Un oculato recupero restituisce splendore alla struttura di San Zago Raggiunto l’obiettivo di salvaguardare l’immobile senza alterarne l’aspetto originale

Così l’antica cascina è diventata ristorante con suite cinque stelle

20/06/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

A Salò tor­na a riv­i­vere l’an­ti­ca splen­di­da casci­na di San Zago, sit­u­a­ta sug­li argi­ni tra la statale 45 bis e la frazione di Ren­zano. Inuti­liz­za­ta per molti anni, la strut­tura è sta­ta restau­ra­ta con un inter­ven­to di qual­ità, e trasfor­ma­ta in ris­torante. Lunedì 21 giug­no si svol­gerà l’in­au­gu­razione uffi­ciale. Un immo­bile com­ple­ta­mente in pietra, costru­ito nel sec­o­lo XVII, prob­a­bil­mente da una comu­nità reli­giosa, dis­pos­to su due liv­el­li, con sof­fit­ti a vol­ta su pianta squadra­ta e la corte inter­na a mo’ di for­til­izio. Al piano ter­ra la can­ti­na ret­tan­go­lare, lun­go tut­ta la parete nord, resa acces­si­bile da tre stanze che a loro vol­ta dan­no sul cor­tile; al pri­mo liv­el­lo, il fie­nile e quat­tro stanze, col­le­gate fra di loro sia all’in­ter­no che all’esterno, da un bal­la­toio in leg­no. Com­ple­tano il fab­bri­ca­to: un por­ti­co, un fie­nile chiu­so e la stal­la sot­tostante. Uti­liz­za­ta da numerose famiglie di con­ta­di­ni (gli ulti­mi sono sta­ti i Tad­deuc­ci, i Mari­ni e gli Zam­bar­da), la casci­na fu ered­i­ta dal­la par­roc­chia. Nel 1989 l’ha acquis­ta­ta la soci­età Cen­to­case srl di Romano Dub­bi­ni, poi ride­nom­i­na­ta «Res­i­dence San Zago». E qui è inizia­to un lun­go travaglio, dura­to 15 anni. «L’ed­i­fi­cio — ricor­da Dub­bi­ni — era in sta­to di abban­dono, anche se anco­ra dota­to di una parte di mobili e attrez­za­ture, come un tor­chio e una deci­na di bot­ti gran­di di rovere. Allo­ra il Piano rego­la­tore di Salò prevede­va la pos­si­bil­ità di real­iz­zare una vol­ume­tria defini­ta di 24 mila metri cubi, a des­ti­nazione alberghiera. Noi vol­e­va­mo costru­ire e con­durre un vil­lag­gio tur­is­ti­co. Il pri­mo prog­et­to esec­u­ti­vo fu stra­volto e, quin­di, stron­ca­to dal­l’asses­so­ra­to all’ur­ban­is­ti­ca del munici­pio. Il sec­on­do, approva­to in con­siglio comu­nale, venne boc­cia­to dal­la nel ’99». Nel frat­tem­po i dro­gati occu­parono la casci­na, e dis­trussero pro­gres­si­va­mente tut­ti gli infis­si. Tolsero (e bru­cia­rono) finestre, bot­ti, porte e bal­la­toio. Poi demolirono e asportarono infer­ri­ate, por­tali in pietra, soglie e con­torni in mar­mo. Alla fine andò a fuo­co il tet­to. Intan­to, nel nuo­vo Prg, il Pirellone ave­va dimez­za­to l’ed­i­fi­ca­bil­ità, por­tan­dola a 11.500 mc., oltre al vol­ume già esistente. Ven­du­ta la cubatu­ra, la srl si è ded­i­ca­ta alla casci­na, restau­ran­dola in quat­tro anni, tra il ’99 e il 2003. «I muri mar­ci sono sta­ti risa­nati nelle fon­da­men­ta e negli inter­rati ‑pros­egue Dub­bi­ni -, ma quel­li stor­ti sono rimasti tali, come l’in­tera strut­tura, tut­ta in pietra. Si è reso nec­es­sario richiedere alcune vari­anti, ad esem­pio per la for­mazione di cave­di ven­ti­lati. Dopo avere ripristi­na­to gli infis­si e i pro­fili, abbi­amo ricostru­ito il bal­la­toio di leg­no nel­l’i­den­ti­co dis­eg­no del­l’­opera orig­i­nale, gra­zie ad una dit­ta spe­cial­iz­za­ta del Trenti­no. Il tut­to tenen­do pre­sente la des­ti­nazione finale: attiv­ità tur­is­tiche alberghiere. In cor­so d’opera si sono evi­den­zi­ate un paio di esi­gen­ze: dis­porre di un appar­ta­men­to per un cus­tode e ricavare un locale per i servizi igien­i­ci. Adesso i lavori sono ter­mi­nati e la casci­na è pronta a diventare un ris­torante da gui­da tur­is­ti­ca. Pen­si­amo di occu­pare cir­ca 35 per­sone. Ho affida­to la ges­tione a , l’at­tuale tito­lare del Monte Mag­no di Gavar­do». Nei giorni scor­si si sono già svolti alcu­ni pranzi di nozze. La casci­na dispone anche di un cam­era con bal­dacchi­no, dove gli sposi pos­sono trascor­rere la pri­ma notte dopo il mat­ri­mo­nio. «La pre­oc­cu­pazione mag­giore dei vari sin­daci e di tut­ti i con­siglieri, sia di mag­gio­ran­za che di mino­ran­za ‑aggiunge -, è sta­ta di sal­va­guardare la casci­na da una des­ti­nazione pura­mente res­i­den­ziale, cioè sec­onde case. Un obi­et­ti­vo rag­giun­to sen­za alter­are l’aspet­to orig­i­nale». Dato che la zona cir­costante pul­lula­va di pali del­la luce (tra l’al­tro c’er­a­no due tral­ic­ci in fer­ro), l’Enel ha inter­ra­to tutte le linee. La Comu­nità mon­tana ha autor­iz­za­to il trapianto di alcune piante di oli­vo e la mes­sa a dimo­ra di un grande gel­so, a fian­co di uno preesistente. Le strade del piaz­za­le anti­s­tante e il parcheg­gio sono sta­ti fini­ti con ciot­toli posati a secco.