Lezione di calcio e di ... scienza dell'educazione a Gargnano.

Del Neri (Chievo) ai ragazzi «Non si vive di solo calcio»

09/04/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo
b.f.

Lezione di cal­cio e di … scien­za del­l’e­d­u­cazione a Gargnano. In cat­te­dra l’al­lena­tore del Chie­vo, Gigi Del Neri, tes­ti­mo­ni­al del tor­neo di Gavar­do. «Il cal­cio è un modo per stare vici­no ai gio­vani, come capi­ta a me, con ragazzi di 20 o 25 anni. Lavo­ran­do con una squadra come la mia, appare logi­co portare avan­ti un dis­cor­so gio­vanile. Abbi­amo una strut­tura che priv­i­le­gia i ragazzi, e in mez­zo a loro c’è tan­ta gente che vuole emerg­ere. È gius­to, ma non devono dimen­ti­care che lo sport è soprat­tut­to edu­cazione e la sua prat­i­ca richiede equi­lib­rio, altri­men­ti una scon­fit­ta diven­ta una malat­tia. Io ho la for­tu­na di lavo­rare con gente che di soli­to ha l’abi­tu­dine di vedere scivolare via in fret­ta la gioia per la vit­to­ria o il ram­mari­co per la scon­fit­ta. Sen­za equi­lib­rio e seren­ità si va poco lon­tano». Per la ver­ità, osser­van­do i risul­tati del­la sua squadra, i fat­ti sem­bra­no dar­gli ragione. Del Neri anal­iz­za anche le sper­anze dei gio­vani: «Fan­no bene a cer­care di sfon­dare nel mon­do del cal­cio, ma non devono dimen­ti­care che sono in pochi ad arrivare, a fronte di migli­a­ia di gio­vanis­si­mi che iniziano — o cer­cano di iniziare — una car­ri­era. C’è del­l’al­tro» aggiunge l’al­lena­tore vene­to. «Dob­bi­amo tenere pre­sente che in alcu­ni Pae­si stranieri, il cal­cio rap­p­re­sen­ta anco­ra un mez­zo per uscire da situ­azioni di vita pesan­ti o addirit­tura insosteni­bili, come è sta­to per Luciano, gio­ca­tore brasil­iano del­la mia squadra. Ci si può rius­cire sola­mente lavo­ran­do sodo e lot­tan­do. Luciano, ad esem­pio, ha dovu­to sop­portare una lun­ga squal­i­fi­ca. Ne è usci­to, ma sof­fren­do parec­chio. Il cal­cio non è sem­plice come si pen­sa: ci sono momen­ti buoni ed altri meno. Ci sono par­tite che vin­ci con un tiro ed altre che per­di dopo avere bersaglia­to a lun­go la por­ta avver­saria». Quan­to ad allena­tori e diri­gen­ti, «non dovreb­bero dimen­ti­care che un ragaz­zo ha il dirit­to di diver­tir­si, anche se si sta acco­stan­do al mon­do del pal­lone». Del Neri non può sot­trar­si ad una doman­da sul cal­cio gio­ca­to: Il Chie­vo 2003? «Ormai siamo in sal­vo ed abbi­amo gli stes­si pun­ti del­lo scor­so anno. Con­tinuiamo a lottare per ottenere il mas­si­mo, come fan­no altre squadre per non essere tagli­ate fuori. Lo scud­et­to? Pen­so che andrà alla Juve, per la strut­tura del­la soci­età ed il carat­tere del­la squadra».