Da Giove a Giovanni in Valtenesi

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Di Redazione
Alberto Rigoni - Rigù

Che la Valte­n­e­si sia ric­ca di tesori, di vigneti, di sec­onde case, di piscine, di capan­noni ed ora anche di rotonde stradali è arcinoto.

Capi­ta però di trovare delle chic­che, e queste tira­no su il morale.

Ara sac­ri­f­i­cale rin­venu­ta nel­la chieset­ta ded­i­ca­ta a San­ta Elis­a­bet­ta. Inter­no con affres­chi e Gio­van­ni, pro­pri­etario del­la tenu­ta, nel­la quale è sta­to trova­to il monas­tero, e appas­sion­a­to arche­ol­o­go e ricer­ca­tore delle ves­ti­gia del passato

Eccone una:

Soiano del Lago; una bel­la “sec­on­da casa”; una vil­lona di oltre quarant’anni fa costru­i­ta quin­di al mat­ti­no delle intense urban­iz­zazioni, è abi­ta­ta molto, e molto fre­quente­mente da Gio­van­ni, già alto diri­gente indus­tri­ale, e dal­la sua Famiglia, e vi ha vis­su­to e vive quel­la dimo­ra con rara passione.

Ques­ta casa è sta­ta la matrice di una pro­fon­da pas­sione, di stu­di, e quin­di ha las­ci­a­to addi­etro la soli­ta nomea di “sec­on­da casa” soli­ta­mente uti­liz­za­ta per pas­sare momen­ti, solo per­son­ali, di riposo.

Il Sig. Gio­van­ni, è anche geome­tra, ha costru­ito la casa e alcune delle case vicine, ed oltre che atteggia­r­si qualche vol­ta a bron­tolone accade che abbia trova­to, tra i rud­eri nel­la sua pro­pri­età, oltre duemi­la anni di storia!

Duemi­la anni che ha pazien­te­mente ril­e­va­to, stu­di­a­to, e soprat­tut­to vis­su­to; ora li vive anco­ra trasmet­ten­doli con pre­ci­sione e con orgoglio.

Nel­la sua pro­pri­età, cau­ta­mente cela­ta da un can­neto di bam­bù e da un mag­nifi­co grande fico (de chèi de la gos­sa), è inser­i­to con le mura appog­giate ad un altro vil­lone mod­er­no un raro Monas­tero Benedet­ti­no ded­i­ca­to a San­ta Elis­a­bet­ta, questo ha pro­prio den­tro tut­ti i suoi oltre 2000 anni di sto­ria. Il Gio­van­ni, ora smette del tut­to di fare il bron­tolone e nar­ra, con com­pe­ten­za e pas­sione le scop­erte fat­te in quel pic­co­lo luo­go, arriva­to ad oggi come luo­go di cul­to come è sem­pre sta­to anche anteceden­te­mente all’era cristiana!

Mer­av­iglia e curiosità, ma andi­amo per ordine. Le epoche sono ben ricon­ducibili ed han­no avu­to con­ferme sci­en­ti­fiche da preclari docen­ti uni­ver­si­tari ed anche ogget­to di diver­si stu­di, nonché di una tesi di laurea.

Sepol­ture lon­go­b­arde, all’esterno del­la chieset­ta, sot­to gron­da e riv­olte ad est sono state rin­venute e vi sono tutt’ora; sono quin­di riv­olte ver­so il sorg­ere del sole; lo sono del resto anche le absi­di delle chiese e lì sepolti i non era­no i pos­sen­ti guer­ri­eri dei quali se ne sa parec­chio, ben­sì per­sone di minute stature attribuite quali eccle­si­as­ti­ci quin­di dei fraticelli.

Del resto la cris­tian­iz­zazione dei Lon­go­b­ar­di era ben este­sa e diver­si furono monas­teri e con­ven­ti ed è pure con­fer­ma­to che all’epoca (600 d.C.) vi furono diverse epi­demie, con mol­ta mor­tal­ità, si dica anche che gli eccle­si­as­ti­ci veni­vano sepolti pro­prio nei loro monas­teri così come sono sta­ti rin­venu­ti: sot­togron­da e riv­olti a levante.

Suc­ces­si­va­mente a queste tombe, anco­ra vis­i­bili, oltre a fram­men­ti di stoviglie, e qualche pezzet­to di ossa sono sta­ti rin­venu­ti par­ti di plutei o fre­gi che risal­go­no all’ottavo sec­o­lo d.C. quin­di di epoca Carolingia.

Il Gio­van­ni poi rac­con­ta con dovizia di par­ti­co­lari gli affres­chi di questo Monas­tero, di ques­ta pic­col­is­si­ma chieset­ta, diver­si dip­in­ti a fres­co e di varie epoche:

Il meglio vis­i­bile è una Sant’Agnese di pic­cole dimen­sioni data­bile attorno all’anno 1000 e raf­figu­ra la San­ta con­dan­na­ta al rogo che la sto­ria ci dice di avere subito sen­za essere affat­to e mira­colosa­mente lam­bi­ta dal­la fiamme, ma, rima­nen­do ignu­da, fu imme­di­ata­mente cop­er­ta dai suoi lunghi capel­li che creb­bero fino a ter­ra: era il mira­co­lo di Sant’Agnese che fu poi trafit­ta alla gola dal­la spa­da di uno dei suoi carnefici.

Una Madon­na in Tronet­to roman­i­ca attribuibile al sec. XII° è un altro bell’affresco e poi un altro suc­ces­si­vo e purtrop­po abbas­tan­za rov­ina­to di stile Gotico.

I dip­in­ti, per­tan­to sonoo tre ed in pro­gres­sione di anni e di stili.

A questo pun­to mi viene da chiedere con tim­o­re e tan­ta curiosità:

-Ma Gio­van­ni mi par­li di 2000 anni di sto­ria, però qui i con­ti non tor­nano, dal 600 ad oggi sono solo 1400, ed anche per la sto­ria i numeri sono numeri di pura aritmetica!

Non si atten­de­va la doman­da, ma il volto si illu­mi­na con rara soddisfazione!

Un giorno, con l’intenzione di livel­lare il pavi­men­to, ave­va inizia­to a scav­ar­lo lenta­mente con gli arne­si da arche­ol­o­go, ed ecco che emersero i plutei dell’VIII° sec­o­lo, ossa e fram­men­ti di ogni tipo, oggi rego­lar­mente con­ser­vati, e cat­a­lo­gati, ma sot­to e molto sot­to c’era qual­cosa di molto robus­to ed sem­bra­va, come poi è sta­to, anche molto compatto.

L’idea di esplo­rare ave­va comunque già dato molti risul­tati, ma quel giorno, dopo aver tolto mate­ri­ale prezioso e mol­ta ter­ra, era quel pic­co­lo pez­zo di pietra ad apparire; pare­va un mar­mo, il mar­mo di Verona, molto usato sul Gar­da ed attorno, a destare la curiosità di Gio­van­ni e di suo figlio che dal pri­mo pomerig­gio alla mez­zan­otte, li ha por­tati a vedere la preziosità vis­i­bile dopo i molti e leg­geri colpi di cuc­chi­aio, di caz­zuoli­na e del pen­nel­lo per spolverare.

Il pic­co­lo pez­zo di pietra era invece molto grande: una pietra ben livel­la­ta da abili scalpelli­ni e pro­prio in mar­mo di Verona; ave­va ed ha dei canalet­ti ben sca­v­ati attorno ad un ret­tan­go­lo e da una croce, strana e toz­za con le brac­cia molto corte.

Gio­van­ni per pas­sione e per espe­rien­za ne sape­va già tan­to, ma da lì le ricerche “uffi­ciali” han­no dato la certez­za che fos­se una vera e preziosa ara sac­ri­f­i­cale, usa­ta dai pagani per i sac­ri­fi­ci agli dei, a Giove in par­ti­co­lare il supre­mo fra gli dei.

Soiano, l’antica plebs romana “Solis Ian­ua”, come tut­ta quel­la zona de Gar­da era sta­ta invasa ed abi­ta­ta da diver­si popoli: i Celti per la mag­giore che cel­e­bra­vano i loro riti.

Il paese e la zona sono sta­ti poi vit­ti­ma di orde quali gli Unni (con Atti­la scon­fit­to dal Papa Leone I° il Grande a Valeg­gio sul Min­cio) e più tar­di dagli Avari e dagli Ungari ed è noto che, appun­to, dopo il pas­sag­gio degli Unni di pietre sac­ri­f­i­cali non se ne rin­venne nes­suna, benché, e ben lo san­no gli stori­ci, dovessero esservi, pro­prio in quelle zone del Gar­da delle are sacrificali

Si sa che i Celti (poi chia­mati Gal­li dai Romani) per­ven­nero sul Gar­da oltre 400 anni avan­ti Cristo, por­tan­do quin­di le loro usanze e la loro reli­gione, a Maner­ba con le sue cav­erne e nel­la Valte­n­e­si per le sue colline dalle cui alture oltre a pot­er guardare lon­tano e quin­di guardar­si per dom­inare, si scam­bi­a­vano riti e mes­sag­gi con i falò, nei loro momen­ti celebrativi.

La pietra, anzi l’ara sac­ri­f­i­cale, è lì anco­ra vis­i­bile a rac­con­tare la sua sto­ria e da qui la con­fer­ma che quel luo­go sia sta­to des­ti­na­to al cul­to in con­tin­u­azione da oltre 2000 anni, cul­to pagano pri­ma e cris­tiano poi.

Oggi è ricop­er­ta da una spes­sa las­tra di vetro, ben vis­i­bili i canalet­ti ai lati che ser­vivano per lo sco­lo del sangue, che poi deflui­va attra­ver­so la frat­tura del lato merid­ionale, men­tre la parte sim­i­le alla croce, era la base per il sac­ri­fi­co degli ani­mali con i grossi buchi ai lati per il depos­i­to delle par­ti mol­li quali inte­ri­o­ra, frattaglie e simili.

Si può ben vedere nel­la , e lo vedono anco­ra oggi sco­laresche e ricer­ca­tori, stori­ci ed appassionati.

Da quel­la scop­er­ta tra Giove e Gio­van­ni è nata una sin­go­lare sin­to­nia attra­ver­sa­ta, appun­to, da 2000 anni di Storia.

Pri­ma pub­bli­cazione il: 16 Novem­ber 2020 @ 18:34

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