Premi e menzioni alle tesi che raccontano il territorio. I quindici lavori presentati sono ora consultabili in biblioteca

Consegnate in sala civica le borse di studio

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Di Luca Delpozzo
Stefano Joppi

Un paese non solo tur­is­ti­co e d’arte. Da alcu­ni anni il cen­tro aril­i­cense può con pieno mer­i­to vantare il tito­lo di cit­tadel­la del­la cul­tura gra­zie a un’importante fines­tra aper­ta sul mon­do dell’. Un’attenzione non dell’ultima ora e ancor meno ricon­ducibile al con­sue­to fiorire d’iniziative che spun­tano d’incanto in prossim­ità di sca­den­ze ammin­is­tra­tive. La bor­sa di stu­dio «Cit­tà di Peschiera del Gar­da e ter­ri­to­rio bena­cense» pro­mossa dall’assessorato alla cul­tura e giun­ta alla quin­ta edi­zione ha pre­mi­a­to ven­erdì sera l’interessante e arti­co­la­ta tesi di lau­rea scrit­ta a due mani da Michela Pina­monte di Gar­da e Bar­bara Zanet­ti di Lazise. Le due gio­vani han­no pre­sen­ta­to alla facoltà di Architet­tura di Venezia una appro­fon­di­ta anal­isi su «Le limon­aie del Gar­da: sto­ria e prog­et­to». Un lavoro molto orig­i­nale che la com­mis­sione del con­cor­so com­pos­ta dal pres­i­dente Gior­gio Maria Cam­biè, dal­la diret­trice dei musei civi­ci di Verona Pao­la Mari­ni, dal geografo Euge­nio Tur­ri e dal pro­fes­sore Alfre­do Buonopane ha pre­mi­a­to con un asseg­no di tre mil­ioni. «Abbi­amo imp­ie­ga­to due anni per portare a ter­mine una ricer­ca che parte dal XIII sec­o­lo e pone anche atten­zione ai modi di pro­duzione e alle tec­niche di colti­vazione dei cedri del Gar­da», rac­con­ta Bar­bara Zanet­ti a mar­gine del­la ser­a­ta di pre­mi­azione svol­ta nel­la sala civi­ca del­la alla pre­sen­za di un trenti­na di per­sone. «La coltura dei limoni ha deter­mi­na­to l’aspetto mor­fo­logi­co di intere aree soprat­tut­to sul­la spon­da bres­ciana da Salò a Limone. Seg­ni evi­den­ti ancor oggi con centi­na­ia di pilas­tri svet­tan­ti ver­so il cielo ordi­nata­mente allineati e cir­con­dati su tre lati da alte mura di pietre bianche a for­mare veri gia­r­di­ni d’agrumi», ha chiosato Zanet­ti ricor­dan­do la pre­sen­za di limon­aie impor­tan­ti a Tor­ri e Pun­ta San Vig­ilio. «Inoltre sul­la riv­iera veronese abbi­amo trova­to sig­ni­fica­tivi resti anche a Colà, Lazise e a all’interno dell’ex Vil­la Bot­ta ora Mag­no­lie». Di tutt’altro genere e peri­o­do stori­co la tesi di Ele­na Ben­venu­ti, res­i­dente a Verona in Bor­go Tren­to, che ha ottenu­to il sec­on­do pre­mio (asseg­no di due mil­ioni) con lo stu­dio: «Anfore romane dagli scavi di Peschiera; dati topografi­ci e diret­tri­ci com­mer­ciali». Si trat­ta di una esauri­ente ipote­si ricostrut­ti­va degli edi­fi­ci di età romana nel cen­tro stori­co di Peschiera, che ne definisce accu­rata­mente la fun­zion­al­ità con l’apporto di una pun­tuale doc­u­men­tazione grafi­ca. Viene così con­fer­ma­to il ruo­lo dell’abitato dell’antica Aril­i­ca nel quadro del­la roman­iz­zazione del e il suo atti­vo inser­i­men­to nei traf­fi­ci com­mer­ciali dell’area padana dal II sec­o­lo a. C. al V sec­o­lo d.C. La giuria ha poi seg­nala­to i lavori di Pao­la Tes­ta di Mal­ce­sine, «Anal­isi di un ambi­ente flu­viale par­ti­co­lare: il fiume Aril», e Ste­fano Minozzi di Bon­fer­raro, «Il com­men­to di Bernardi­no Cil­lenio da Peschiera alle elegie di Tibul­lo». Alla cer­i­mo­nia di pre­mi­azione con­dot­ta dal­la gior­nal­ista Giu­dit­ta Bolog­ne­si era­no pre­sen­ti gli asses­sori alla cul­tura Val­ter Mon­tre­sor e al bilan­cio Faus­to Luciani. Entram­bi han­no sot­to­lin­eato il cres­cente numero di parte­ci­pan­ti (si è pas­sati dai due iscrit­ti del­la pri­ma edi­zione ai 15 di quest’anno) e la dif­fi­coltà del­la com­mis­sione nel­lo sti­lare una grad­u­a­to­ria di mer­i­to con­sid­er­a­to il val­ore degli elab­o­rati pre­sen­tati. Tutte tesi che sono ora a dis­po­sizione del­la bib­liote­ca. E per la prossi­ma edi­zione i pre­mi in denaro saran­no più con­sis­ten­ti grazie

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