Le valutazioni sul campo di Davide Lodi, vicepresidente del centro Lautari di Pozzolengo. Gli esperti: «Crescono i tossicomani, dal manager all’operaio»

Cocaina, un lago di droga

Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Pri­ma l’eroina, poi l’ecstasy e le droghe «leg­gere», ora la cocaina. L’allarme-droga oggi por­ta questo nome: cocaina. Sostan­za un tem­po assun­ta dai vip, ora invece dif­fusa tra tut­ti gli strati sociali, in par­ti­co­lare tra i gio­vani, nelle strade, davan­ti alle scuole e alle dis­coteche. A costi rel­a­ti­va­mente bassi: con 20 euro se ne può acquistare una dose. Nel bas­so Gar­da è allarme già da qualche anno e il cen­tro Lau­tari di Poz­zolen­go da tem­po viene con­sid­er­a­to dagli organ­is­mi com­pe­ten­ti un «cen­tro spe­cial­iz­za­to» per la cura del­la cocaina. «Da tem­po apri­amo le porte a molti con­suma­tori di ques­ta dro­ga — con­fer­ma Davide Lodi, vicepres­i­dente dei Lau­tari — purtrop­po negli ulti­mi dod­i­ci mesi la per­centuale è sali­ta ver­tig­i­nosa­mente, e temi­amo che non si arresti. Tra l’altro non esistono far­ma­ci par­ti­co­lari per la cocaina. E che stia facen­do dan­ni enor­mi tra donne e uomi­ni, gio­vani e meno gio­vani, operai e man­ag­er, è incon­testa­bile». «Non esiste un cocain­o­mane-tipo, può essere di qualunque estrazione socio-eco­nom­i­ca. Il guaio è che — con­tin­ua Lodi — la cocaina viene sot­to­va­l­u­ta­ta, favorisce un’apparente ener­gia per com­petere nell’ambiente di lavoro o sociale, anche nelle relazi­ni ses­su­ali. Ma sbaglia chi crede che, gra­zie alla cocaina, si pos­sano aumentare le prestazioni ses­su­ali». Il numero due del­la comu­nità riv­ela poi alcu­ni aspet­ti inqui­etan­ti. «Abbi­amo gio­vani tra i 20 e i 25 anni del­la nos­tra provin­cia che dirigono aziende, operai che lavo­ra­no in fab­briche, stu­den­ti, perfi­no casal­inghe o donne affer­mate che riten­gono, per esem­pio, che l’assunzione di cocaina attenui l’appetito e, di con­seguen­za, pos­sono ridurre il loro peso: insom­ma una dieta alla dro­ga!». La cocaina si può snif­fare, fumare o ini­ettare. La fuma­ta è quel­la che svilup­pa nel più breve tem­po pos­si­bile una dipen­den­za anco­ra più veloce dell’eroina. Tra i cinquan­ta ospi­ti del cen­tro di Poz­zolen­go, fonda­to nel 1992, almeno il 30% ha prob­le­mi con la “coca”. I loro dis­tur­bi al momen­to dell’ingresso era­no la depres­sione, gli sbalzi umorali, l’impulsività, un’elevata aggres­siv­ità. «Il loro trat­ta­men­to è di tipo psi­co­logi­co e far­ma­co­logi­co. Con il pri­mo – spie­ga anco­ra Davide Lodi – dob­bi­amo garan­tire un forte accud­i­men­to affet­ti­vo ai ragazzi, con il sec­on­do fornire sta­bi­liz­za­tori dell’umore, ansi­oliti­ci ed anti­de­pres­sivi: purtrop­po, per questi sogget­ti il trat­ta­men­to è più lun­go fra tut­ti gli altri. Ci rac­con­tano – con­clude Lodi – che la cocaina gli ha fat­to perdere il sen­so del lim­ite, li ha fat­ti sen­tire onnipo­ten­ti: la sua assun­zione non ha loro prodot­to subito sin­to­mi seri, e quin­di han­no segui­tato a pren­der­la». E’ allarme, dunque, in ques­ta zona del­la riv­iera del Gar­da, il cui alto tenore di vita e la facil­ità di trovare ovunque la cocaina, sta spin­gen­do sem­pre più gio­vani a consumarla.