Miori: «Bisogna scegliere: puntiamo sul turismo sì o no?»

Con il Wwf contro la cava a Patom

21/11/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Gianluca Marcolini

«Come ammin­is­trazione comu­nale ci pre­mu­nire­mo quan­to pri­ma di pre­sentare al Via le nos­tre val­u­tazioni e per­p­lessità. Ma per quan­to mi riguar­da non pos­so far altro che sot­to­lin­eare tut­ta la mia con­tra­ri­età in mer­i­to a tale prog­et­to». Dopo il Wwf anche l’asses­sore all’am­bi­ente di Arco Fab­rizio Miori fa pol­lice ver­so nei con­fron­ti del paven­ta­to ampli­a­men­to del­la cava di Patom.«Premetto che non ho nul­la con­tro la dit­ta Scavi Chiarani — pre­cisa innanz­i­tut­to Miori — la quale non fa altro che chiedere ciò che le spet­ta legit­ti­ma­mente sul­la car­ta. Il mio appel­lo è ind­i­riz­za­to ver­so altri lidi. Chiedo che la Provin­cia riflet­ta quale svilup­po sosteni­bile ha inten­zione di perseguire in ques­ta maniera. Si par­la tan­to che il motore del­l’e­cono­mia del­l’Al­tog­a­r­da è il tur­is­mo, sospin­to dalle pecu­liar­ità ambi­en­tali per cer­ti ver­si uniche, e poi si con­sentono sban­ca­men­ti di questo tipo». La super­fi­cie del­la cava, sec­on­do il prog­et­to che è ora al vaglio del Via (uffi­cio provin­ciale di Val­u­tazione Impat­to Ambi­en­tale), aumenterebbe di cir­ca quat­tro volte men­tre la capac­ità estrat­ti­va più o meno si rad­doppierebbe. «Oltre all’im­pat­to pae­sag­gis­ti­co — pros­egue l’asses­sore — non si deve dimen­ti­care che nelle vic­i­nanze c’è la famosa grot­ta del “Bus del Diaol”, dal­la ril­e­vante impor­tan­za spele­o­log­i­ca ed ambi­en­tale. Ma quel­lo che mag­gior­mente mi pre­oc­cu­pa sono le con­seguen­ze sul traf­fi­co. L’am­pli­a­men­to del­la cava sig­ni­ficherebbe un aumen­to espo­nen­ziale dei camion che partono dal­la Molet­ta e attra­ver­sano la val­la­ta per diriger­si al cemen­tifi­cio delle Gra­zie. Tut­to questo deve essere pre­so in con­sid­er­azione, pro­prio ora che si sta dis­cu­ten­do di cir­con­va­l­lazione. Ma non sto dicen­do che il futuro col­lega­men­to viario a nord di Arco deve essere prog­et­ta­to tenen­do con­to di queste esi­gen­ze, ben­sì che è meglio fer­mar­si a riflet­tere, pri­ma di dare l’au­tor­iz­zazione per un ampli­a­men­to di queste dimen­sioni. E trovare quin­di una soluzione adegua­ta». «Se fino a 40 anni fa — con­clude Miori — ave­va un sen­so la pre­sen­za d’in­dus­trie pesan­ti nel Bas­so Sar­ca ora dob­bi­amo riflet­ter­ci atten­ta­mente sopra. E mag­a­ri pen­sare ad una loro futu­ra ricon­ver­sione, com­pre­si i posti di lavoro agevolan­do la spe­cial­iz­zazione. A meno che, da per­fet­ti ipo­criti, non si par­li di svilup­po sosteni­bile ed invece…»