L’ intervento attuato nella zona del basso Garda, dove sono in aumento le rumene minorenni. Polizia municipale e Asl veronese collaborano al loro recupero

Così salvano le baby-lucciole

26/02/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Maurizio Toscano

Baby pros­ti­tute strap­pate alla stra­da e ripor­tate ad una vita nor­male. A Sirmione, gra­zie ad un pro­gram­ma con­corda­to tra la Polizia Munic­i­pale e un’azienda san­i­taria locale veronese, molte ragazz­ine, in gran parte di nazion­al­ià rom­e­na, sono state con­vinte dagli agen­ti ad allon­ta­nar­si dalle case, dove era­no seg­re­gate dai loro aguzzi­ni, per real­iz­zare il sog­no per il quale ave­vano intrapre­so il viag­gio ver­so l’Italia: un lavoro dig­ni­toso. Un fenom­e­no quel­lo del­la pros­ti­tuzione che sta pre­oc­cu­pan­do la polizia urbana sirmionese, e che riguar­da ora l’abbassarsi dell’età delle ragazze fer­mate, che risul­tano avere 15 o 16 anni. Dietro a questo odioso rack­et del­la pros­ti­tuzione, che orga­niz­za viag­gi tra la Roma­nia e la ric­ca riv­iera del Gar­da, c’è un’altrettanta odiosa doman­da, che viene dal mer­ca­to del ses­so locale: donne sem­pre più gio­vani, meglio se vergi­ni. L’agghiacciante scop­er­ta è sta­ta fat­ta al ter­mine di alcu­ni col­lo­qui che queste sven­tu­rate gio­vani han­no tenu­to con lo psi­coter­apeu­ta dell’Asl vene­ta oppure con gli stes­si agen­ti che le han­no «lib­er­ate dal­la schav­itù». Una doman­da con­tin­ua che fa lievitare ovvi­a­mente il prez­zo delle prestazioni ses­su­ali, fis­sato dagli sfrut­ta­tori delle baby-luc­ci­ole. Un altro par­ti­co­lare è emer­so in segui­to ai rac­con­ti fat­ti agli inquiren­ti: la pros­ti­tuzione mino­rile è appan­nag­gio intera­mente delle romene, che sono così suben­trate pre­po­ten­te­mente alle coeta­nee di nazion­al­ità albanese. Comunque, il prog­et­to-pilota già avvi­a­to mira decisa­mente ad aiutare e sostenere le gio­vani, spin­gen­dole ver­so un per­cor­so di recu­pero: un pro­gram­ma che coin­volge strut­ture assis­ten­ziali e san­i­tarie, di cui si intrave­dono i pri­mi incor­ag­gianti risul­tati. Ma come si svilup­pa nel con­cre­to l’operazione? Nei numerosi res­i­dence e vil­lag­gi tur­is­ti­ci di Sirmione si nascon­dono molte «basi» logis­tiche del­la malavi­ta che con­trol­la il rack­et del­la pros­ti­tuzione. Le ragazze ven­gono fat­te uscire a pie­di, gen­eral­mente nel tar­do pomerig­gio, dai loro sfrut­ta­tori, che si guardano bene dall’accomapagnarle, per non essere iden­ti­fi­cati dalle forze dell’ordine. Lun­go le strade le ragazze chiedono un pas­sa­gio agli auto­mo­bilisti per essere por­tate ad alcu­ni chilometri di dis­tan­za (lun­go la statale 11 ver­so Verona). Scat­ta a questo pun­to l’«operazione soc­cor­so» degli agen­ti del­la Polizia urbana sirmionese, che avvic­i­nano le gio­vani per por­tar­le nel­la strut­tura san­i­taria dell’Asl. Qui ad atten­der­le c’è uno psi­col­o­go, che ten­ta la dif­fi­cile opera di con­vinci­men­to. Le più cor­ag­giose accettano e ven­gono poi trasferite in una strut­tura seg­re­ta e pro­tet­ta, dove potran­no com­in­cia­re una nuo­va vita. In ogni caso le ragazze non ven­gono più rilas­ci­ate per pot­ersene tornare nell’alloggio dove si trova­vano. A Sirmione da alcu­ni anni, sem­pre gra­zie al lavoro svolto dal­la Polizia munic­i­pale, la pros­ti­tuzione può dirsi debel­la­ta. Non appaiono più infat­ti luc­ci­ole lun­go i mar­ci­apie­di del­la statale Sirmione-Peschiera. Molti appar­ta­men­ti-nascondiglio sono sta­ti cen­si­ti e scop­er­ti dagli stes­si vig­ili. E qualche vol­ta viene alla luce una casa d’appuntamenti.