Blitz della Polizia municipale: arrestato il capobanda, ricercati i complici Schiava del sesso si ribella e denuncia i suoi aguzzini

Decapitata la gang dei bulgari

14/09/2002 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Sirmione

Una ragaz­za bul­gara, 28 anni, un cur­ricu­lum di soli­di stu­di alle spalle ma da tem­po costret­ta a pros­ti­tuir­si, ha trova­to la forza di denun­cia­re il pro­prio sfrut­ta­tore facen­do­lo cat­turare. Dopo un anno d’indagini, la Polizia munic­i­pale di Sirmione ha arresta­to il capo di un’organizzazione intera­mente com­pos­ta di cit­ta­di­ni bul­gari, che dal­lo scor­so set­tem­bre ha obbli­ga­to almeno quat­tro con­nazion­ali a pros­ti­tuir­si lun­go la Padana Supe­ri­ore, nel­la zona tra Sirmione e Peschiera. Nell’operazione, denom­i­na­ta «Spar­ta­co», è fini­to in manette Petrov Yor­danov Marin, 31 anni, sor­pre­so in un alber­go del­la per­fieria di Verona, dove allog­gia­vano due ragazze, con­nazion­ali di Petrov, obb­li­gate a pros­ti­tuir­si nel­la scalig­era Cav­al­caselle. Negli ulti­mi tem­pi l’organizzazione crim­i­nale ave­va deciso di spostare il rag­gio d’azione in Vene­to per elud­ere i con­trol­li dei Vig­ili di Sirmione. I capi d’imputazione sono pesan­ti: favoreg­gia­men­to dell’immigrazione clan­des­ti­na; induzione, favoreg­gia­men­to e sfrut­ta­men­to del­la pros­ti­tuzione. Da giorni gli agen­ti seguiv­ano da vici­no le mosse di Marin. L’indagine è par­ti­ta seguen­do le diret­tive dell’assessore alla sicurez­za del Comune di Sirmione, Mas­si­mo Padovan, che prevede un mag­gior con­trol­lo del ter­ri­to­rio da parte del­la Polizia munic­i­pale per com­bat­tere la pros­ti­tuzione sulle strade. Una neces­sità anco­ra più urgente per un cen­tro come quel­lo garde­sano, che vive di tur­is­mo. Ma tut­to è par­ti­to dal­la denun­cia di una cor­ag­gio­sis­si­ma ragaz­za. Atti­ra­ta in Italia con il mirag­gio di un lavoro, la don­na — come tante altre con­nazion­ali e non — è sta­ta costret­ta a riscattare la sua lib­ertà pros­tituen­dosi. Ma di fronte all’opportunità di ricostru­ir­si una vita e impedire che altre donne subis­sero la stes­sa sorte, ha rac­colto l’invito del­la Polizia munic­i­pale: così, adeguata­mente pro­tet­ta, è sta­ta accol­ta in un pro­gram­ma di inser­i­men­to sociale finanzi­a­to dal Comune di Verona. La ragaz­za ha rac­con­ta­to agli inves­ti­ga­tori di essere sta­ta introdot­ta clan­des­ti­na­mente nel nos­tro Paese, con la promes­sa di un lavoro come dipen­dente in un bar. Poi però si è trova­ta sul­la stra­da, minac­cia­ta con­tin­u­a­mente. La don­na più volte è sta­ta obbli­ga­ta a rac­con­tare per tele­fono, alle amiche rimaste in Bul­gar­ia, le men­zogne degli sfrut­ta­tori per con­vin­cer­le a trasferir­si: un modo per atti­rare nel­la rete altre vit­time. Ma la ragaz­za ha trova­to la forza di ribel­lar­si. Le prime dichiarazioni sono state rac­colte dal­la Polizia munic­i­pale, quan­do anco­ra era obbli­ga­ta a pros­ti­tuir­si, ma la denun­cia è arriva­ta solo quan­do ha rag­giun­to la cifra nec­es­saria per riscattare il pas­s­apor­to e riac­quistare la lib­ertà. Oltre a con­fer­mare che la zona di Pun­ta Grò, a Sirmione, era con­trol­la­ta da due bul­gari, per­al­tro già iden­ti­fi­cati in prece­den­za, la ragaz­za ha rifer­i­to che gli sfrut­ta­tori, pro­prio per elud­ere i con­trol­li, ave­vano inizia­to ad adottare alcune pre­cauzioni per non far­si iden­ti­fi­care e per con­sen­tire alle ragazze di lavo­rare indis­tur­bate. Gli accorg­i­men­ti con­sis­te­vano nel cam­biare fre­quente­mente l’autovettura con cui le ragazze veni­vano accom­pa­g­nate e anche i cel­lu­lari delle pros­ti­tute. Che, allo stes­so tem­po, era­no costrette, almeno fino a mez­zan­otte e mez­za, l’ora in cui ter­mi­na il servizio ordi­nario del­la polizia munic­i­pale, a nascon­der­si o a trasferir­si in altri luoghi. Ma gli agen­ti han­no con­tin­u­a­to le indagi­ni sen­za sos­ta e, gra­zie al cor­ag­gio di una ragaz­za, sono arrivati al capo dell’organizzazione. Il Gip del tri­bunale di Verona, su richi­es­ta del pm Beat­rice Zan­ot­ti, ha emes­so tre ordi­nanze di cus­to­dia caute­lare a cari­co di altret­tan­ti cit­ta­di­ni bul­gari, due uomi­ni e una don­na. Fino­ra in carcere è fini­to solo il capo dell’organizzazione, Marin. Gli altri due, l’autista e una don­na che ave­va il com­pi­to di con­trol­lare le ragazze, sono rius­ci­ti a fuggire.