Come si salvava la reputazione

Di Redazione
Giacomo Danesi

Un popo­lo difende sem­pre i suoi cos­tu­mi più che le sue leg­gi”. Così scrive­va Mon­tesquieu nel suo sag­gio “Lo spir­i­to delle leg­gi”. Il doc­u­men­to che pro­pon­go ai nos­tri let­tori prob­a­bil­mente non meri­ta ai tem­pi nos­tri nes­sun com­men­to. Si com­men­ta da solo.

è pas­sato più di un sec­o­lo dal­la sua stesura. Ma sem­bra­no mil­len­ni. è la nor­male sto­ria di un uomo, tale Ulisse Borzi­no, che rimas­to vedo­vo sposa la sig­no­ra Emil­ia De Cap­i­tani, figlia del Cap­i­tano G. De Cap­i­tani, un volon­tario delle truppe france­si, al quale nel 1859 com­bat­ten­do a Solferi­no fu asseg­na­ta una medaglia al val­ore. Nel 1860, con Garibal­di, fu fer­i­to sull’Aspromonte. Ma il doc­u­men­to non riguar­da una battaglie tra le due sopra citate, ma un’altra battaglia, forse ancor più dolorosa: una battaglia famil­iare. Anche se ai tem­pi nos­tri quan­to suc­ces­so allo­ra farebbe sor­rid­ere.

Scrive­va Proust, nel suo libro “All’ombra delle fan­ci­ulle in fiore”, che è inutile osser­vare i cos­tu­mi, poiché si pos­sono dedurre dalle leg­gi psi­co­logiche. Non sem­pre, evi­den­te­mente.

 

Il curioso doc­u­men­to por­ta la data del 25 set­tem­bre 1903. Il tut­to, nat­u­ral­mente, a nor­ma di legge

Pri­ma pub­bli­cazione il: 2 May 2020 @ 12:18