La canicola «nemica» del pesce principe del Garda

Coregone, caldo fatale

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Di Luca Delpozzo
e.d.

Il core­gone, pesce principe del Gar­da, sem­bra essere anda­to in letar­go. Lo affer­ma Mar­co Cav­al­laro, pesca­tore pro­fes­sion­ista di Desen­zano e pres­i­dente provin­ciale del­la cat­e­go­ria. Il core­gone ama l’acqua fred­da. Appar­tiene alla famiglia dei salmoni­di di cui fan­no parte la tro­ta e il . È molto apprez­za­to per la carne bian­ca sen­za lis­che e gras­so. Viene servi­to con Lugana a tem­per­atu­ra ambi­ente. Ma col per­du­rare del cal­do africano di ques­ta lun­ga estate, forse le colonie di core­gone han­no cam­bi­a­to abi­tu­di­ni e luoghi. Le reti dei pesca­tori non sono in gra­do di cat­turar­lo. Cav­al­laro sot­to­lin­ea il dan­no eco­nom­i­co per i pesca­tori, che han­no sem­pre basato il loro red­di­to esti­vo sul­la pesca del core­gone. È anda­ta molto bene invece la pesca del luc­cio da parte dei pesca­tori sportivi dilet­tan­ti. Tor­nan­do al core­gone, la pesca così scarsa sul non si reg­is­tra­va da ven­ti anni. Una cir­costan­za che, alla luce delle tem­per­a­ture estive rimaste a lun­go oltre la media sta­gionale, avval­la che all’origine del­la caren­za di pesce ci sia il caldo.

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