Per ottenere la decisione conclusiva sull'intera vicenda bisognerà aspettare, almeno fino alla fine del 2001

Contrasti fra Gardone Riviera e Salò per il Casinò

27/01/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

II “brac­cio di fer­ro” tra Gar­done Riv­iera e Salò per la spar­tizione dei beni del­l’ex Azien­da di sog­giorno con­tin­ua. E da Roma arri­va la notizia di una sen­ten­za (inter­locu­to­ria). Per avere quel­la defin­i­ti­va occor­rerà atten­dere anco­ra a lungo.“Abbiamo saputo dagli avvo­cati che la Corte di cas­sazione, a sezioni riu­nite, ha accetta­to la nos­tra lin­ea per quan­to riguar­da la com­pe­ten­za del giu­dice ordi­nario — spie­ga Alessan­dro Baz­zani, sin­da­co di Gar­done -. Ma per ottenere la deci­sione con­clu­si­va sul­l’in­tera vicen­da bisogn­erà aspettare, almeno fino alla fine del 2001”.L’oggetto del con­tendere è l’ex Cas­inò, com­pos­to da cin­e­ma e ris­torante. Ma nel­l’e­len­co ci sono anche la vic­i­na darse­na col capan­none per il rimes­sag­gio dei moto­scafi, e i gia­r­di­ni al di là ella 45 bis. Tut­ti beni che appartenevano all’Azien­da di soggiorno.“Nel gen­naio ’86 — ricor­da Baz­zani -, il pres­i­dente Vit­to­rio Pir­lo e i con­siglieri di ammin­is­trazione decis­ero di ono­rare il pat­ri­mo­nio ai due comu­ni: metà e metà; Nel luglio del­lo stes­so anno, la Regione approvò la legge di rior­ga­niz­zazione delle strut­ture tur­isti-che per­iferiche, creò l’Azien­da di pro­mozione tur­is­ti­ca e sta­bilì che i beni delle aziende di sog­giorno sareb­bero andati al munici­pio del­la local­ità dove si trova­vano. Ma in novem­bre, il Pirellone diede parere favorev­ole a sud­di­videre il pat­ri­mo­nio in par­ti uguali, nonos­tante la legge da poco approva­ta. E il notaio Bonar­di reg­istrò la donazione”.“Allora Gar­done fece ricor­so in Tri­bunale — con­tin­ua il sin­da­co -. La sen­ten­za del ’91 ci diede ragione, e la ripar­tizione in par­ti uguali dichiara­ta nul­la, poiché diven­ta­ta uffi­ciale dopo l’en­tra­ta in vig­ore del­la nuo­va nor­ma­ti­va regionale. Nel mag­gio ’97 arrivò anche la con­fer­ma del­la Corte d’ap­pel­lo”. Gar­done pro­pri­etario uni­co, dunque.Però i “cug­i­ni” di Salò non han­no accetta­to il verdet­to, riv­ol­gen­dosi alla Cas­sazione che, ora, ha dato loro tor­to, sul pun­to rel­a­ti­vo all’ipote­si di incom­pe­ten­za del Tri­bunale. Ma la Corte dovrà esam­inare la vicen­da a sezione ordi­nar­ia. E ci vor­rà molto tem­po. La telen­ov­ela, quin­di, pros­egue. Con sod­dis­fazione degli avvocati.Qualcuno, in pas­sato, si impeg­nò a ricer­care un accor­do amichev­ole. Nel 90–92, per esem­pio, venne nom­i­na­ta una com­mis­sione com­pos­ta da asses­sori di entram­bi i pae­si, sen­za alcun risul­ta­to prati­co. Furono più i liti­gi che i ten­ta­tivi di paci­fi­cazione. I red­di­ti del pat­ri­mo­nio (i mil­ioni rica­vati dagli affit­ti) face­vano gola un po’ a tut­ti. E intan­to si decise di com­in­cia­re a spendere i quat­tri­ni rimod­er­nan­do il Cas­inò e la spiaggia.Nel ’98 i sin­daci Gio­van­ni Cigognetti e Pier­car­lo Belot­ti andarono a Milano, dal­l’asses­sore alle Attiv­ità pro­dut­tive Alber­to Gugliel­mo, sug­geren­do l’idea di una leg­gi­na ad hoc che risolvesse la lun­ga dia­tri­ba. Ma quel­lo rispose che la stra­da non era per­cor­ri­bile: meglio trovare un’in­te­sa a liv­el­lo locale, e la Regione avrebbe svolto il ruo­lo di inter­me­di­aria. Le elezioni del­lo scor­so giug­no, col cam­bio dei due sin­daci, han­no con­ge­la­to la situ­azione. Adesso la novità da Roma.Salò ha sem­pre sostenu­to di avere dirit­to alla metà del pat­ri­mo­nio, vis­to che l’Azien­da di sog­giorno era sta­ta cos­ti­tui­ta assieme a Gar­done Riv­iera per sostenere il tur­is­mo del­la zona. Gli ammin­is­tra­tori del­l’azien­da, un po’ res­i­den­ti in una local­ità, un po’ nel­l’al­tra, temen­do che la Regione incam­erasse tut­ti i beni affret­tarono i tem­pi, stu­dian­do l’escamo­tage del­la don­azione in par­ti uguali. Una soluzione con­di­visa in maniera unanime. Poi il Pirellone approvò la legge che attribui­va il pat­ri­mo­nio al comune sul cui ter­ri­to­rio si trova­va. E iniz­iò un brac­cio di fer­ro che dura da 14 anni.

Sergio Zanca
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