Rinnovato il consiglio di amministrazione: nei prossimi giorni l’elezione del presidente.

Il Consorzio Valtènesi rilancia nel segno dell’unità: la nuova Doc in vigore dalla vendemmia 2017

30/11/2016 in Attualità
Di Luigi Del Pozzo

Dopo la pub­bli­cazione del decre­to in Gazzetta Uffi­ciale per i 60 giorni canon­i­ci, è entra­ta pien­amente in vig­ore, la nuo­va denom­i­nazione Riv­iera del Gar­da Clas­si­co, che sarà oper­a­ti­va dal­la del 2017: una doc che pun­ta a super­are l’attuale frazion­a­men­to del­la vitivini­coltura del­la spon­da bres­ciana del lago di Gar­da, ris­er­van­do tut­tavia al nome Valtè­ne­si il ruo­lo di “pun­ta di dia­mante” del­la pro­duzione.

L’annuncio è sta­to uffi­cial­iz­za­to dal pres­i­dente uscente nel cor­so dell’assemblea dei soci del , riu­ni­ta nel­la sede di Vil­la Gal­ni­ca a Pueg­na­go per il rin­no­vo delle cariche: il nuo­vo con­siglio di ammin­is­trazione emer­so al ter­mine delle votazioni è com­pos­to da Giuseppe Avanzi, Francesco Averol­di, , Fabio Con­ta­to, Igi­no Dal Cero, Luca For­men­ti­ni, Gio­van­ni Fran­zosi, Cristi­na Ingan­ni, Anto­nio Loren­zi, Alessan­dro Luz­za­go, Pao­lo Pasi­ni, Gia­co­mo Tin­cani, Mar­co Turi­na, Mat­tia Vez­zo­la, Lucia Zuliani. Nei prossi­mi giorni il cda provved­erà a riu­nir­si per indi­care il nuo­vo pres­i­dente e i vicepres­i­den­ti.

Nel cor­so del­la sua relazione, il pres­i­dente Luz­za­go ha riper­cor­so le tappe più impor­tan­ti dell’ultimo tri­en­nio, dall’apertura del­la pri­ma sede con­sor­tile nel 2013 all’ottenimento dell’incarico Erga Omnes nel 2014, dal raf­forza­men­to del­la pre­sen­za delle aziende del com­par­to a al debut­to a Prowein. Pas­sag­gio par­ti­co­lar­mente sig­ni­fica­ti­vo è sta­to l’affidamento del­la direzione nel 2015 a Car­lo Alber­to Panont la cui espe­rien­za è sta­ta strate­gi­ca per arrivare alla sot­to­scrizione del pat­to di ter­ri­to­rio che ha por­ta­to al dis­ci­pli­nare uni­co.

Unità e iden­tità era­no le pri­or­ità assolute all’inizio del mio manda­to – ha det­to Luz­za­go -. Il pat­to di ter­ri­to­rio e la nuo­va denom­i­nazione han­no dato rispos­ta a queste neces­sità: ora ci sono le con­dizioni per fis­sare l’asticella più in alto. Tutte le nos­tre risorse ed energie potran­no essere con­vogli­ate in un’unica direzione, con l’aspettativa di ottenere risul­tati decisa­mente più sig­ni­fica­tivi in quan­to avre­mo la pos­si­bil­ità di miglio­rare la nos­tra immag­ine pub­bli­ca sem­pli­f­i­can­do la comu­ni­cazione”.

Il pas­sag­gio alla nuo­va Doc andrà sostanzial­mente ad unifi­care le preesisten­ti denom­i­nazioni Gar­da Clas­si­co e Riv­iera del Gar­da Bres­ciano in un dis­ci­pli­nare nel quale la denom­i­nazione Valtè­ne­si rap­p­re­sen­terà il ver­tice del­la piramide qual­i­ta­ti­va. Questo il pre­sup­pos­to del pat­to di ter­ri­to­rio lan­ci­a­to all’inizio dell’anno dal Con­sorzio Valtè­ne­si, al quale ha ader­i­to la stra­grande mag­gio­ran­za dei pro­dut­tori del ter­ri­to­rio, com­p­rese anche le prin­ci­pali aziende dell’area Lugana la cui pro­duzione si estende ai vini del­la Valtè­ne­si a base . Il prog­et­to prevede infat­ti anche il rin­no­vo dei dis­ci­pli­nari di pro­duzione, con l’ampliamento ad est degli attuali con­fi­ni del ter­ri­to­rio di pro­duzione oltre che vari­azioni nel­la base ampel­o­grafi­ca.

C’è uno sce­nario molto diver­so rispet­to a tre anni fa – ha det­to Luz­za­go-. Si è for­ma­to un grup­po coeso tra tut­ti col­oro che si sono impeg­nati per rag­giun­gere questo impor­tante tra­guar­do. Ma cre­do che col tem­po ques­ta percezione di unità si tra­muterà in un sen­so di apparte­nen­za molto forte nel seg­no di un orgoglio comune”.

Impor­tan­ti nel cam­mi­no futuro saran­no anche i prog­et­ti di ricer­ca come quel­lo sul­la carat­ter­iz­zazione del o sul­la selezione clonale del Grop­pel­lo, che sec­on­do Luz­za­go “dovran­no con­tin­uare anche nei prossi­mi anni per appro­fondire la conoscen­za sul­la nos­tra uva e la nos­tra iden­tità. Ci vor­rà inoltre una con­di­vi­sione ampia delle conoscen­ze in modo che tut­ti i pro­dut­tori si sen­tano coin­volti in una prog­et­tual­ità uni­vo­ca, impara­n­do a par­lare un solo lin­guag­gio”.