Ii familiari di Avancini attendono che sia fatta luce su eventuali responsabilità

Di chi è stata la colpa della morte di Gino Avancini?

05/02/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo

Il 3 feb­braio del ’99 10mila metri cubi di roc­cia pre­cip­i­tarono sul­la Garde­sana e uccis­ero Gino Avanci­ni, pen­sion­a­to 79enne di Arco di Tren­to che tran­si­ta­va tra Riva e Limone. È pas­sato un anno: l’anniversario impone un bilan­cio. Per quel che riguar­da la via­bil­ità, il prob­le­ma è sta­to risolto a tem­po di record, con grande sol­lie­vo degli impren­di­tori tur­is­ti­ci di Limone e dell’Alto Gar­da bres­ciano. Novan­tot­to giorni dopo la frana, il 12 mag­gio, la stra­da veni­va ria­per­ta al traf­fi­co. A tutt’altro rit­mo è invece pros­e­gui­to il cor­so del­la gius­tizia, dal­la quale i famil­iari di Avanci­ni atten­dono che sia fat­ta luce su even­tu­ali respon­s­abil­ità. Se ne sta occu­pan­do la Procu­ra del­la Repub­bli­ca di Rovere­to. Nel cor­poso fas­ci­co­lo del sos­ti­tu­to procu­ra­tore trenti­no Fabio Biasi, tra numero­sis­sime per­izie geo­logiche, c’è anche un espos­to denun­cia con­tro l’Anas e la Provin­cia autono­ma di Tren­to pre­sen­ta­to dal legale di fidu­cia dei quat­tro figli del­la vit­ti­ma, l’avv. Glo­ria Canestri­ni di Rovere­to. Le ipote­si di reato ipo­tiz­zate dal legale sono quelle di omi­cidio e dis­as­tro col­poso. Accuse gravis­sime per l’Anas e la Provin­cia autono­ma di Tren­to, cui i famil­iari del­la vit­ti­ma attribuis­cono la respon­s­abil­ità dell’incuria e dell’abbandono in cui è sta­ta las­ci­a­ta per anni la vec­chia stra­da del Ponale, sit­u­a­ta poco più a monte del­la Garde­sana ed anch’essa tra­vol­ta dal­la frana del 3 feb­braio. La mag­i­s­tratu­ra dovrà accertare chi fos­se respon­s­abile del­la manuten­zione del­la stra­da, e quali inter­ven­ti questo respon­s­abile abbia o non abbia dis­pos­to su quel­la porzione di ver­sante mon­tu­oso, tradizional­mente e noto­ri­a­mente fra­noso, che un anno fa è pre­cip­i­ta­to sul­la Garde­sana, ucci­den­do una per­sona.

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