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Con Zucca il legno si è fatto arte

Di Luca Delpozzo
g.m.

E’ aper­ta fino a domeni­ca 27 luglio, a Vil­la Brunati di Riv­oltel­la, la mostra «Arte in leg­no» orga­niz­za­ta dal Comune di Desen­zano alla quale parte­ci­pa Michele Zuc­ca, orig­i­nario di Pizzighet­tone, ma da anni abi­tante a Mus­co­l­ine, un’artista spe­ciale. Le sue opere, quadri di leg­no intaglia­to, han­no rice­vu­to numerosi riconosci­men­ti in tut­ta Italia. Stilis­ti­ca­mente si muove fra la ten­den­za real­is­ti­ca, il fas­ci­no iron­i­co del sur­re­al­is­mo e l’ot­ti­ca impres­sion­ista. Predilige la tavola al leg­no tridi­men­sion­ale per­ché dota­ta di un pro­prio piano di fon­do, che, come lui stes­so descrive, «imbriglia, come un vetro scuro, la mobil­ità del­l’oc­chio e pre­dispone all’anal­isi del sogget­to». Il rap­por­to con la luce crea poi nei suoi lavori var­ie­gate mod­u­lazioni, che la vista per­cepisce come se fos­sero sen­sazioni tat­tili. Quel­la del­la scul­tura su tav­ole di leg­no, poi dip­inte, è un’an­ti­ca tec­ni­ca medievale: «L’incisione del dis­eg­no — spie­ga Zuc­ca — non è un proces­so mec­ca­ni­co di sfon­da­men­to, ma la percezione istin­ti­va dei rap­por­ti di pro­fon­dità più effi­caci per ottenere il risalto delle varie par­ti in relazione alla strut­tura glob­ale. «Non potrei mai spie­gare nè inseg­nare ques­ta parte del mio lavoro per­ché è fat­ta di un’istin­tiv­ità, tem­per­a­ta dal­la lun­ga espe­rien­za. Pos­so solo dire che ho autono­ma­mente per­cor­so la stra­da del­la pro­fon­dità con­tin­ua , del medes­i­mo spes­sore, in modo da con­durre l’oc­chio del­lo spet­ta­tore dal pri­mo piano allo sfon­do in una suc­ces­sione continua».