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Cinquemila firme per il nuovo parco del basso Garda

Il Comitato promotore punta all’iniziativa popolare: nel Veneto la raccolta è già riuscita
Autore: 
Ennio Moruzzi
Fonte: 
Giornale di Brescia
Data pubblicazione: 
Lun, 22/06/2009

Un parco per tutelare il lago di Garda, i suoi caratteri naturalistici, storici e ambientali. Il Comitato promotore che ha sede a Desenzano, dopo anni di tentativi (con esiti deludenti) di convincere amministratori e politici gardesani sulla bontà dell’intervento, ha deciso di puntare tutte le sue carte sulle proposte di legge regionale d’iniziativa popolare.
Due progetti, un obiettivo
Due sono i progetti messi in campo nelle rispettive aree di competenza amministrativa, destinate rispettivamente alla Regione Lombardia ed a quella Veneta. L’obiettivo è di creare, attraverso testi di legge similari, due parchi regionali contigui che puntano a tutelare l’ambiente, il paesaggio, il clima, flora e fauna del più grande lago italiano. Non solo. Sono stati definiti in modo da integrarsi con i parchi già operativi come quelli dell’Alto Garda Bresciano e del Fiume Mincio. Capaci cioè di dar vita ad un mega parco di valenza europea.
Ci sono voluti 6 anni e tante delusioni per convincere i promotori ad imboccare la strada della proposta popolare. L’idea di difendere dalla dilagante invasione del cemento, delle seconde case, delle colline mangiate da strade e golfi da nuovi porti, era decollata nel 2003 quando 100 associazioni diedero vita a Sirmione al «Comitato promotore del parco».
Ottenne numerosi sostegni, l’adesione di personaggi famosi come il regista Franco Piavoli, il cantautore Roberto Vecchioni, l’alpinista castiglionese Fausto De Stefani, il regista Franco Piavoli e tanti altri. Ma nonostante tanti buoni propositi l’intervento non è mai approdato a risultati significativi. Nel frattempo le modifiche ambientali sono continuate. Tanto da convincere i promotori a cambiar strada imboccando quella prevista dagli statuti regionali. E poiché il Benaco, amministrativamente parlando, è diviso fra due regioni e 3 province è stata scelta la strada della proposta di legge d’iniziativa popolare.
I veronesi sono stati più rapidi dei bresciani e la proposta è stata accolta dall’Ufficio legislativo del Veneto tanto che già da un paio di mesi si stanno raccogliendo le firme degli elettori. Nel Bresciano la proposta è passata alla fase della sottoscrizione dei cittadini solo da poche settimane, esattamente dal 15 maggio. Entro il 15 novembre occorrerà depositare i moduli con almeno 5mila firme.
Più tutela e rispetto
Il progetto per l’istituzione del parco regionale del Garda Lombardo e delle colline moreniche - dice il testo - ha l’obiettivo di tutelare un’area di grande valore ambientale e paesaggistico, che nell’ultimo mezzo secolo è stata oggetto di un processo inarrestabile di urbanizzazione, antropizzazione e congestione, giunto ormai vicino al punto di «non ritorno». I cittadini promotori del progetto di legge sono convinti che solo uno strumento «forte» di pianificazione e tutela del territorio, quale un parco regionale dotato di personalità giuridica, possa porre un freno al consumo ed al degrado del territorio, e avviare anche un processo di recupero ambientale e paesaggistico.
I punti qualificanti
I punti qualificanti del progetto di legge sono: contenimento di ogni ulteriore consumo del territorio; redazione di un piano ambientale strutturale dell’intera area, al quale si adegueranno automaticamente gli strumenti di pianificazione urbanistica comunali e sovracomunali vigenti; normativa transitoria di salvaguardia, per evitare il rischio di una «corsa alla cementificazione», nel periodo di avvio del parco; presenza delle associazioni ambientaliste riconosciute negli organi di governo del parco, a fianco dei rappresentanti degli enti locali coinvolti; previsione di programmi di recupero e rinaturalizzazione delle aree ad oggi più compromesse; contenimento degli oneri per la costituzione e il funzionamento del parco. E poiché la raccolta di 5mila firme a sostegno del progetto è traguardo a portata di mano, toccherà al Consiglio regionale decidere se condividere o meno l’iniziativa.