Un convegno, promosso dalla Comunità del Baldo fa il punto, anche scientifico, su una produzione tipica

Diagnosi per il marrone dop:è sanissimo ed è un toccasana

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Di Luca Delpozzo
Bartolo Fracaroli

Il castag­no è pro­tag­o­nista. Con­quista infat­ti tut­to lo spet­tro di inter­ven­ti un con­veg­no, a San Zeno di Mon­tagna pro­mosso dal­la Comu­nità del Bal­do. Si è fat­to il pun­to del­la cas­tan­i­cul­tura in Italia, sul Bal­do «in prim­is», con rela­tori verone­si, tren­ti­ni e di caratu­ra euro­pea, più l’intervento di medici esper­ti di ali­men­tazione e una mostra anto­log­i­ca, a cura del pro­fes­sore Elvio Belli­ni del­la fiorenti­na Accad­e­mia dei Geor­gofili, diret­tore del dipar­ti­men­to di ortoflo­rofrut­ti­cul­tura e del polo sci­en­tifi­co dell’ toscana, sul­la cul­tura di quest’albero stra­or­di­nario, che ha deter­mi­na­to il pae­sag­gio e sal­va­to prati­ca­mente mez­zo mon­do dal­la fame (il vero «albero del pane»), ciò che dovrebbe o potrebbe con­tin­uare a fare se l’attenzione dei poten­ti fos­se meno dis­trat­ta. Era­no pro­prio le «autorità» a bril­lare, infat­ti, per assenza.Poche per­sone in sala, per un argo­men­to, però, tutt’altro che leg­gero. Con Cipri­ano Castel­lani, pres­i­dente comu­ni­tario e l’assessore provin­ciale all’agricoltura Dion­i­sio Brunel­li, han­no dato vita ai lavori, aper­ti da Simone Cam­pag­nari, pres­i­dente del Con­sorzio di tutela del mar­rone dop di San Zeno e dal sin­da­co Adri­ano Peretti, che ospi­ta­va il con­gres­so nazionale delle cen­to cit­ta del castagno.A dare lus­tro a un prodot­to «povero» ma allo stes­so tem­po «ric­co» sot­to ogni pro­fi­lo, sono sta­ti gli stu­di del­la facoltà di med­i­c­i­na dell’Università di Verona, ded­i­cati pro­prio al mar­rone del Bal­do; inclusa, nel­lo spet­tro delle anal­isi, anche una riso­nan­za mag­net­i­ca nucleare. Lavori che sono sta­ti illus­trati dal dot­tore Daniele Degl’Innocenti, e che ne han­no dis­ve­la­to le doti organolet­tiche nutrizion­ali, ponen­do­lo fra i pri­mi, i migliori d’Italia, per ric­chez­za di microal­i­men­ti, car­boidrati com­p­lessi, prin­cipi attivi, vit­a­mine, qual­ità min­er­al­iz­zan­ti, capac­ità di con­trasto e pre­ven­zione del­la malat­tie, tipiche dell’essere umano con­tem­po­ra­neo insidi­a­to nel­la sua biolo­gia da un’alimentazione con prodot­ti alterati-adul­terati e non gen­ui­ni. Una con­fer­ma che i nos­tri vec­chi sape­vano anche man­gia­re meglio…La nota pre­oc­cu­pante c’è, comunque, e pesa; almeno, per ora, solo come minac­cia. Si trat­ta del­la ves­pa del castag­no, arriva­ta dal Giap­pone e dal­la Cina con ecotipi impor­tati nei vivai del Piemonte e ormai dif­fusa in tut­ta la peniso­la tranne, per ora, che nel Veronese, ma comunque nel resto del Vene­to e in Trenti­no. «Arri­va anche col ven­to, è una gal­la che si ritro­va su foglie, ram­et­ti e fiori e por­ta a morte l’albero», ha det­to a Cà Mon­tagna Michele Zan­pi­ni del Servizio Fitosan­i­tario Regionale: «Occorre per i nuovi impianti un vero e pro­prio pas­s­apor­to. Un pas­s­apor­to biologico».La lot­ta sper­i­men­tale agli inset­ti che pregiu­di­cano la pro­duzione di castagne e mar­roni è sta­ta quin­di illus­tra­ta dal dot­tore Gior­gio Mare­si dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige di Tren­to con il dot­tor Tul­lio Turchet­ti del Cen­tro nazionale delle ricerche di Firen­ze, per un albero defini­to risor­sa fon­da­men­tale delle mon­tagne , forte, bel­lo ed anche, insos­ti­tu­ibile, quale fonte di red­di­to. Dal prati­ca­mente debel­la­to «mal de l’inchiostro» (che fece stra­gi in Europa ai pri­mi del sec­o­lo scor­so) al «can­cro cor­ti­cale». Il tut­to per arrivare comunque a una con­clu­sione, sem­plice, quan­to inpeg­na­ti­va: «Salvi­amo la pia­nu­ra attra­ver­so la montagna».Soddisfazione per i suc­ces­si. ormai sem­pre più «bla­sonati», del mar­rone dop; pazien­za e inter­ven­ti per i prob­le­mi che restano aper­ti. In ogni caso, fino a domeni­ca, giorno del­la fine del­la fes­ta del­la castagna nel capolu­o­go mon­te­baldino, res­ta aper­ta la mostra a Cà Montagna.Sono 30 pan­nel­li da 18 belle foto a col­ori l’uno, con tut­ti i rap­por­ti ambi­en­tali nelle quat­tro sta­gioni e fra ter­ri­to­rio, pae­sag­gio, sto­ria, esem­plari mon­u­men­tali (patri­archi del­la natu­ra anche di 800 anni), la pre­sen­za in sto­ria dell’arte, let­ter­atu­ra, filatelia, geografia, gas­trono­mia, liquore­ria, ecotipi, indus­trie con­serviere, meto­di di sta­gion­atu­ra e lavo­razione del frut­to e del leg­no, far­ma­cia (il tan­ni­no), car­bonaie, nel­la favolis­ti­ca e nell’etnografia. Uan rasseg­na da non perdere: per le Olimpia­di era in Cina, adesso va a Mont­pel­li­er in Fran­cia.

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