Venti secoli di storia narrati da un sito che gli studiosi considerano unico nelle città d’Europa

Dalle palafitte dell’Età del Bronzo agli austriaci

Di Luca Delpozzo
(g.b.)

La cit­tad­i­na aril­i­cense e il suo ter­ri­to­rio con­ser­vano «un com­p­lesso reper­to­rio di opere for­tifi­cate, che può doc­u­mentare l’evoluzione dell’arte for­ti­fi­ca­to­ria dall’antichità al XIX sec­o­lo». Così scrive Lino Vit­to­rio Bozzet­to nel suo vol­ume «Peschiera. Sto­ria del­la cit­tà for­ti­fi­ca­ta», rias­sumen­do in poche righe il sig­ni­fi­ca­to del­l’in­gente pat­ri­mo­nio architet­ton­i­co e stori­co rac­chiu­so in questo lem­bo del ter­ri­to­rio veronese che, sin dai tem­pi più remoti, ha sus­ci­ta­to grande inter­esse e atten­zione come «capos­al­do difen­si­vo. Qui si è rac­colto un cam­pi­onario uni­co di forme for­ti­fi­ca­to­rie che, col pro­gres­so dei mezzi di offe­sa, si sono svilup­pate e, in parte, sovrap­poste durante ven­ti sec­oli di sto­ria». Cinque le epoche fon­da­men­tali del­la sto­ria del­la cit­tad­i­na. Durante gli scavi per l’arsenale del­la Kriegs Marine abs­bur­gi­ca, iniziati nel 1860, ven­gono rin­venu­ti resti palafit­ti­coli la cui fine potrebbe essere sta­ta seg­na­ta, sup­posero gli stu­diosi dell’epoca, da un incen­dio; il nucleo for­ti­fi­ca­to del­la Sig­no­ria Scalig­era, nucleo data­to tra il 1290 e il 1320, sit­u­a­to all’interno del­la Roc­ca di dan­tesca memo­ria (nel com­p­lesso dell’ex carcere mil­itare), che rac­chi­ude le tes­ti­mo­ni­anze una torre che risale prob­a­bil­mente al III sec­o­lo d.C.; la Repub­bli­ca Vene­ta, con la fortez­za bas­tion­a­ta «chi­ave strate­gi­ca del­la lin­ea Gar­da-Min­cio, ordi­na­ta come doppia tes­ta di ponte flu­viale» dec­re­ta­ta dal Sen­a­to il 23 agos­to 1549; poi il momen­to dei france­si e di Napoleone, con prog­et­ti per l’ulteriore for­ti­fi­cazione di Peschiera che «si svolge su un arco di tem­po di oltre dod­i­ci anni» La «cit­tà da guer­ra napoleon­i­ca, delin­ea­ta in una cospicua serie di prog­et­ti, che rimase incom­pi­u­ta». Ma le idee dei gran­di for­ti­fi­ca­tori france­si, Chas­seloup-Laubat, Bau­drand, Haxo, trovarono a Peschiera un cam­po di sper­i­men­tazione di spe­ciale inter­esse. Infat­ti inter­venne l’Impero abs­bur­gi­co con la piaz­zaforte riv­ista sec­on­do un nuo­vo piano for­ti­fi­ca­to­rio d’insieme com­pren­dente i quindi­ci for­ti esterni, sei dei quali sono giun­ti con­ser­vati sino ad oggi. Una stra­or­di­nar­ia rac­col­ta di tes­ti­mo­ni­anze dirette del­la sto­ria che fan­no di ques­ta fortez­za sull’acqua un «raro pat­ri­mo­nio d’arte, di tec­ni­ca e di cul­tura, pre­m­i­nente per l’interesse tur­is­ti­co, che rende Peschiera uni­ca tra le cit­tà d’Europa».