La copia in polvere di marmo, calce e resina è stata ricollocata dopo sette anni d'attesa in piazzetta Craffonara Presentato da Ciurletti e Cavada il percorso museale in Rocca

Con la vasca romana decolla l’archeologia

17/07/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Riva del Garda

La ricom­parsa sul suo piedestal­lo in piazzetta Craf­fonara del­la vas­ca romana rimossa ormai da sette anni per un restau­ro, è sta­ta salu­ta­ta ieri con aut­en­ti­ca gioia dai rivani, dal sin­da­co Mal­ossi­ni all’asses­sore Mari­no, da ad Elio Bres­ciani pro­mosso sul cam­po cus­tode ono­rario del mon­u­men­to: anche se si trat­ta d’u­na copia di cal­ci­na, resina e pol­vere di marmo.L’originale arriverà ad otto­bre e ver­rà piaz­za­to, con tut­ta la solen­nità che meri­ta l’ec­cezion­al­ità del reper­to ‑uni­co, di gran lus­so, pre­sum­i­bil­mente gre­co, di sicuro scol­pi­to alla fine del I sec­o­lo dopo Cristo- in una apposi­ta salet­ta del per­cor­so arche­o­logi­co del civi­co, pre­sen­ta­to nel­la sua interez­za da Gian­ni Ciurlet­ti ed Enri­co Cava­da, respon­s­abili in provin­cia delle anti­chità tren­tine. Nes­suno sa quan­do e per­chè la vas­ca capitò a Riva, dove a quei tem­pi non c’er­a­no per­son­ag­gi tan­to ric­chi da pot­ersela per­me­t­tere: di cer­to c’è solo che don Vir­ginio Sztarony la vide, ridot­ta a depos­i­to di cian­frusaglie, alla fine dell’800 nel­la can­ti­na del­la canon­i­ca dov’era fini­ta dopo ess­er servi­ta da fonte bat­tes­i­male. Quan­do Gian­car­lo Maroni negli anni Ven­ti ridis­eg­nò piazzetta Craf­fonara sulle fon­da­men­ta d’u­na anti­ca cap­pel­la, volle val­oriz­zarla. Nel ’95, dan­neg­gia­ta dal­l’e­s­po­sizione agli agen­ti atmos­feri­ci, venne affi­da­ta alla dit­ta Molet­ta di Lavis per il restau­ro ormai com­ple­ta­to. Quan­to al per­cor­so muse­ale in Roc­ca, si arti­co­la in un per­cor­so cir­co­lare, spac­ca­to di qualche migli­aio d’an­ni di sto­ria altog­a­rde­sana coag­u­la­ta intorno a sette momen­ti: si parte del­la stat­ue stele di Arco, seguono le tes­ti­mo­ni­anze delle palafitte ledren­si (antipas­to d’u­na visi­ta obbli­ga­to­ria a Moli­na) ed il pas­tore del­la Busa Brodeghera coi suoi attrezzi del­l’età del fer­ro. Il San Mar­ti­no, ric­chissi­mo sito tut­to­ra ogget­to d’u­na cam­pagna di scavi, lega la pro­to­sto­ria ai pri­mi inse­di­a­men­ti umani ed all’e­poca romana; la salet­ta del­la vas­ca tes­ti­mo­nia gli sfarzi del tar­do impero e sarà segui­ta da altre tes­ti­mo­ni­anze romane fino al V sec­o­lo. In con­clu­sione la for­mazione dei «vici» da Bolog­nano a Pran­zo, cav­al­ca­ta attra­ver­so i sec­oli che legano i romani ai , pas­san­do attra­ver­so i goti. Il tut­to arric­chi­to da didas­calie (poche per­chè la voglia di leg­gere è sem­pre più scarsa) e da postazioni mul­ti­me­di­ali dal­la fruibil­ità più imme­di­a­ta. Gian­ni Pel­le­gri­ni sot­to­lin­ea la pre­sen­za di tre salette vuote sul lato sud, ver­so il lago: ospit­er­an­no pic­cole mostre tem­po­ra­nee cui legare l’at­tiv­ità didat­ti­ca del Museo, aut­en­ti­ca legit­ti­mazione del­la pre­sen­za e del­la fun­zione del­l’is­ti­tuzione. Nato negli anni Cinquan­ta ad opera d’un val­oroso grup­po di volon­tari entu­si­asti e gen­erosi, come espo­sizione di tes­ti­mo­ni­anze del pas­sato, il museo ambisce a divenire inter­locu­tore cul­tur­ale non di episod­i­ci vis­i­ta­tori tur­isti ma del­la gente altog­a­rde­sana di cui, attra­ver­so la sto­ria, garan­tisce l’identità.

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