Negli anni Venti uomini in canottiera e signore coperte da capo a piedi. Nel 1988 il seno nudo diventa la réclame di Brenzone

Da ombrellinoa toplessvia slip e bikini

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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

L’ordinanza comu­nale par­la chiaro: chi si pre­sen­ta in spi­ag­gia sen­za «indu­men­ti atti a coprire i gen­i­tali maschili o fem­minili» rischia. Da 75 fino a 500 euro di mul­ta. Più la denun­cia penale: bel­la rogna. Il provved­i­men­to l’ha pre­so quest’estate il sin­da­co di Tor­ri. Vieta il nud­is­mo, un po’ trop­po lib­era­mente prat­i­ca­to dalle par­ti di Bran­col­i­no, ver­so pun­ta San Vig­ilio. Ma nul­la dispone con­tro il top­less, che è tor­na­to a imper­are sulle rive garde­sane. La moda cam­bia. E con ques­ta i costumi.Pensare che agli inizi dell’ultrasecolare epopea tur­is­ti­ca garde­sana di met­ter­si in cos­tume non pas­sa­va per la tes­ta a nes­suno. Solo agli inizi del Nove­cen­to si sco­pre la spi­ag­gia. Ma di pelle se ne espone poca: le tenute dei bag­nan­ti era­no cas­ti­gate. Specie di tute, tutt’al più abbinate a un ombrelli­no, per­ché la tintarel­la non era con­sid­er­a­ta granché.I pri­mi cos­tu­mi veri e pro­pri appro­dano sul Gar­da negli anni Ven­ti. Le donne vestono delle tunichette da spi­ag­gia con un accen­no di scol­latu­ra. I cal­zonci­ni fem­minili arriva­vano al ginoc­chio, las­cian­do in vista la cav­iglia, ohibò. Gli uomi­ni indos­sano cal­zoni e can­ot­tiera. Sul finire del decen­nio si osa di più. Coco Chanel, in Fran­cia, lan­cia la moda alla garçonne: capel­li cor­ti, a caschet­to, abiti min­i­mal­isti e mas­col­i­ni. Sul­la spi­agge garde­sane le vil­leg­gianti met­tono in vista la schiena e i cal­zonci­ni si accor­ciano. Anche il cos­tume maschile cam­bia: il pan­talon­ci­no si fa più cor­to, restando però alto in vita, e la can­ot­ta, pri­ma obbli­ga­to­ria, diven­ta un ricor­do: pet­to al sole.Anni Trenta, riv­o­luzione al fem­minile. L’accoppiata braghe-can­ot­tiera scom­pare. Ecco degli audaci cos­tu­mi a un pez­zo. Le gambe restano com­ple­ta­mente scop­erte. «Saran bel­li gli occhi neri, saran bel­li gli occhi blu, ma le gambe, ma le gambe… a me piac­ciono di più!» si can­ta nel 1939 su musi­ca di Alfre­do Brac­chi e Gio­van­ni D’Anzi. Sul Gar­da la nuo­va moda fa scan­da­lo. Nel 1930 il podestà di Riva fir­ma un’ordinanza sul «divi­eto di bag­nar­si in local­ità prossime all’abitato», con eccezione per gli sta­bil­i­men­ti bal­n­eari autorizzati.Passa la guer­ra e il tur­is­mo cam­bia volto. Arrivano i forèsti da nord: dal­la Ger­ma­nia e dall’Olanda, soprat­tut­to. Gli alberghi e i campeg­gi crescono come i funghi. E il cos­tume si riduce anco­ra. La scol­latu­ra si accen­tua. Di coprire la schiena non ci pen­sa pro­prio più nes­suno. La sgam­bat­u­ra è evi­dente. Gli uomi­ni scel­go­no gli slip. Una cir­co­lare del min­is­tero dell’Interno nel giug­no 1948 affer­ma: «È evi­dente che l’uso del­lo “slips” non risponde nep­pure alle medioc­ri esi­gen­ze di rispet­to del­la pub­bli­ca decen­za». Un mese dopo il sin­da­co di Riva invia una nota al coman­do dei vig­ili urbani dep­re­can­do «l’uso intrapre­so da qualche tem­po da parte di gio­vani bag­nan­ti», e cioè quel­lo di «ridurre il cos­tume a pro­porzioni ris­i­bili, medi­ante il cosid­det­to “slips” (mutan­dine da bag­no ridottissime)».I vacanzieri nordi­ci non si fan­no scrupoli a passeg­gia­re in cos­tume per le vie dei pae­si. «Molti sono i forestieri, spe­cial­mente donne, che si recano sulle vie e sulle piazze in cos­tume da bag­no o comunque non con­facente alla decen­za e al deco­ro cit­tadi­no» anno­ta nel 1953 un sin­da­co bena­cense. Qui e là i pri­mi cit­ta­di­ni garde­sani emanano così la «dis­ci­plina dei bag­ni di acqua e di sole». Vi si vieta di spogliar­si all’aperto e di «fare uso di cos­tu­mi da bag­no, prendis­ole e indu­men­ti non rispon­den­ti alle esi­gen­ze del­la pub­bli­ca decenza».Sul finire degli anni Cinquan­ta un plo­tone di bionde scan­di­nave por­ta il biki­ni sul lago. In realtà, i reg­giseni sono over­size e i pan­talonci­ni sono anco­ra alti in vita. Ci vor­rà anco­ra un decen­nio per­ché ven­ga scop­er­to anche l’ombelico. Anni Ses­san­ta. I Bea­t­les cam­biano la musi­ca, Mary Quant lan­cia la minigonna. Ven­gono rubati cen­timetri a gonne e cos­tu­mi­ni. Le mutan­dine da bag­no fem­minili non sono più a tin­ta uni­ca: com­paiono sgar­gianti dec­o­razioni. Il reg­giseno si riduce e a volte è sen­za spalline. Negli anni Set­tan­ta, oplà, il reg­giseno vola via: arri­va il topless.Sul lun­go­la­go di Gar­da resiste fino agli anni Ottan­ta un anacro­nis­ti­co cartel­lo in quat­tro lingue che vieta di passeg­gia­re «in abiti suc­cin­ti». Ma suc­cin­to è una paro­la pres­soché incom­pren­si­bile ai più. Il Gar­da si mostra tut­to som­ma­to toller­ante ver­so le nuove ten­den­ze, i lim­i­ti del comune sen­so del pudore si spostano rap­i­da­mente. Una ragaz­za a seno scop­er­to tri­on­fa sul pieghev­ole dell’associazione alber­ga­tori di Bren­zone nel 1988.C’è anche chi pre­tende di più. E c’è, per con­trasto, chi tor­na a un pas­sato che pare­va scom­par­so per sem­pre. La e la zona di Bran­col­i­no com­in­ciano a essere fre­quen­tate dai natur­isti: le sanzioni fioc­cano, notizie anche di queste ultime set­ti­mane. Intan­to, ricom­paiono anche scene che sem­bra­no lon­tanis­sime nel tem­po. Famigli­ole cin­gale­si scen­dono in spi­ag­gia con uomi­ni in cal­zonci­ni, donne in gonna e magli­et­ta, anche in acqua. Cor­si e ricor­si storici.

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