Ridisegnato il centro di Ferrara di Monte Baldo e Vasco Senatore Gondola apre una serie di conferenze sul suo passato

Dai feudi agli alberghi

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Di Luca Delpozzo
(b.b.).

Ha una sua sto­ria poco conosci­u­ta il pic­co­lo nucleo di case ai pie­di del , che con­ta ora solo un centi­naio di abi­tan­ti ma che, soprat­tut­to d’estate, si ani­ma di tur­isti e di chi, dal­la cit­tà o altri pae­si, riapre le vec­chie case per le ferie. Comunque, se le antiche glo­rie sono di buon aus­pi­cio, pare pro­prio questo il des­ti­no di Fer­rara che, in questi anni, sta met­ten­do in cantiere opere vera­mente d’azzardo. Del­la sua sto­ria ha par­la­to di recente in sala con­sil­iare Vas­co Sen­a­tore Gon­do­la, 55 anni, capri­nese che, pro­prio in questi giorni, è sta­to elet­to pres­i­dente del con­siglio di ammin­is­trazione dell’ isti­tuzione di Capri­no, il cui pro­gram­ma per la sta­gione 2004/2005 dovrebbe uscire a ore. Gon­do­la è un vero stu­dioso di sto­ria baldense. Ammin­is­tra­tore di Fer­rara per oltre vent’anni, è gior­nal­ista, inseg­nante di materie let­ter­arie in un isti­tu­to supe­ri­ore veronese, can­cel­liere dell’Accademia di agri­coltura, scien­ze e let­tere di Verona. La con­feren­za da lui tenu­ta si inti­tola­va: «Fer­rara di Monte Bal­do, negli anni Ven­ti e Trenta». C’era il sin­da­co Pao­lo Rossi ed Euge­nio Adamoli, asses­sore alla cul­tura e orga­niz­za­tore dell’incontro, ha com­men­ta­to: «Cre­do che per par­lare del nos­tro Comune il pro­fes­sore sia uno dei per­son­ag­gi più com­pe­ten­ti del­la val­la­ta». E anco­ra: «Ha svolto ricerche e appro­fondi­men­ti sul­la sto­ria di Fer­rara di Monte Bal­do tra gli anni suc­ces­sivi alla pri­ma guer­ra mon­di­ale e il 1939. È un peri­o­do poco conosci­u­to, ma che inizia ad essere stu­di­a­to. Il lavoro di ricer­ca svolto su alcu­ni nos­tri per­son­ag­gi del peri­o­do è sig­ni­fica­ti­vo e da val­oriz­zare. Per questo il set­tore cul­tura del Comune ha pre­dis­pos­to una serie di incon­tri nel cor­so dei quali, di vol­ta in vol­ta, si par­lerà di questi per­son­ag­gi del pas­sato, come Francesco Piaz­zano, sin­da­co dal 1924 e poi Podestà del Comune fino al 1930, o i Can­delpergher, feu­datari del paese». Intan­to quel pri­mo incon­tro è sta­to una specie di excursus.«Terminata la bufera del­la guer­ra, Fer­rara abban­donò il ruo­lo di paese di con­fine fre­quen­ta­to da mil­i­tari e con­tra­b­bandieri, per trasfor­mar­si in un cen­tro tur­is­ti­co, e il medico con­dot­to Bruno Reg­giani si diede da fare per la sua pro­mozione», ricor­da Gon­do­la. «Vin­cen­zo Toni­ni costru­i­va il Nuo­vo Alber­go del Bal­do, men­tre gli alberghi La Pos­ta, Fiume e Al Pavone con­tin­u­a­vano la loro attiv­ità». «A questo fer­vore edilizio», con­tin­ua Gon­do­la, «cor­rispon­de­va il riconosci­men­to uffi­ciale del paese come stazione di sog­giorno e tur­is­mo e veni­va atti­va­ta la lin­ea di trasporto pub­bli­co Capri­no-Verona». Allo­ra si iniz­iò a par­lare di sci: «La Pro Mon­tibus fu un’intuizione del dot­tor Gino Mar­che­t­ti, che per pri­mo ipo­tiz­zò la real­iz­zazione di stazioni sci­is­tiche». Poi nel 1920 Fer­rara si illuse di pot­er puntare sul set­tore estrat­ti­vo: «L’ingegnere Fed­eri­co Fed­eri­ci aprì la prospet­ti­va eco­nom­i­ca dell’estrazione del mar­mo ad Albarè. L’attività iniz­iò nel ’26 con la escav­azione del­la Soci­età Mar­mi Col­orati di Car­rara e si con­cluse nel 1962 con la dit­ta di Pietro Tisato. In quegli anni si riprese la costruzione dell’acquedotto e ven­nero sis­te­m­ate le mal­ghe diss­es­tate dal­la guer­ra. Era sin­da­co Piaz­zano quan­do alle vie di Fer­rara fu data una nuo­va topono­mas­ti­ca». In quei tem­pi di finan­za risana­ta vis­sero don Andrea Zanet­ti (par­ro­co dal 24 al ’31), l’autotrasportatore Ettore Muzzi, il medico con­dot­to Fer­di­nan­do Pace, gran­di pos­si­den­ti come i Can­delpergher, il medico con­dot­to Bruno Reggiani».

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