Celebrato dal 1500 come Hortus Italiae, il massiccio montuoso merita di essere valorizzato come area naturalistica protetta. Ma in quasi 40 anni opposizioni poco lungimiranti hanno bloccato sul nascere l’iniziativa

Dal Monte Baldovedi Veneziama le sue leggi no

13/05/2008 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Bartolo Fracaroli

La cate­na del misura 38 chilometri di lunghez­za e dieci di larghez­za e si affac­cia sui 368 chilometri qua­drati del (49 chilometri cubi d’acqua). È il Pater­no monte per i verone­si, ai quali si dice ispiri l’estro che li fa «tuti mati»: l’aria del monte Baldo.È l’Hortus Ital­i­ae per i botani­ci, dato che com­prende in un bre­vis­si­mo svilup­po, dalle pen­di­ci ai 2000–2200 metri delle creste, una vari­età di fiori, arbusti e alberi che pas­sa dai cli­mi mediter­ranei a quel­li sub­ar­ti­ci. Ma nei sette circhi glaciali rimasti, nei luoghi più riparati, fra i micro­cli­mi, trovate flo­ra e oasi di rifu­gio, generi e specie endemiche, rimaste iso­late e sopravvis­sute qui quan­do, sia sul lago intero che dal­la Val­la­ga­ri­na, scen­de­vano immen­si ghi­ac­ciai. In par­al­lela direzione Nord-Sud abbi­amo il lago di Gar­da a ovest e l’Adige a lev­ante, da Rovere­to alla stor­i­ca Chiusa di Ceraino. La Chiusa è un canyon non si sa anco­ra se sca­v­a­to dal fiume o se dai Romani (per ren­dere nav­i­ga­bile il cor­so e por­tar giù, in zat­tera, le pietre da costru­ire Verona). La Chiusa è luo­go notis­si­mo, non solo per le battaglie napoleoniche: nodo dei traf­fi­ci dell’Europa cen­trale con la peniso­la, da lì pas­sarono tut­ti, anche gli inva­sori d’Italia, dai bar­bari in poi. Tra le acque del Gar­da e quelle dell’Adige, alta, par­al­lela, lir­i­ca infi­la­ta di crinali e cime, tut­ta una cres­ta, lui, il monte Baldo.BOSCO E DISBOSCO. Il nome del Bal­do sem­bra derivare dal tedesco Wald sec­on­do Euge­nio Tur­ri. Wald come bosco. E dis­bosco. Nei sec­oli è sta­to luo­go di rap­ina per le fus­taie di roveri, querce, carpi­ni, castag­ni, lec­ci, frassi­ni, betulle, conifere e, soprat­tut­to, fag­gi. Oggi tro­vi pas­coli immen­si, pun­teggiati da ben 52 baiti, le mal­ghe dall’edificio cen­trale con camino ester­no absida­to, in sas­so, che han­no matrice almeno cinquecentesca.Il Bal­do è in felice posizione geografi­ca, lo san­no i nove mil­ioni di tur­isti che ogni anno arrivano sul lago. Bas­ta cam­minare sulle creste, per i sen­tieri, che vedi Appen­ni­ni e Monte Rosa, Venezia e Adamel­lo, Pre­sanel­la, Caré Alto, Grup­po di Brenta, Cornone di Blu­mone, Giu­di­carie, Piz­zo­co­lo, monte Gu, il pro­fi­lo di Napoleone. Uno scrig­no delle mer­av­iglie alla por­ta­ta di tut­ti. Ripi­do, selvoso, per­cor­so da forre rupestri dalle pareti altissime sul Gar­da, meno aspro nelle propag­gi­ni ver­so la val d’Adige, declive sul­la piana del Capri­nese, dol­cis­si­mo nel­la parte trenti­na con l’Altissimo (2079 metri) la minore, ma quel­la dove lo si ha più a cuore.PARADISO DEI GEOLOGI. Il Bal­do ha vis­to i geolo­gi dis­putarne la gen­e­si. Si immag­i­ni un foglio di car­ta pre­so per il lun­go e pre­mu­to a for­mare due pieghe, una in bas­so e una in alto: quel­la alta, nel­la pie­ga cerniera, è sta­ta erosa, i detri­ti sono pre­cip­i­tati (altri­men­ti la quo­ta sarebbe anco­ra mag­giore), di 800 metri e più. Il moti­vo «a pieghe» che carat­ter­iz­za la tet­ton­i­ca del Monte Bal­do pros­egue nel­la prospiciente Lessinia.Il mas­s­ic­cio mon­tu­oso è cos­ti­tu­ito in gran parte da roc­ce sed­i­men­ta­rie di orig­ine mari­na, le più antiche delle quali si deposi­tarono cir­ca 200 mil­ioni di anni fa, men­tre le più recen­ti «solo» 40 mil­ioni di anni fa. Oltre a queste esistono vasti affio­ra­men­ti di roc­ce mag­matiche di tipo basalti­co che si deposi­tarono prin­ci­pal­mente sui fon­dali sot­tomari­ni. Sono moltissi­mi gli spun­ti di inter­esse geo­mor­fo­logi­co. Clas­si­ci i «fer­ri da stiro», enor­mi plac­che roc­ciose cop­erte di veg­e­tazione, le bel­lis­sime doline del monte delle Ris­sare o le zone in cui sono con­ser­vati, come a Lumi­ni, antichissi­mi suoli, o trac­ce di gran­di val­li flu­vi­ali: la valle del tor­rente Tas­so è geo­logi­ca­mente più anti­ca del­la valle dell’Adige. Il Bal­do è ide­ale per l’osservazione dell’anfiteatro moreni­co garde­sano e dell’intero entroter­ra del­la riv­iera bresciana.Infine l’orso arriva­to dal Trenti­no. È la novità nat­u­ral­is­ti­ca del Bal­do, ma quest’ultimo arriva­to (ben­venu­to) è solo l’ennesimo tes­ti­mone di quan­to sia ric­co e prezioso questo ambi­ente. Un pat­ri­mo­nio stra­or­di­nario e che meri­ta di essere pro­tet­to. Per­ché allo­ra il Bal­do non è anco­ra un ? Da qua­si quarant’anni giac­ciono alla ben cinque prog­et­ti di un par­co nat­u­rale baldense, ma chi non lo vuole e chi sem­mai nell’orto altrui. Per­ché, dice­vano gli ammin­is­tra­tori locali, «il par­co impedi­rebbe il pas­co­lo, il restau­ro alle case, il taglio del fieno, l’apertura di una fines­tra, le col­ture stesse». Pan­zane. Nes­suno le ripete più, ma intan­to sono servite per bloc­care sul nascere ogni progetto.RARE OASI. Oggi le zone pro­tette per legge sono lim­i­tate alle ris­erve nat­u­rali inte­grali, già ammin­is­trate dal min­is­tero Agri­coltura e Foreste, ora di Vene­to Agri­coltura: la Las­toni-Sel­va di 978 ettari e la Garde­sana Ori­en­tale, al con­fine con Tren­to, di 2184 ettari. Sono zone off-lim­its, fuori dai sen­tieri seg­nati. Si par­la ormai di tute­lare quan­to si tutela già da solo, sopra i 1500 di quo­ta, dato che non ha rif­lessi eco­nomi­ci imme­diati. Un par­co vero potrebbe invece cos­ti­tuire un volano per le comu­nità locali e per pro­muo­vere un tur­is­mo non «cannibale».L’idea è dis­cus­sa, tal­vol­ta avver­sa­ta dalle ammin­is­trazioni balden­si, ha una sto­ria con­tor­ta nel gio­co di ade­sioni e dinieghi tra il dem­a­gogi­co, il pop­ulista e il tartufesco. «La zona di Pra­da ormai è pregiu­di­ca­ta, las­ci­ate­cela dunque fuori». Ma chi l’ha dis­trut­ta? Il prog­et­to urta con­tro inter­es­si spec­u­la­tivi di varia por­ta­ta: impianti, alberghi, vil­lag­gi, lot­tiz­zazioni, nuove strade. Era rimas­to il Club Alpino Ital­iano a bat­ter­si per il par­co, vis­to anche come base per un’educazione eco­log­i­ca del­la gente veronese. «A Venezia, dalle forze politiche e dal­la giun­ta del­la Regione, il Par­co regionale del monte Bal­do attende il via del­la legge», scrivem­mo a con­clu­sione del vol­ume del cen­te­nario del­la sezione di Verona del Club Alpino Ital­iano. Era il 1977, 31 anni fa. C’era l’illusione che l’istituzione del par­co fos­se in dirit­tura d’arrivo…CACCIA O NO. Oppo­sizione al par­co giunse in pas­sato dai cac­cia­tori: era­no 18mila, in provin­cia, 15 anni fa; oggi sono 10.300, di cui 700 tesserati nel­la zona baldense (nove i Comu­ni nel­la Comu­nità mon­tana: Brenti­no Bel­luno, Bren­zone, Capri­no, Coster­mano, Fer­rara, Mal­ce­sine, Riv­o­li, San Zeno di Mon­tagna e Tor­ri del Bena­co), su di una popo­lazione di 25mila per­sone (più qua­si 5 mil­ioni di pre­sen­ze tur­is­tiche) fra riv­iera e mon­tagna. Solo il 2,8 per cen­to degli abi­tan­ti; ma, elet­toral­is­ti­ca­mente par­lan­do, ogni doppi­et­ta si molti­pli­ca per quat­tro voti. Infat­ti, se di par­co par­lano anco­ra, gli ammin­is­tra­tori locali aggiun­gono sem­pre di vol­ervi un ruo­lo anche per i cac­cia­tori, «quali con­trol­lori del ter­ri­to­rio e selezion­a­tori paten­tati delle specie».Ma il par­co non sig­nifi­ca solo un ter­ri­to­rio che stu­di e tuteli la fau­na (vena­to­ria e non). Sig­nifi­ca anche approc­cio cor­ret­to al pat­ri­mo­nio edilizio stori­co tipi­co, lad­dove, tutt’oggi, ogni ristrut­turazione è una dev­as­tazione cemen­tizia (eppure esistono da sem­pre le malte). Sig­nifi­ca un piano per i col­ori delle fac­ciate (ora impaz­za il gial­lo limone e il rosso ama­ran­to), pro­tezione per le marogne, che crol­lano ovunque, per gli oliveti e i castag­neti rin­sel­vati­chi­ti, per le mulat­tiere che ven­gono impune­mente cemen­tate (vedi la Mal­ce­sine-Prài, sette chilometri di un uni­co scivo­lo da garage) e non rilas­tri­cate a molìne, pro­tezione per i sen­tieri, per le specie rare di alberi da frut­to, per la qual­ità del miele e del for­mag­gio spac­ciati per tipi­ci; sig­nifi­ca tutela dei tan­ti, bel­lis­si­mi, for­ti abban­do­nati ai vandali…PROSPETTIVA. Invece si potrebbe fare un elen­co di quel­lo che non c’è. Non c’è infor­mazione al pub­bli­co sul­la fau­na e sul­la flo­ra, eccezionale: altrove, gli endemis­mi floris­ti­ci sono map­pati col sis­tema GPS e tut­ti i dati si trovano su sito inter­net. Man­ca un cen­tro di doc­u­men­tazione che uni­fichi gli sforzi di tante asso­ci­azioni volon­tarie. Il Bal­do sta bene lo stes­so? I tur­isti ven­gono comunque, anche sen­za tan­ta ecolo­gia e cul­tura e tradizioni e gas­trono­mia tipi­ca? Sul­la riv­iera stan­no benis­si­mo con il tur­is­mo forte? Sarà.Il par­co è (sarebbe) anche ques­tione di dig­nità, deco­ro, infor­mazione, oltre che di econo­mia, in una prospet­ti­va intel­li­gente. Di cor­ag­gio civile, edu­cazione alla bellez­za, rispet­to del pri­mo bene che ci è affida­to, la natu­ra, nelle sue stra­or­di­nar­ie, fas­ci­nose com­p­lessità. Quin­di anche dell’uomo. Uno va sulle cime per vedere lon­tano. Si chia­ma lungimiranza.