Il sindaco rivendica il controllo locale sulla grande porzione demaniale affidata al gestore del trasporto pubblico. Per Chincarini vanno riviste le regole e servono finanziamenti regionali

«Così l’area Navigarda non va»

Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

Qua­si 23 mila metri qua­drati di area dema­niale, in pieno cen­tro stori­co, sono occu­pati dal­la sede oper­a­ti­va del­la e al Comune di Peschiera la cosa com­in­cia a stare stret­ta. Il sin­da­co , infat­ti, lan­cia un Sos alla e ai ver­ti­ci min­is­te­ri­ali: «Siamo l’unico paese sul ad avere questo vin­co­lo del­lo Sta­to. Vor­rem­mo che le servitù del nos­tro ter­ri­to­rio, per le quali non ven­gono pagate imposte al Comune, come ad esem­pio anche l’ex carcere mil­itare ora dismes­so e las­ci­a­to lì a fare niente, fos­sero trasfor­mate per lo meno in aree a servizio di tut­to il lago e trasferite ad aziende più legate al ter­ri­to­rio». L’area che Nav­i­gar­da uti­liz­za in esclu­si­va è local­ità Mari­na, si affac­cia sul lago nel pun­to dove nasce il Min­cio. Pun­ta Mari­na è col­lo­ca­ta tra il lun­go­la­go Garibal­di e gli edi­fi­ci del­la scuo­la di polizia. Da quei pun­ti il cantiere del­la Nav­i­gar­da è ben vis­i­bile; lun­go l’insenatura del Min­cio sono vis­i­bili i bat­tel­li ormeg­giati. «L’area occu­pa­ta da Nav­i­gar­da, cop­er­ta da deposi­ti, mag­a­zz­i­ni e officine per 4.500 metri quadri, ha una comod­ità uni­ca per il lago: è attigua alla autostra­da e alla fer­rovia», con­tin­ua Chin­car­i­ni, «potrebbe essere pun­to di rifer­i­men­to strate­gi­co, ad esem­pio con la creazione di un parcheg­gio scam­bi­a­tore per auto­bus e autovet­ture». «Rius­ci­amo a immag­inare cosa vor­rebbe dire spostare tan­ta uten­za sull’acqua, invece che las­cia­r­la al traf­fi­co del­la garde­sana? Potrebbe essere una for­tu­na enorme», insiste il sin­da­co di Peschiera. Chin­car­i­ni spie­ga che Nav­i­gar­da occu­pa oltre a pun­ta Mari­na anche il canale, la darse­na, il molo, il faro e anche il molo del por­to dove è sit­u­a­ta la bigli­et­te­ria. «Al por­to», con­tin­ua il sin­da­co, «sono ormeg­giati due alis­cafi orren­di, trasfer­i­ti lì per­ché il baci­no di ormeg­gio è pieno, men­tre a pun­ta Mari­na si trovano due bat­tel­li di inizio sec­o­lo, lo Zanardel­li e il Min­cio: potreb­bero almeno spostare queste due imbar­cazioni bel­lis­sime nel por­to al pos­to degli alis­cafi, illu­mi­narle e far­le divenire luo­go di per scuole e tur­isti». «Poi c’è anche il prob­le­ma dei rifiu­ti delle navi e del cantiere. Sulle navi non ven­gono sep­a­rati e poi ven­gono get­tati nei cas­sonet­ti del paese, svuo­tati dal­la Ser­it, che fa pagare il servizio al Comune». Sot­to­lin­ea Chin­car­i­ni: «Servirebbe uno spazio per lo smal­ti­men­to rifiu­ti all’interno dell’area e Nav­i­gar­da dovrebbe pagare il servizio. Ma quel­lo che accade den­tro non lo sap­pi­amo, per­ché non ci pos­si­amo met­tere piede». Ed ecco una provo­cazione: «I Comu­ni per legge devono dotar­si di un piano di asset­to ter­ri­to­ri­ale di cinque anni. Anche Peschiera dovrà redi­ger­lo e andrà approva­to dal­la Regione. Noi siamo dis­posti ad indi­vid­uare l’area così come è, a pat­to che ven­ga poten­zi­a­ta in fun­zione del trasporto pub­bli­co, altri­men­ti potrem­mo des­ti­narla ad altro». Il sin­da­co pre­cisa: «Quan­to può valere per un Comune un’area sul lago e in pieno paese di quelle dimen­sioni?». La ques­tione è lega­ta alle com­pe­ten­ze ter­ri­to­ri­ali: le fasce dema­niali sono state trasferite dal­lo Sta­to alle Regioni, che a loro vol­ta dal 2003 le han­no trasferite ai Comu­ni. «La legge è chiara», pros­egue Chin­car­i­ni, «l’area va trasferi­ta al Comune e se l’Azienda che ha un gestore gov­er­na­ti­vo non si trasfor­ma, dovre­mo pen­sare a qualcos’altro». Ovvero, sem­pre sec­on­do il sin­da­co, a un’ Azien­da inter­re­gionale, con soci mag­a­ri anche i Comu­ni: «La Lom­bar­dia ha già dato parere favorev­ole. Entro un mese voglio incon­trare l’assessore regionale vene­to alla mobil­ità e trasporti, Rena­to Chisso, e i par­la­men­tari europei dell’Italia, per vedere dove trovare finanzi­a­men­ti». «C’è poi un’altra cosa», pun­tu­al­iz­za, «la Regione Vene­to deve pen­sare a dare con­tribu­ti anche per la pub­bli­ca sul Gar­da, con­sid­er­a­to che nel 2005 ha finanzi­a­to l’Actv, l’azienda munic­i­pal­iz­za­ta dei traghet­ti di Venezia, con 41 mil­ioni 276 mila euro». La rifor­ma del­la nav­igazione pub­bli­ca sem­bra essere tor­men­ta­ta. «Da qualche parte però bisogn­erà iniziare», con­clude Chin­car­i­ni, «i sin­daci del lago han­no deciso che il pri­mo pas­so dovrà essere il trasfer­i­men­to del­la ges­tione dal­lo Sta­to a Regioni ed enti locali, solo così si potrà gettare la pri­ma pietra per una nuo­va con­cezione del trasporto sul lago di Garda».