A entrare nel gotha dei vini pregiati è il “Valtenesi Rosé Molmenti 2015” dell’azienda Costaripa di Moniga del Garda

Con i “tre bicchieri” del Gambero Rosso, per la prima volta, il rosè della Valtenesi conquista gli Italiani

24/10/2018 in Attualità
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Di Redazione

Per la pri­ma vol­ta nel­la sto­ria eno­log­i­ca del­la Lom­bar­dia un rosè è tra i vini top del­la regione con il riconosci­men­to dei “Tre Bic­chieri” nel­la pres­ti­giosa gui­da del Gam­bero Rosso. A entrare nel gotha dei vini pre­giati è il “Valte­n­e­si Mol­men­ti 2015” dell’azienda Costari­pa di Moni­ga del Gar­da, gui­da­ta dal noto enol­o­go di fama inter­nazionale Mat­tia Vez­zo­la. Il riconosci­men­to assume anco­ra più impor­tan­za se si pen­sa che, mai pri­ma d’ora dal 1986, i crit­i­ci del Gam­bero Rosso ave­vano pre­mi­a­to un di cat­e­go­ria rosé.  Infat­ti solo a par­tire da quest’edizione il Gam­bero Rosso ha deciso di insti­tuire il pre­mio di “Miglior rosè d’Italia”.

Nell’ultimo peri­o­do i vini rosè con­tin­u­ano a riscuotere grande suc­ces­so in Italia dove la pro­duzione è di cir­ca 60 mil­ioni di bot­tiglie, con un notev­ole export e con un fat­tura­to che lo scor­so anno ha sfio­ra­to i 300 mil­ioni di euro.  Un quar­to del­la pro­duzione nazionale arri­va nei mer­cati amer­i­cani, ingle­si, tedeschi, rus­si, cine­si, giap­pone­si e ulti­ma­mente anche nei pae­si del Sud Africa. Il com­par­to dei rosè inter­es­sa soprat­tut­to il Vene­to, il Salen­to, l’Abruzzo e la Lom­bar­dia. In Valte­n­e­si ogni anno ven­gono prodotte 2 mil­ioni di bot­tiglie con un esportazione del 30%.

La riv­iera bres­ciana del Gar­da — affer­ma Mat­tia Vez­zo­la —  è la ter­ra dei gran­di rosé. Un’oasi mediter­ranea dove la pro­duzione di questi vini è una tradizione viti­co­la rad­i­ca­ta da sem­pre e cod­i­fi­ca­ta oltre un sec­o­lo fa, pro­prio a Moni­ga del Gar­da, dal sen­a­tore veneziano Pom­peo Mol­men­ti con l’invenzione del “”. Quan­do si par­la di rosè ital­iani di grande tradizione, il Gar­da è in pri­mo piano assieme al Salen­to».  Enol­o­go dell’anno 2004, 2008 e 2014 e aut­en­ti­co “guru” delle bol­licine di Fran­ci­a­cor­ta, nonché grande appas­sion­a­to di vini rosè, Mat­tia Vez­zo­la è sta­to anche ideatore e pro­dut­tore del vino meta­bol­i­co che coni­u­ga un’alta qual­ità vitivini­co­la a prin­cipi nutri­tivi per pre­venire malat­tie meta­boliche come dia­bete mel­li­to, iperten­sione arte­riosa e obe­sità. Questo vino, pre­sen­ta­to alla stam­pa alcu­ni anni fa, e già in prece­den­za con la pre­sen­za del cele­bre car­di­ol­o­go Chris­t­ian Barnard, si basa sulle linee gui­da del­la “Cuci­na Lin­eare Meta­bol­i­ca “del­lo chef Luca Bar­bi­eri e del pro­fes­sore Clau­dio Mac­ca, noto nutrizion­ista degli Spedali Civili di Bres­cia.

Quat­tro le tipolo­gie di vino prodotte da Costari­pa di Moni­ga del Gar­da: due Valte­n­e­si Rosè, ovvero il RosaMa­ra ed il longe­vo Mol­men­ti (l’unico Rosé affi­na­to al 100% in ton­neaux di rovere bian­co e pro­pos­to dopo quat­tro anni dal­la ) , un vino da dessert rosè da soli 10 gra­di bat­tez­za­to Pal­mAr­genti­na ed infine un Brut Rosè che l’azienda pro­duce fin dal lon­tano 1973. Una pro­duzione, quel­la di Costari­pa, che Vez­zo­la vuol fare diventare il bigli­et­to da visi­ta di un ter­ri­to­rio e di uno stile che sem­bra des­ti­na­to a dom­inare i con­su­mi enoici degli anni futuri.

 

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