Il filmato viene presentato oggi al bar Riviera. La videocassetta trovata un anno e mezzo dopo la morte dell’artista

Dai cassetti spunta un video È un’intervista a Tomezzoli

21/12/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Con­tin­u­ano a fiorire le inizia­tive volte a val­oriz­zare l’opera del pit­tore garde­sano Ben­i­to Tomez­zoli, scom­par­so nell’aprile del­lo scor­so anno. Dopo l’antologica ospi­ta­ta in otto­bre al palazzet­to delle espo­sizioni, ques­ta vol­ta esce dai cas­set­ti un video dimen­ti­ca­to. È una sor­ta di inter­vista cura­ta da Giu­liano Sala, stori­co del­la riv­iera, ma anche poeta e col­lab­o­ra­tore di Tomez­zoli. Insieme han­no real­iz­za­to mostre e lib­ri, «fonden­do» ver­si e dip­in­ti. Il fil­ma­to ver­rà proi­et­ta­to al bar Riv­iera, sul lun­go­la­go, oggi alle 18 nell’ambito delle man­i­fes­tazioni del tra gli olivi. Sarà l’occasione per sen­tire dal­la voce reg­is­tra­ta di Tomez­zoli i suoi pen­sieri sul­la pit­tura e sull’arte. «La video­cas­set­ta», rac­con­ta Sala, «è abbas­tan­za breve: ha una dura­ta di otto minu­ti. Non è nata per uno scopo pre­ciso e fran­ca­mente non mi ricor­da­vo più del­la sua esisten­za. L’hanno ritrova­ta a casa i famil­iari di Tomez­zoli e pen­so pos­sa essere inter­es­sante pro­por­la a chi ha conosci­u­to e apprez­za­to la pit­tura di questo impor­tante artista garde­sano». «L’avevamo reg­is­tra­ta quat­tro anni fa, in parte durante una mostra allesti­ta a Mal­ce­sine all’hotel Belle­vue e in parte nel­lo stu­dio di Ben­i­to, nelle sof­fitte del con­do­minio san­ta Babi­la, a Gar­da», pros­egue. «È una con­ver­sazione sul­la pit­tura infor­male, un ten­ta­ti­vo di spie­gar­ne il sig­ni­fi­ca­to, o meglio, l’essenza». Il video è sta­to inti­to­la­to «Ben­i­to Tomez­zoli rac­con­ta la sua pit­tura». Per molti, soprat­tut­to per chi non ha avu­to l’occasione di scam­biare pen­sieri, impres­sioni e opin­ioni con l’artista, sarà una specie di riv­e­lazione. Per­ché lui, dietro la sua rude timidez­za, nascon­de­va una gran voglia di esprimer­si. Cer­to, lo face­va soprat­tut­to con il pen­nel­lo, con la tela, col gesto pit­tori­co infor­male. Ma quan­do ce n’era l’occasione, nel suo ate­lier sem­pre pieno d’oggetti, peren­nemente dis­or­di­na­to, non rifi­u­ta­va di con­ver­sare. E, davan­ti a un bic­chi­er di , mag­a­ri con un po’ di jazz in sot­to­fon­do (una delle sue pas­sioni, assieme alla Fer­rari, di cui non perde­va un gran pre­mio, anche se viag­gia­va su vec­chie util­i­tarie) con­duce­va nelle pieghe dell’arte. Dell’arte in gen­erale, non del­la sua pit­tura in par­ti­co­lare. Per­ché Ben­i­to non ama­va par­lare di sè e del suo per­cor­so artis­ti­co. «Anche con gli ami­ci inti­mi», ha scrit­to Giu­liano Sala nel cat­a­l­o­go del­la mostra di otto­bre, «ne dis­cute­va rara­mente: un po’ per un inna­to sen­so del pudore, un po’ per­ché gli era più facile dipin­gere che spie­gare come dipinge­va, ma soprat­tut­to per­ché la sua pit­tura non era per lui qual­cosa di assoda­to, di defin­i­ti­va­mente rag­giun­to, di cod­i­fi­ca­to, sta­ti­co, ma era evoluzione, ricer­ca con­tin­ua, inesauri­bile anche nel­la ripresa di motivi e tec­niche espres­sive». Lo face­va, aggiun­giamo noi, con l’entusiasmo del ragazz­i­no, anche quan­do l’età non era più verde da parec­chio. Negli ulti­mi tem­pi cer­ca­va anco­ra nuove strade espres­sive, non era mai pago dei risul­tati rag­giun­ti. «Fac­cio prog­et­ti come se aves­si vent’anni, ma ne ho ottan­ta», è l’ultima bat­tuta di Tomez­zoli nel video.

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