­i­dente degli Ami­ci del Gol­fo, che han­no avu­to l’idea del­la passeg­gia­ta a lago, ora parzial­mente real­iz­za­ta -. Oggi abbi­amo un’occasione irripetibile e irri­n­un­cia­bile. C’è la pos­si­bil­ità di rinascere in fret­ta». Ma Gian­piero Cipani non sposa tali indi­cazioni. «Nel giug­no ’99, quan­do siamo sta­ti elet­ti — dice il sin­da­co -, abbi­amo trova­to un prog­et­to per real­iz­zare 36 mila metri cubi nel­la zona del piaz­za­le Mar­tiri del­la Lib­ertà, vici­no all’ex calza­tu­rifi­cio. Noi ci siamo impeg­nati a togliere quel­la vol­ume­tria. Il Palaz­zo munic­i­pale deve rimanere là dov’è, sal­vo il trasfer­i­men­to (al mas­si­mo) di alcu­ni uffi­ci. I , ad esem­pio, potreb­bero andare in via Fan­toni, all’interno del Liceo, dopo che gli stu­den­ti si trasferi­ran­no nel­la nuo­va strut­tura di Cam­pov­erde. Ma niente più». Poi Cipani dà una buona notizia: gli edi­fi­ci pub­bli­ci sono assi­cu­rati. «In pas­sato — aggiunge — non esiste­va nes­suna cop­er­tu­ra. Per for­tu­na che nel 2000, sol­lecitati dal seg­re­tario Giuseppe Iovene, abbi­amo trasfor­ma­to tutte le polizze, inseren­do even­tu­ali rischi sis­mi­ci. Non recu­per­ere­mo tut­ti i 4 mil­ioni rel­a­tivi alle crepe e alle lesioni subite, dato che i pre­mi non era­no ele­vatis­si­mi, ma qual­cosa sì». Nè va trascu­ra­to il dis­cor­so dell’ospedale. «Non vor­rei che il ter­re­mo­to fos­se la bot­ta defin­i­ti­va per chi­ud­er­lo — affer­ma Gian Pao­lo Comi­ni, pre­side delle scuole medie del­la Valte­n­e­si, ex asses­sore comu­nale e provin­ciale -. Bisognerebbe chiedere un impeg­no a Car­lo Bor­sani, il respon­s­abile provin­ciale». Repli­ca del sin­da­co Cipani: «E’ un tema com­p­lesso. La notte del 24 novem­bre i pazi­en­ti del repar­to di Psichi­a­tria sono sta­ti trasportati altrove, e l’edificio chiu­so, poichè dichiara­to inag­i­bile. Ho chiam­a­to gli ingeg­neri, che han­no dichiara­to: l’ospedale è il meno lesion­a­to tra gli edi­fi­ci pub­bli­ci. Ed ho forte­mente sol­lecita­to la direzione gen­erale a riportare i servizi. Così sono tor­nati gli ambu­la­tori, la dial­isi, i pre­lievi, eccetera. La situ­azione è insom­ma la stes­sa di pri­ma. Il futuro? Sti­amo a vedere. Vi assi­curo, comunque, che nei prossi­mi cinque anni, fin tan­to che rimar­remo ad ammin­is­trare, non cam­bier­e­mo la des­ti­nazione. Man­ter­re­mo l’immobile a uso san­i­tario. Non con­ced­er­e­mo ad alcuno la pos­si­bil­ità di trasfor­mar­lo in un con­do­minio residenziale».