La vendita di Milano ha lasciato al futuro museo veronese solo i documenti del matrimonio con Meneghini e della separazione, tre vestiti, una borsa e poco più

Dell’eredità Callasci restano le briciole

21/12/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Piero Taddei

«Una doppia delu­sione». Amareg­gia­to Pietro Caz­zarol­li, nipote di Maria Callas e di Gio­van­ni Bat­tista Menegh­i­ni, all’indomani dell’asta Sotheby’s cha ha dis­per­so 2.000 pezzi appartenu­ti alla Div­ina, ven­du­ti com­p­lessi­va­mente per un mil­ione 766mila 229 euro: era l’eredità del com­menda­tor Menegh­i­ni, fini­ta alla sua gov­er­nante Emma Brut­ti Rover­sel­li, scom­parsa qualche anno fa, pas­sati al figlio che ora ha 78 anni e mes­si all’asta dai due nipoti.«Una doppia delu­sione», com­men­ta Pietro Caz­zarol­li, «acui­ta dal­la ricor­ren­za del trenten­nale del­la morte: è sta­to dis­per­so il mate­ri­ale rac­colto e gelosa­mente cus­todi­to da mio zio Gio­van­ni Bat­tista Menegh­i­ni alla morte del­la moglie, con l’intento di alle­stire un mau­soleo che ricor­dasse entram­bi; è sta­to evi­den­zi­a­to il dis­in­ter­esse di enti e isti­tuzioni scaligere ver­so la Callas, par­ti­co­lar­mente lega­ta all’Arena e alla nos­tra cit­tà. Fos­si mil­iar­dario, avrei com­pra­to tut­to per tenere queste mem­o­rie unite, come mia zia avrebbe desiderato».«La ven­di­ta all’incanto», con­tin­ua il nipote di Menegh­i­ni, «ha vis­to assen­ti enti pub­bli­ci e pri­vati: Regione e Provin­cia avreb­bero potu­to sen­si­bi­liz­zare fon­dazioni e indus­tri­ali, in modo che Verona, e il nascente museo di Zevio, non perdessero i cimeli. Gli investi­tori avreb­bero avu­to adegua­to ritorno d’immagine. Il mod­es­tis­si­mo finanzi­a­men­to con­ces­so per l’asta dal­la Provin­cia, 5.720 euro, curiosa­mente non è sta­to gira­to al Comune di Zevio, che sen­za risul­tati ave­va lan­ci­a­to una sot­to­scrizione, ma all’associazione di volon­tari­a­to Kalos, cos­ti­tui­ta lo scor­so feb­braio. Ciò che è sta­to acquis­ta­to con quei sol­di sarà a dis­po­sizione di tutti?»Risponde l’assessore provin­ciale Maria Luisa Tez­za: «È sta­to il Comune di Zevio a chiedere di des­tinare i fon­di a Kalos, vis­to che al momen­to non esiste un organ­is­mo uffi­ciale che si occu­pa del museo». A Comune e Provin­cia si sono aggiu­di­cati tre vesti­ti, una bor­sa, il telegram­ma augu­rale che i gen­i­tori di Maria inviarono a figlia e gen­ero alla vig­ilia delle nozze, i doc­u­men­ti Callas rel­a­tivi a mat­ri­mo­nio e sep­a­razione da Menegh­i­ni, cor­rispon­den­za con Elsa Maxwell.Il nipote del­la Callas — che al set­ti­manale Chi rac­con­ta di quan­do sua zia Maria, incon­tra­ta a Verona poco pri­ma che morisse, gli con­fidò l’intenzione di tornare assieme a Menegh­i­ni — assi­cu­ra che a Milano si è per­sa un’occasione per portare a casa lot­ti significativi.«Fino all’ultimo», riv­ela Caz­zarol­li, «Menegh­i­ni fu inten­zion­a­to ad alle­stire il mau­soleo in memo­ria del sopra­no. Vol­e­va dimostrare al mon­do che solo lui era sta­to l’uomo del­la Callas. Sec­on­do i suoi pro­gram­mi, nel­la pri­ma stan­za dove­vano esser­ci pro­prio le let­tere d’amore, sven­dute da Sotheby’s per 32.640 euro rispet­to alla sti­ma di parten­za di 50–70mila. Avrei gra­di­to che quelle let­tere divenis­sero pat­ri­mo­nio del museo zeviano, alla pari di altri cimeli come il metronomo da cui mia zia non si sep­a­r­a­va mai, gli spar­ti­ti, i dis­chi e le fedi nuziali».Cazzarolli ha svolto un ruo­lo di pri­ma grandez­za nell’istituendo museo Callas e per la fon­dazione decisa dal Comune di Zevio: lui, infat­ti, ha cre­ato le con­dizioni affinché la cor­posa don­azione di Gian­car­lo Tanzi, com­pren­dente dis­chi, foto, lib­ri e ogget­ti appartenu­ti alla Div­ina, fos­se dirot­ta­ta sul paese in cui gli zii vis­sero momen­ti feli­ci. Il nipote del­la Div­ina e dell’industriale del mat­tone plaude in direzione Venezia, che a Milano si è assi­cu­ra­ta una disc­re­ta fet­ta dei ricor­di Callas con l’intenzione di alle­stire un museo tra qualche anno. «Quel­lo che impor­ta è che i miei zii siano ricor­dati. Quan­to al futuro, aus­pi­co una mag­giore atten­zione di Verona nel tenere vivo il mito del­la Callas».

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