Il futuro della Fondazione? Più collaborazione con il Vittoriale e Santa Giulia E’ un «tesoro» bresciano che va fatto conoscere ai turisti

Da Como nel circuito culturale

21/03/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Valentino Rodolfi

Tut­to può suc­cedere, per car­ità. Ma le voci nefaste sul futuro del­la di Lona­to, i sus­sur­ri sulle sue dif­fi­coltà finanziarie, sono da resp­in­gere come illazioni piut­tosto grossolane, entrate non si sa come nel dibat­ti­to pub­bli­co degli ulti­mi tem­pi. Il che è bene, per­ché par­liamo di uno dei più preziosi «giaci­men­ti cul­tur­ali» del­la provin­cia di Bres­cia, di uno scrig­no di tesori che con una sua bib­liote­ca (52.000 volu­mi, 470 mano­scrit­ti antichi, centi­na­ia di cod­i­ci miniati e incun­aboli) e il suo museo (affres­chi, dip­in­ti, mobili, por­cel­lane, dis­eg­ni, per un cat­a­l­o­go imprezios­i­to dalle firme del Tiepo­lo e del Fer­ramo­la) può dialog­a­re alla pari con il Vit­to­ri­ale di Gar­done e con i musei di Bres­cia. Anche se non tut­ti lo san­no. «La Fon­dazione è viva e aper­ta — ha dichiara­to ieri il pres­i­dente Ange­lo Rampinel­li Rota, che ha ritenu­to di dover chiarire come stiano vera­mente le cose -. Nelle casse non entra­no fiu­mi d’oro, come per la gran parte delle fon­dazioni cul­tur­ali ital­iane, ma più che ad ammainare la bandiera si sta lavo­ran­do, al con­trario, a un grande rilan­cio. «Il prog­et­to, in sostan­za già avvi­a­to, è di instau­rare una coop­er­azione stret­ta pro­prio con il Vit­to­ri­ale e con San­ta Giu­lia, per inserire il Museo di Lona­to in un grande cir­cuito cul­tur­ale bres­ciano, com­ple­tan­do con noi un pac­chet­to di offerte che pos­sa cat­turare il grande baci­no cos­ti­tu­ito dal tur­is­mo del Gar­da — ha pre­cisato Rampinel­li -. Per quan­to ci riguar­da, sti­amo prog­et­tan­do un even­to riv­olto al pub­bli­co tedesco, basato sui lega­mi tra Lona­to e la Baviera, stori­ca­mente legati alle fig­ure di mons. Cere­b­otani e del Car­di­nale Hohen­lo­he, che ebbe casa a Lona­to. «È una cosa allo stu­dio, ma ne par­liamo adesso per affer­mare che noi ci siamo, e che ci pro­poni­amo come sogget­to di pri­mo piano in un cir­cuito di pro­mozione cul­tur­ale bres­ciano». E le brutte voci sul­la situ­azione finanziaria? La rispos­ta è che, come Fon­dazione, anche la Ugo Da Como ha bisog­no di part­ners pri­vati (con­tat­ti in cor­so con la Fon­dazione Asm), per­ché tut­to cos­ta. E nes­suno spon­sor si muove più di tan­to per coprire le spese cor­ren­ti: è solo con gli even­ti spe­ciali che c’è un ritorno di immag­ine per chi mette i denari. È ques­ta la direzione intrapre­sa a Lona­to. «Ci cre­di­amo fer­ma­mente — dicono alla Ugo Da Como — per­ché ogni vol­ta che a Bres­cia si fa un grande even­to cul­tur­ale, la rispos­ta del pub­bli­co va oltre le aspet­ta­tive. San­ta Giu­lia ha dimostra­to che i bres­ciani non fan­no solo acciaio, ma pos­sono fare anche alta cul­tura con un ritorno apprez­z­abile». Res­ta un fat­to: per ora la Fon­dazione Ugo Da Como se ne sta un po’ ai mar­gi­ni del cir­cuito, pur con il suo indub­bio val­ore e la stra­or­di­nar­ia bellez­za del­la sua sede. Forse per­ché in ter­mi­ni di mar­ket­ing è dif­fi­cile ottenere le luci del­la rib­al­ta con i lib­ri e i cod­i­ci miniati, «che sono dif­fi­cili da esi­bire al pub­bli­co», dice il pres­i­dente. Ma il prog­et­to di un cir­cuito bres­ciano del­la cul­tura, che pas­si anche di qui come tap­pa obbli­ga­ta, è un seg­nale di vital­ità. La Fon­dazione è viva e aper­ta, non las­cia ma rad­doppia. In bar­ba a chi non ci crede.