Le piante mediterranee spuntano tra Baldo e lago Zanini, naturalista: «Segnale inequivocabile di un clima più caldo»

Convegno organizzato da Baldofestival

15/11/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
(b.b.)

Il cli­ma si sta trop­i­cal­iz­zan­do e lo indi­cano anche nuove piante da poco apparse sul e lun­go le sponde del e nei din­torni, esem­plari veg­e­tali in pas­sato rari o addirit­tura ignoti nel Veronese. Sono seg­ni di veri scon­vol­gi­men­ti nat­u­rali che, sec­on­do gli esper­ti, sono stret­ta­mente con­nes­si anche all’attività dell’uomo, in molti casi incu­rante del­la natu­ra e del­la sua preziosa bio­di­ver­sità, così ric­ca, ad esem­pio, nelle zone aride delle colline moreniche e in quelle umide, inter­moreniche, o vicine al Gar­da come il laghet­to del Frassi­no a Peschiera. Queste osser­vazioni sono emerse saba­to durante l’incontro «Cli­ma e bio­di­ver­sità» orga­niz­za­to al civi­co di sto­ria nat­u­rale di verona dall’associazione cul­tur­ale Bald­ofes­ti­val, in par­ti­co­lare da Gae­tano Gre­co, e cura­to dai pro­fes­sori Daniele Zani­ni e Gian­fran­co Cao­duro, pres­i­dente del­la Word biodover­si­ty asso­ci­a­tion (Wba). Zani­ni, nat­u­ral­ista esper­to di Bal­do e Gar­da, ha tenu­to una relazione su «Glaciazioni del qua­ter­nario, forme di spe­ci­azione ed endemis­mi botani­ci in ter­ri­to­rio baldense», un excur­sus con lo scopo di spie­gare per­ché il Monte Bal­do ha una bio­di­ver­sità accen­tu­a­ta e quali fat­tori han­no por­ta­to a tale ric­chez­za di flo­ra e fau­na. «È impor­tante par­lare di pale­o­cli­max», ha pre­mes­so, «per vedere come le glaciazioni han­no influen­za­to la com­parsa di nuove specie alpine, poi rimaste tipiche del mas­s­ic­cio baldense». «Tenen­do pre­sente che un aumen­to delle tem­per­a­ture non si val­u­ta a liv­el­lo pun­tiforme ma mon­di­ale, anche sul Bal­do abbi­amo in ogni caso nota­to seg­nali che indi­cano che il cli­ma è muta­to». Lo dicono piante di tipo trop­i­cale: «Come una specie di felce, la Pteris vit­ta­ta, che abbi­amo ritrova­to nel por­to di Gar­da e descrit­to cinque anni fa». Sem­pre di tipo trop­i­cale e in espan­sione nel­la medes­i­ma zona è una gram­i­nacea, la Pen­nise­tum vil­lo­sum: «Sono le con­dizioni cli­matiche a favorire l’attecchimento qui di piante come queste, cer­ta­mente nuove per il Veronese». Sul Bal­do ne stan­no apparen­do anche altre, tipiche di regioni mediter­ra­nee: «La Anthyl­lis mon­tana, un tem­po rara, si sta espan­den­do nel­la fas­cia mon­tana del Bal­do e del­la Lessinia», ha pros­e­gui­to Zani­ni, «e si è molto dif­fusa a Tor­ri la Mus­cari longi­foli­um: è un endemis­mo bena­cense, ma è un veg­e­tale di cep­po illiri­co, che ama dunque i cli­mi cal­do-sec­chi». Lo stes­so dicasi per la Pseudolysi­ma­chion pal­lens dinar­i­ca, a sua vol­ta carat­ter­is­ti­ca dei cli­mi cal­do-ari­di. Tra le specie di cli­ma mediter­ra­neo che stan­no allargan­do il pro­prio aereale, il Cro­cus biflorus è sta­to trova­to addirit­tura in Trenti­no, dove è entra­to attra­ver­so la Val­dadi­ge. Molto rara e seg­nala­ta quest’anno per la pri­ma vol­ta sul Bal­do da Zani­ni è la Aegilops cilin­dri­ca: «È sta­ta trova­ta nel gol­fo di Gar­da ed è un impor­tan­tis­si­mo seg­no di una mutazione cli­mat­i­ca in atto in ter­mi­ni di innalza­men­to del­la tem­per­atu­ra». L’ultima nuo­va pianta pret­ta­mente mediter­ranea seg­nala­ta è l’orchidea Bar­lia rober­tiana, rin­venu­ta sul Monte Belpo e in Lessinia, vici­no Fumane. Non è sta­to osser­va­to lo sposta­men­to delle fasce veg­e­tazion­ali: «Ma è solo per­ché quest’ambiente è trop­po antropiz­za­to e arti­fi­ciale», ha pun­tu­al­iz­za­to Zani­ni, «per­ché par­lan­do di vari­azioni cli­matiche non dob­bi­amo dimen­ti­care che l’uomo vi con­tribuisce. Oggi lo sfrut­ta­men­to del suo­lo è diver­so da quel­lo di 20 anni fa e molte forme di vita sono in peri­co­lo. Nelle zone delle colline moreniche, a Riv­o­li per esem­pio, molte specie veg­e­tali e ani­mali di tipo mediter­ra­neo sono scom­parse per la colti­vazione a vigne­to. Dal pra­to ari­do si sono rica­vati spazi per creare campi, costru­ire ville e aprire cave». In questo modo si sarebbe dis­trut­ta una bio­di­ver­sità ric­chissi­ma, des­ti­na­ta a non tornare più: «Nel pra­to ari­do vivono molte specie step­piche che s’insediarono qui durante le ultime glaciazioni. Sono specie relit­to che, se la zona è mod­i­fi­ca­ta, spariscono». Zani­ni ha con­clu­so: «Dob­bi­amo anche essere pre­oc­cu­pati di un ter­ri­to­rio che è divenu­to un capan­none dif­fu­so men­tre sarebbe sta­to così ric­co di biodiversità».

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