La Provincia e la Cdc hanno consegnato un documento al vicepresidente della società veronese Angeli: «In tempi di crisi i soci useranno il buonsenso». Scorporo della gestione,concessione e maggioranza. Niente aumento di capitale nella Catullo senza un "sì".

D’Annunzio, ultimatum da Brescia

10/10/2009 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Natalia Danesi

 Il vicepres­i­dente del­la Cat­ul­lo Pier­lui­gi Angeli par­la di «disponi­bil­ità» da parte dei soci ad esam­inare le istanze dei bres­ciani. Ma, nonos­tante le voci cir­co­late negli ulti­mi giorni, l’accordo con Verona per la scis­sione del D’Annunzio anco­ra non c’è. Sec­on­do i bene infor­mati, ormai sarebbe a un pas­so e potrebbe arrivare nel giro di 2 set­ti­mane. Per ora, però, sul tavo­lo è sta­ta mes­sa solo una nuo­va pro­pos­ta. Un doc­u­men­to-ulti­ma­tum che il numero uno del Bro­let­to, , con il vice Giuseppe Romele e il pres­i­dente del­la Cdc Fran­co Bet­toni han­no con­seg­na­to ieri nelle mani di Angeli. Gli altri fino­ra inter­es­sati alla par­ti­ta, Abem — la soci­età bres­ciana che ha inizia­to la guer­ra per la con­ces­sione — e la Log­gia, entr­eran­no in gio­co in una fase successiva.IL CONTENUTO. L’iniziativa — ha spie­ga­to il sot­toseg­re­tario Mol­go­ra — tiene con­to «delle sen­ten­ze del Tar e del Con­siglio di Sta­to» (favorevoli ad Abem), del­la crisi eco­nom­i­ca e del­la volon­tà di fare del D’Annunzio un volano per lo svilup­po del ter­ri­to­rio». Alla Cat­ul­lo i soci bres­ciani chiedono il con­fer­i­men­to del ramo d’azienda del­la D’Annunzio e la mag­gio­ran­za nel­la soci­età. «Se sarà il 51 per cen­to o di più, è da sta­bilire», dice Mol­go­ra. Anche se i bene infor­mati riten­gono che Bres­cia — con la com­plic­ità dichiara­ta dei tren­ti­ni e man­i­fes­ta­ta ieri da Angeli, che ne gui­da la com­pagine — pun­ti a molto di più, forse all’80 per cen­to. In cam­bio, si offre la quo­ta nec­es­saria all’aumento di cap­i­tale nel­la Cat­ul­lo — di cui Bro­let­to e Cdc possiedono cias­cu­na il 5 per cen­to — e il rip­i­ana­men­to dei deb­iti nel­la D’Annunzio. Due nodi, questi ulti­mi, che impon­gono anche — incalza Mol­go­ra — di «strin­gere i tempi».Entro fine mese, è cosa nota, la soci­età di ges­tione bres­ciana avrà esauri­to il suo cap­i­tale sociale, e quel­la veronese non nav­i­ga in acque migliori: ha già richiesto ai soci risorse per 40 mil­ioni di euro. «Dob­bi­amo capire se accettare l’aumento di cap­i­tale sociale e inter­venire per la cop­er­tu­ra dei deb­iti», minac­cia Mol­go­ra. E se la pro­pos­ta non incasserà un sì, pare di capire che da Bres­cia non arriver­an­no nem­meno i sol­di. «Una vol­ta rag­giun­to l’accordo, sarà mio com­pi­to come sot­toseg­re­tario recar­mi dal min­istro Mat­te­oli per sciogliere il nodo del­la con­ces­sione», assi­cu­ra Molgora.In una fase suc­ces­si­va sarà cos­ti­tui­ta una hold­ing Bres­cia — Verona. E non solo. Orio è sem­pre più vici­no. «Si sono susse­gui­ti incon­tri — pre­cisa Bet­toni — con isti­tuzioni e asso­ci­azioni di cat­e­go­ria dell’aeroporto di Berg­amo. C’è la disponi­bil­ità ad aggre­gar­si, una vol­ta che Bres­cia avrà avu­to la sua iden­tità». LE REAZIONI. Da Angeli arrivano ras­si­cu­razioni sul buon esi­to: «Di ques­ta fac­cen­da si è par­la­to al Cda del Cat­ul­lo in alcune occa­sioni. Di fronte a bilan­ci non fioren­ti e a un calo dei passeg­geri, gli azion­isti chiedono al con­siglio di dare risposte. In cam­bio di un aumen­to di cap­i­tale e del rip­i­ana­men­to del deficit, cre­do pre­var­rà il buon­sen­so». Del resto, dice il pres­i­dente dell’aeroporto Vig­ilio Bet­tin­soli, Verona «capisce che sen­za uno svilup­po di Mon­tichiari non può miglio­rare». E, incalza il con­sigliere bres­ciano e asses­sore Gior­gio Bon­tem­pi, «quan­to chiesto oggi è frut­to di un lavoro nel­la Cat­ul­lo». Le pre­messe, insom­ma, ci sono. Ma il pres­i­dente di Abem Fran­co Tam­buri­ni, all’estero, avvisa in tele­con­feren­za: la battaglia finirà «solo nel momen­to in cui una pro­ce­du­ra pre­cisa sta­bilirà che la con­ces­sione del D’Annunzio è in mani bres­ciane».

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