Le micromacchine si fanno largo in medicina

Dalla rete

13/09/2000 in Curiosità
Di Luca Delpozzo
Dr. DADA & superEva

Grande come un’aspi­ri­na, con­tiene una tele­cam­era, una rice­trasmit­tente, una lam­pa­da e una fonte di ener­gia. Servirà a reg­is­trare le immag­i­ni del­l’ap­pa­ra­to diger­ente. La scop­er­ta è del­l’in­ven­tore israeliano Gavriel Iddan e del medico gas­troen­terol­o­go Paul Swain. L’en­do­scopia tradizionale è un pro­ced­i­men­to com­pli­ca­to, ren­den­do nec­es­saria la sedazione del paziente. Invece la “cap­su­la endo­scop­i­ca” è com­ple­ta­mente indo­lore. Viene ingeri­ta e, come farebbe una noc­ci­oli­na, per­corre nat­u­ral­mente l’in­tero appa­ra­to diger­ente. I ricer­ca­tori del­la IBM han­no mes­so a pun­to un chip a for­ma di pet­tine, i cui ricet­tori elet­tron­i­ci sono in gra­do di leg­gere con una veloc­ità stu­pe­facente il Dna umano o di indi­vid­uare even­tu­ali malat­tie. La nan­otec­nolo­gia, dis­ci­plina che ha per­me­s­so di minia­tur­iz­zare fino all’in­verosim­i­le gli stru­men­ti, se relizzerà le pre­messe, tro­verà ampi oriz­zon­ti di appli­cazione in cam­po bio­medico: per esem­pio microp­ompe per pulire il sangue dalle cel­lule infettate.