Dalla rubrica Economia, del mensile Gienne di novembre.

Io non credo che me la cavo”

02/11/2013 in Attualità
A Dro
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Di Redazione

L’Italia sof­fre di una crisi cron­i­ca di quat­tro specie: una crisi fis­cale, per­ché il dis­a­van­zo è diven­ta­to un fat­to, il deb­ito è aumen­ta­to fuori ogni pro­porzione in con­fron­to alle risorse del paese e le tasse oltrepas­sano ogni pos­si­bile lim­ite. È in atto una crisi ban­car­ia”.

Un com­men­to di qualche econ­o­mista mod­er­no di fronte alla situ­azione attuale del nos­tro Paese? No, una descrizione del 1880 del mag­gior econ­o­mista dell’epoca, Wil­fre­do Pare­to.

Cer­to che dopo 133 anni la situ­azione nazionale non è cam­bi­a­ta un granché; c’è anco­ra la crisi fis­cale, il dis­a­van­zo è cresci­u­to espo­nen­zial­mente; il deb­ito è sem­pre enorme e le tasse si aggi­ra­no ver­so il 54%. Ma per­ché 130 anni di unità nazionale sono pas­sati invano?

La ragione di fon­do è che l’unità d’Italia è sta­ta fat­ta male. Il reg­no di Sardeg­na per finanziare le guerre di indipen­den­za si era con­tin­u­a­mente indeb­i­ta­to, talché dove­va con­tin­uare a com­bat­tere nuove guerre vit­to­riose per impadronir­si del­la cas­sa dei Pae­si vin­ti, ma questo non era bas­ta­to a ridurre il deb­ito del­lo sta­to sabau­do ver­so vari tipi di finanzi­a­tori, A peg­gio­rare le cose l’ ulte­ri­ore sfor­zo eco­nom­i­co richiesto dal­la guer­ra di Lib­ia, la quale per­al­tro non frut­tò niente in cam­bio se non prob­a­bil­mente ulte­ri­ori esbor­si per sosteg­no del nuo­vo ter­ri­to­rio. Un altro enorme salas­so venne dal­la Pri­ma guer­ra mon­di­ale la quale chiese all’erario un gigan­tesco sfor­zo che avrebbe potu­to essere evi­ta­to stante l’inutilità di quel con­flit­to.

La suc­ces­si­va guer­ra d’Etiopia non servì ad altro che a peg­gio­rare la situ­azione delle già esauste finanze italiche. La sec­on­da guer­ra mon­di­ale poi ingoiò total­mente le scarse finanze ital­iane. Una sag­gia polit­i­ca indus­tri­ale nel dopoguer­ra, aiu­ta­ta da provved­i­men­ti inter­nazion­ali, per­mise lenta­mente di avere un avan­zo pri­mario ed uno svilup­po con­ces­so dal­la bas­sa tas­sazione e da norme per­mis­sive che furono alla base del cosid­det­to “mira­co­lo eco­nom­i­co”. La vira­ta, a par­tire dagli anni ‘70, ver­so un’economia forte­mente statal­iz­za­ta e ver­so prin­cipi eco­nomi­ci di forte coin­vol­gi­men­to del­lo Sta­to nell’economia di mod­el­lo key­ne­siano, men­tre nel mon­do si sta­vano facen­do stra­da delle politiche mon­e­tariste liberiste, provo­carono una rap­i­da dis­gregazione del tes­su­to pro­dut­ti­vo che si era appe­na for­ma­to negli ulti­mi decen­ni prece­den­ti e scari­narono la rete pro­dut­ti­va che si era fati­cosa­mente cre­a­ta.

I risul­tati non han­no inseg­na­to nul­la e anco­ra oggi assis­ti­amo all’affannosa ricer­ca di rappezzi che sono peg­giori del­lo strap­po. Abbi­amo vis­to in questi giorni rappez­zare Ali­talia pri­ma medi­ante un ten­ta­ti­vo con denari del­la Cas­sa Deposi­ti e Presti­ti ovverossia nos­tri, poi con fon­di delle , ovverossia anco­ra nos­tri, in una rinazion­al­iz­zazione sur­ret­tizia. In un Paese che si dice liberista il fat­to di non aver più una com­pag­nia di bandiera è asso­lu­ta­mente irril­e­vante; sem­pre che i servizi di aero­trasporto siano esisten­ti in gra­do suf­fi­ciente negli aero­por­ti nazion­ali. Se guardiamo all’estero vedi­amo che il Bel­gio, quan­do ha vis­to che non ce la face­va a man­tenere la Sabena, l’ha cedu­ta sen­za bat­ter ciglio. Oggi il Bel­gio non ha com­pag­nie di bandiera ma non ne sof­fre per niente; Brux­elles è sem­pre un impor­tante hub. Mag­a­ri altret­tan­to potrebbe essere fat­to per la fatis­cente Ali­talia, col risul­ta­to di avere altri vet­tori con mag­a­ri migliori servizi e rotte e con l’incasso di qualche po’ di denari che non fan­no male. Rite­ni­amo che l’orgoglio di bandiera in questi casi sia un sen­ti­men­to fasul­lo.

Per il resto la ricer­ca del miglio­ra­men­to viene fat­ta con due atteggia­men­ti che han­no ampia­mente dimostra­to la loro inef­fi­cien­za: l’intervento del­lo Sta­to a sosteg­no di soci­età in decom­po­sizione e l’aumento del­la tas­sazione per avere i denari occor­ren­ti. Ci spi­ace citare anco­ra (e forse lo dovre­mo fare molte volte) la cur­va di Laf­fer. Forse per i “nos­tri reg­gi­tori social­is­teggianti” non dice molto, ma anche per loro il suo anda­men­to è inesora­bile. Dimostrazione: l’ aliquo­ta dell’iva è sta­ta aumen­ta­ta e il rel­a­ti­vo get­ti­to è imme­di­ata­mente tonfa­to. Prosit!

(Immag­ine d’archiv­io)

Cal­ibano

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