Ma cosa sono le incisioni rupestri e qual’è la loro storia? Gli studi sono iniziati nel 1964 quando, di ritorno da un viaggio in Valcamonica per vedere i graffiti camuni,

Da Pasotti fino a Gaggia quarant’anni di studi sugli antichi gardesani

07/03/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
g.m.

Ma cosa sono le inci­sioni rupestri e qual’è la loro sto­ria? Gli stu­di sono iniziati nel 1964 quan­do, di ritorno da un viag­gio in Val­ca­mon­i­ca per vedere i graf­fi­ti camu­ni, il pro­fes­sor Mario Pasot­ti di Gar­da ebbe l’idea di cer­care questi seg­ni anche sulle roc­ce bena­cen­si. E fu una intu­izione che si riv­elò in tut­ta la sua impor­tan­za. Infat­ti, preva­len­te­mente nei ter­ri­tori di Gar­da, Tor­ri, Bren­zone, Coster­mano, Mal­ce­sine e San Zeno, lo stu­dioso riuscì a reperire impor­tan­ti graf­fi­ti. Da subito venne coin­volto il civi­co di sto­ria nat­u­rale di Verona che, cos­ti­tu­ito un grup­po di lavoro guida­to da Pasot­ti, avviò un’opera di cat­a­logazione delle roc­ce, oltre che la ripro­duzione in scala di tutte le inci­sioni. Queste, ad oggi, sono dis­tribuite su una super­fi­cie di 40 chilometri qua­drati, coprono 300 roc­ce, per un totale di oltre 6000 inci­sioni. Dal grup­po di lavoro di Pasot­ti si dis­tinse ben presto il pro­fes­sor Fabio Gag­gia di Gar­da, ancor oggi il pros­e­cu­tore del­l’­opera di Pasot­ti e prob­a­bil­mente il mas­si­mo esper­to delle inci­sioni. Suo un libro del 1982, ripreso e inte­gra­to nel 2002 con il tito­lo «Graf­fi­ti sul Gar­da», che cos­ti­tu­isce il vol­ume più esauri­ente sul­l’ar­go­men­to. Delle inci­sioni fat­te sui lis­cioni, le gran­di roc­ce che dom­i­nano la fas­cia costiera da Gar­da a Mal­ce­sine, Gag­gia ha una conoscen­za stra­or­di­nar­ia ed è per­ciò coin­volto dal Prog­et­to inci­sioni di Tor­ri e Gar­da. I graf­fi­ti raf­fig­u­ra­no molti aspet­ti, dalle armi ai cav­a­lieri, a scene di vita, ad ani­mali, cro­ci, guer­ri­eri e quan­t’al­tro, e sono di dif­fi­cile datazione. Dal­l’età del fer­ro all’età mod­er­na, le inci­sioni rupestri han­no da sem­pre cos­ti­tu­ito un modo in cui l’uo­mo ha cer­ca­to di ren­dere immor­tali aspet­ti del­la pro­pria vita, las­cian­do ai pos­teri uno spec­chio incon­scio del­la realtà tem­po­rale. A queste raf­fig­u­razioni è ded­i­ca­ta una intera sala all’in­ter­no del Museo del Castel­lo scaligero di Tor­ri nel quale si pos­sono vedere dei calchi in ges­so e in altro mate­ri­ale delle prin­ci­pali incisioni.

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