Per Enzo Benedetti, storico ristoratore arcense, la situazione è critica e la colpa è soprattutto degli operatori. Troppa improvvisazione all'origine della crisi del settore

«Col turismo dei pullman ci si svende»

22/07/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo

«Un tur­is­mo ritaglia­to su misura dei pull­man in arri­vo è come un negozio che fa i sal­di: all’in­seg­na delle sven­dite». Vede crisi nera e sen­za tante vie di usci­ta, Enzo Benedet­ti, stori­co ris­tora­tore arcense e grande conosc­i­tore del­l’am­bi­ente tur­is­ti­co altog­a­rde­sano. «Se a Riva non si ride qui si piange — spie­ga — e la col­pa è di noi oper­a­tori. Trop­pa improvvisazione, e adesso ne paghi­amo le spese».Avanti così e ques­ta sta­gione ver­rà ricor­da­ta più per il tur­is­mo da scar­si numeri che per l’inces­sante cani­co­la. La crisi è gen­er­al­iz­za­ta e non sta colpen­do soltan­to l’Al­to Gar­da. Ma qui, stan­do ai com­men­ti degli addet­ti ai lavori, sta las­cian­do mag­gior­mente il seg­no. E fa più pau­ra. «Se sul­la riv­iera romag­no­la la fles­sione del mer­ca­to tedesco è intorno al 7–8 per cen­to — spie­ga Benedet­ti — da noi è almeno il doppio. Questo pro­duce inevitabil­mente una rif­les­sione. Mol­ta col­pa è nos­tra, di noi oper­a­tori. Per tut­ti gli errori com­piu­ti fino ad ora. Qui c’è trop­pa improvvisazione, da sem­pre, e ora se ne pagano le con­seguen­ze. Non è pos­si­bile pen­sare di arrivare a con­seguire i risul­tati pre­fig­u­rati in tem­pi bre­vis­si­mi. Occorre pazien­za e piani­fi­cazione. In questo «mam­ma» Provin­cia ci ha viziati fin trop­po». «Quel­la che sti­amo viven­do — pros­egue il tito­lare del ris­torante Alla Lega — è una crisi seria, sen­za, a mio avvi­so, tan­ti sboc­chi d’us­ci­ta. Nel­l’ul­ti­ma set­ti­mana qual­cosa in più si è reg­is­tra­to ma rimane sem­pre un peri­o­do di fiac­ca. Per anni abbi­amo vis­su­to di ren­di­ta gra­zie al nos­tro splen­di­do ter­ri­to­rio. Ma questo non bas­ta più, al tur­ista si deve offrire del­l’al­tro, ogni anno un moti­vo in più per tornare. Un buf­fet par­ti­co­lare, tan­to per fare un esem­pio banale, o la pisci­na riscal­da­ta. In questo frangente il prog­et­to delle acque ter­mali pote­va essere vin­cente. Così come quel­lo del golf. Ma, ripeto, c’è trop­pa improvvisazione. Per questo i tur­isti “scap­pano” sul­la riv­iera romag­no­la, dove san­no come trattarli».