Dimora cinquecentesca edificata da mons. Roveglio e sistemata nel 1730. E tra le sue mura dormì anche il re. A disposizione di Vittorio Emanuele II dopo la battaglia di Solferino

Curiosità nella Casa della Cultura

Di Luca Delpozzo
m.to

Acquis­ta­ta 26 anni fa dall’amministrazione comu­nale, Vil­la Brunati può final­mente ritornare, con un inves­ti­men­to di qua­si 1 mil­ione e 900 mila euro e due anni di inten­si lavori, al suo anti­co splen­dore, quand’era res­i­den­za del­la facoltosa famiglia Roveg­lio. La vil­la venne edi­fi­ca­ta alla fine del 1500 da mons. Gia­co­mo Roveg­lio per farne casa di vil­leg­giatu­ra, e fu ristrut­tura­ta nel 1730 da un suo dis­cen­dente, Francesco Liviano Roveg­lio. Nel 1859, dopo la battaglia di Solferi­no e San Mar­ti­no, ospitò il re di Piemonte e Sardeg­na Vit­to­rio Emanuele II, futuro re d’Italia, ed il suo Sta­to Maggiore.Acquistata nel 1868 dai Brunati, viene restau­ra­ta ed affres­ca­ta negli anni 1878–1886 dall’architetto bres­ciano Anto­nio Tagli­a­fer­ro e denom­i­na­ta Vil­la Mar­ti­na, dal nome del­la moglie del Brunati. Nel 1981, dopo che lo sta­bile era pas­sato di mano più volte, venne acquis­ta­ta dal comune di Desen­zano. L’ultimo restau­ro si deve agli architet­ti Ilar­ia e Valenti­no Vol­ta, che per l’occasione han­no anche scrit­to un vol­ume di 144 pagine «Vil­la Brunati. Sto­ria, arte, restau­ro» edi­to dal­lo stes­so Comune, che ver­rà pre­sen­ta­to domeni­ca 1 aprile. La sua des­ti­nazione a polo cul­tur­ale è, sec­on­do l’opinione di molti, la più felice sia per la posizione, sia per­ché Riv­oltel­la vede in quest’ inizia­ti­va un rilan­cio del­la pro­pria iden­tità e poten­zial­ità. Negli ulti­mi anni lo sta­bile divenne tem­po­ranea­mente un cen­tro di aggregazione gio­vanile, che però ebbe vita breve e dif­fi­cile a causa delle intem­per­anze di alcu­ni suoi «inquili­ni».