Al lago Lucone progrediscono gli scavi. Il sito attira studiosi da tutta l’Europa

Così rinasce un villaggiodel 2033 avanti Cristo

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Di Luca Delpozzo
Enrico Grazioli

Non solo pae­sag­gi e ren­dono famosa Polpe­nazze. Il Lago Lucone e il suo inse­di­a­men­to palafit­ti­co­lo, infat­ti, atti­ra­no per la loro unic­ità uni­ver­si­tari da tut­ta Europa. Il Comune ha un prog­et­to per val­oriz­zare l’area arche­o­log­i­ca, per il quale ha già acquisi­to un ter­reno di 6000 mq e chiesto un con­trib­u­to alla Regione.I PRIMI SCAVI nel­la zona un tem­po occu­pa­ta dal Lucone, boni­fi­ca­to nel 1458, iniziano nel 1965 con il Grup­po Grotte Gavar­do, tutt’ora pro­tag­o­nista degli scavi. Oltre a vari ogget­ti del­l’Età del Bron­zo, tor­na alla luce una piroga rica­va­ta da un tron­co di 4 metri, con­ser­va­ta al Museo civi­co arche­o­logi­co di Gavar­do. Il sito, tut­tavia, era già noto nel sec­o­lo scor­so, nel 1897 Giuseppe Solitro ne parla­va nei suoi studi.Gabriele Boc­chio, delle grup­po gavardese, spie­ga che «la cul­tura del­l’inse­di­a­men­to è la stes­sa del Lavagnone, vici­no a Desen­zano, ma questo di Polpe­nazze è carat­ter­iz­za­to in modo par­ti­co­lare. Anzichè un grande vil­lag­gio, ve ne sono cinque piccoli».Soprattutto, qua i ricer­ca­tori han­no in mano dati reali gra­zie all’ot­ti­ma con­ser­vazione dei reper­ti. «Sti­amo trovan­do case di leg­no e alza­ti bru­ciati, sarà pos­si­bile una ricostruzione esat­ta e ricerche sul­l’al­i­men­tazione degli abi­tan­ti». Le palafitte sono pre­sen­ti ovunque, ma di soli­to si con­ser­vano solo alcu­ni spun­toni; a causa di un incen­dio, qua le strut­ture sono finite in acqua e han­no cre­ato uno stra­to ben conservato.La fon­dazione del vil­lag­gio viene fat­ta risalire al 2033 avan­ti Cristo, e la ricostruzione suc­ces­si­va all’in­cen­dio al 1985 a.C.Ecco i det­tagli del prog­et­to comu­nale pre­sen­ta­to in Regione, cui è sta­to chiesto un con­trib­u­to di 166 mila euro (i rima­men­ti 51 mila rimar­reb­bero a cari­co delle casse comu­nali) L’o­bi­et­ti­vo è val­oriz­zare e ren­dere di pub­bli­ca fruizione un sito arche­o­logi­co di con­sol­ida­to inter­esse sci­en­tifi­co. Creare insom­ma una sor­ta di «Archeop­ar­co» visitabile.LA FASE DI INDAGINE arche­o­log­i­ca, ipo­tiz­za­ta di due anni, sarà affi­da­ta al Museo Arche­o­logi­co, che dal 2006 ha ripreso le ricerche del­l’abi­ta­to. In par­ti­co­lare, lo scopo delle nuove ricerche e del prog­et­to stes­so è definire for­ma e carat­ter­is­tiche di uno dei cinque vil­lag­gi del Lucone, indi­vid­uarne gli ele­men­ti architet­toni­ci e la pianta e, infine, pro­porne una visione ricostrut­ti­va. Ques­ta ripresa delle ricerche è nata gra­zie alle sin­ergie tra Museo e ammin­is­trazione di Polpe­nazze, che, infat­ti, è inten­zion­a­ta ad alle­stire una zona muse­ale. Nel­lo stes­so spir­i­to nasce anche la col­lab­o­razione con La.Cu.S., per orga­niz­zare alla scavo.Per tute­lare la zona e per creare alcune strut­ture di sup­por­to alla ricer­ca, il comune ha intan­to acquis­ta­to 6000 mq attorno al sito. Intan­to la Soprint­en­den­za per i beni arche­o­logi­ci di si è già espres­sa favorevol­mente sul progetto.Inoltre, l’area alpina dei siti palafit­ti­coli potrebbe presto essere can­di­da­ta come pat­ri­mo­nio mon­di­ale dell’Unesco, in cui potreb­bero rien­trare sia Polpe­nazze che il Lavagnone a Desenzano.

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