Sabato un convegno sulla tutela delle bellezze ambientali

D’Annunzio, un testimonial per la difesa del paesaggio

10/05/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
s.z. s.z.

«Gar­done Riv­iera e il Vate del pae­sag­gio». E’ il tito­lo del con­veg­no che si ter­rà saba­to mat­ti­na al Vit­to­ri­ale, e pro­por­rà un D’An­nun­zio ined­i­to, sta­vol­ta nei pan­ni di urban­ista. «In un’in­ter­vista del 1909 al Cor­riere del­la Sera, il poeta-solda­to disse che bisog­na­va fare due cose: buttare i tedeschi nel lago, e costru­ire rispet­tan­do i carat­teri del pae­sag­gio — sot­to­lin­eano gli esper­ti -. Gabriele prese posizione con­tro l’ab­bat­ti­men­to delle tor­ri di Bologna (si vol­e­va creare una sfi­la­ta da Fori impe­ri­ali), salvò la cin­ta di Luc­ca dal­la dis­truzione, inviò numerose denunce con­tro situ­azioni di abban­dono». Sen­za dimen­ti­care che, nel 1893, il min­istro Fer­di­nan­do Mar­ti­ni lo mandò in Sardeg­na a schedare i beni mon­u­men­tali. E, nel 1896, il Sovrin­ten­dente Ange­lo Con­ti lo chi­amò a Venezia a seguire il restau­ro del­la Basil­i­ca di San Mar­co. Nel­l’Ode per la morte di un cap­ola­voro, descrisse lo sta­to di degra­do del­l’Ul­ti­ma cena di Leonar­do. Nei 52 sonet­ti «Le cit­tà del silen­zio» esaltò le bellezze di local­ità cen­tro-set­ten­tri­on­ali, come Man­to­va e Verona: una sor­ta di con­sole ante-lit­ter­am del Tour­ing club ital­iano, alla riscop­er­ta dei cen­tri minori. Tra il 1882 e l’88 pub­blicò una cinquan­ti­na di arti­coli con­tro la real­iz­zazione del­l’Altare del­la Patria. Saba­to, dunque, alle ore 10, dopo il salu­to del sin­da­co Alessan­dro Baz­zani, inter­ver­ran­no Anna Maria Andreoli, pres­i­dente del­la Fon­dazione del Vit­to­ri­ale, che si sof­fer­merà sul ter­ri­to­rio come ered­ità stor­i­ca, cul­tur­ale e ambi­en­tale; Anto­nio Paoluc­ci, ex min­istro, Sovrin­ten­dente ai Beni artis­ti­ci del­la Toscana; Ippoli­to Pizzetti, uno dei mas­si­mi esper­ti di pae­sag­gio (spiegherà le carat­ter­is­tiche di una cit­tà-gia­rdi­no); Car­lo Cresti, docente all’ di Firen­ze; Pier­lui­gi Poli­meni, incar­i­ca­to di redi­gere il nuo­vo Piano rego­la­tore di Gar­done Riv­iera; Augus­to Cagnar­di, l’ar­chitet­to che studiò il vec­chio Prg, ai tem­pi di Aventi­no Frau; Gui­do Ver­gani, gior­nal­ista del Cor­riere del­la Sera. Mod­er­a­tore Anto­nio Cal­abrò, del «Sole 24 ore». In ser­a­ta, alle ore 21, nel­l’au­di­to­ri­um, con­cer­to dei solisti del teatro alla Scala di , un grup­po di dieci musicisti (cinque fiati e cinque archi) che, per l’oc­ca­sione, sarà affi­an­ca­to da un sax e un pianoforte. Nel­la pri­ma parte ver­ran­no pre­sen­tate sin­fonie di Mozart («Le nozze di Figaro») e Rossi­ni («Il bar­bi­ere di Siviglia», «La gaz­za ladra», «L’i­tal­iana in Algeri»). «L’idea del con­veg­no — spie­ga Baz­zani — è nata da una trasmis­sione di Rai 3, che parla­va del rap­por­to tra D’An­nun­zio e l’am­bi­ente. Noi ci siamo chi­esti: dalle polemiche degli anni scor­si riguardan­ti Gar­done Riv­iera, non è pos­si­bile far spuntare un… fiore? Come a Cer­nob­bio, sul lago di Como, lo stu­dio Ambroset­ti orga­niz­za tut­ti gli anni un con­veg­no sul­la cir­co­lazione stradale, per­chè non sfruttare il nos­tro tes­ti­mo­ni­al d’ec­cezione (D’An­nun­zio, appun­to) e trattare i temi che riguardano il ter­ri­to­rio, la tutela delle bellezze pae­sis­tiche, le nor­ma­tive esisten­ti, ecc. «Ho anco­ra negli occhi e nel­la mente quel fil­ma­to proi­et­ta­to a Roma, alla pre­sen­za del Capo del­lo Sta­to (Ciampi) e del min­istro dei Beni cul­tur­ali (la Melandri). Scor­re­vano le immag­i­ni del mostro di Fuen­ti, del­la mastodon­ti­ca costruzione dei Matar­rese sul lun­go­mare di Bari, del­la Valle dei tem­pli in Sicil­ia. Poi apparve il Vit­to­ri­ale, e la voce fuori cam­po assi­cu­ra­va che una cola­ta di cemen­to lo avrebbe sof­fo­ca­to. Fan­donie. «Io sono sta­to elet­to nel giug­no ’99. Il pro­gram­ma del­la mia giun­ta dice: bas­ta alle sec­onde case e alle lot­tiz­zazioni, sì al recu­pero del­l’e­sistente. E il dibat­ti­to di saba­to è un’oc­ca­sione da cogliere».