Nel Veronese l’assemblea generale degli amministratori. I sindaci bresciani hanno pareri discordi sul futuro dell’ente

Comunità del Garda: è ancora fumata grigia

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Di Luca Delpozzo

La , riu­ni­ta ieri pomerig­gio in assem­blea gen­erale nel palaz­zo Ca’ Mon­tagna a San Zeno di Mon­tagna (Verona) ha prova­to a decidere il suo futuro. E lo ha fat­to sol­lecita­ta dal suo stes­so pres­i­dente, , in un cli­ma di con­fron­to ali­men­ta­to dagli inter­ven­ti di alcu­ni sin­daci e rap­p­re­sen­tan­ti politi­ci di comu­ni, province e regioni coin­volte nel­la Comu­nità. Assente la mag­gior parte degli ammin­is­tra­tori del­la spon­da veronese del lago, l’assemblea è sta­ta dom­i­na­ta dal­la pre­sen­za mas­s­ic­cia di quel­li bres­ciani, tra cui anche gli asses­sori provin­ciali ai Trasporti e al Tur­is­mo Vale­rio Pri­gnachi e Ric­car­do Mini­ni. Tra tut­ti, non han­no volu­to man­care il sen­a­tore ed ex pres­i­dente del­la Comu­nità Aventi­no Frau e il sot­toseg­re­tario alle Riforme Isti­tuzion­ali Aldo Branch­er. Il pres­i­dente Mongiel­lo ha aper­to la sedu­ta entran­do nel cuore del prob­le­ma. «Con ques­ta assem­blea non pos­si­amo decidere lo sciogli­men­to del­la Comu­nità, ma è impor­tante fare chiarez­za», ha dichiara­to. «In questi cinque anni molti ele­men­ti ci han­no fat­to capire la sto­ria, i mer­i­ti e i lim­i­ti del­la Comu­nità: ora siamo giun­ti al capo­lin­ea e dob­bi­amo chieder­ci quali linee vogliamo seguire. Le defezioni da parte di sin­goli comu­ni e non da ulti­mo del­la Provin­cia di Verona devono far­ci riflet­tere e preparar­ci a una deci­sione riso­lu­ti­va: il pros­egui­men­to o la fine dell’ente». Ma nes­suno dei pre­sen­ti ha volu­to sen­tire il suono delle cam­pane a mor­to. Sin­daci e ammin­is­tra­tori han­no, piut­tosto, grida­to in coro alla neces­sità di rin­no­va­men­to. Il sin­da­co di Toscolano Mader­no, Pao­lo Ele­na, ha rot­to il ghi­ac­cio. «Mi rifi­u­to di pen­sare che siamo arrivati al capo­lin­ea — ha det­to -. Ci sono prob­le­mi che van­no affrontati: ma come garde­sani uni­ti dalle acque del lago, e da un’economia pret­ta­mente tur­is­ti­ca, dob­bi­amo ripar­tire da capo rima­nen­do uni­ti». Un con­cet­to rib­a­di­to più volte anche dal pri­mo cit­tadi­no del comune veronese Bren­zone, Gia­co­mo Simonel­li, che ha ammes­so di aver por­ta­to all’ordine del giorno dell’ultimo con­siglio comu­nale l’uscita dal­la Comu­nità del Gar­da. Sec­on­do il sin­da­co di San Felice del Bena­co, Gian­lui­gi Mar­silet­ti, «dalle prospet­tive e dai bei dis­cor­si bisogna pas­sare ai fat­ti, alle azioni con­crete». «Guai a voi se fate morire la Comu­nità del Gar­da», ha dichiara­to con fer­mez­za Branch­er. Una dife­sa a spa­da trat­ta arriva­ta anche dal sen­a­tore Frau, che ha delin­eato il ritrat­to del­la «nuo­va comu­nità», un ente in gra­do di trattare temi di grande respiro e comu­ni a tutte le realtà garde­sane, dal traf­fi­co alla qual­ità delle acque. Viva allo­ra, ma per fare cosa? Sul­la natu­ra del­la comu­nità rin­no­va­ta non tutte le par­ti in causa la vedono allo stes­so modo. Per alcu­ni, come il sin­da­co di Salò Gian­piero Cipani, dovrà diventare soprat­tut­to «la con­feren­za dei sin­daci», per altri invece non dovran­no che con­tare mar­ginal­mente; per alcu­ni sta bene la Comu­nità for­ma­to «cena­co­lo» per ragionare sui gran­di temi, per altri infine deve rimanere un ente in gra­do di dare servizi per i prob­le­mi gran­di e pic­coli. La Comu­nità, insom­ma, sem­bra non vedere anco­ra chiaro nel suo futuro. Il prossi­mo appun­ta­men­to, forse quel­lo deci­si­vo, è fis­sato per il mese di dicembre.

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